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domenica 9 luglio 2017

Diario di Luoghi e di Cieli - Maschere




Per quanto ti possa truccare, non puoi sfuggire alla tua ombra, che persino di notte traccia il tuo profilo, seguendoti ovunque. Persino la luce a volte è ingannevole.


Stasera siamo dei colori sordi che camminano tra il buio e il silenzioso bagliore dei lampioni.

Il mio cuore scalcia.
Punta il tacco e perfora l'anima.

Non respiri, scavi dentro di me.

Provi a rivestirti di bugie e chiacchiere, la confusione ti nasconde da te stesso
E nella nebbia dei tuoi pensieri ti sei perso e non vuoi ritrovarti,
ma non mi hai lasciato nell'oblio, segui i miei passi, mi vieni incontro e mi rapisci alla logica spazio tempo stringendomi, afferrandomi in questa immensa nuvola che ci avvolge.

Abbracciami. Prendimi.
Ti vedo, sei qui.
Non darmi spiegazioni inutili che noi ben conosciamo.

Sono finiti i giochi ma continuiamo a nasconderci da noi stessi. Da noi.
Togliti la maschera, lo sai, ti vedo. So chi sei.
Riconosco la materia del tuo viso, pelle o cartapesta, ridisegnarti non servirà a camuffare il tuo profilo e la tua storia.

Senti il respiro affannato dentro questa gabbia, vapore umido, condensa di paura gocciolano lente e silenziose,
In punta di piedi fuggono dai cancelli che sto distruggendo.
Fatti vedere, avvicinati a questa Luce.


Nella Luce della ragione, inutile ed essenziale.
Non illumina le mie azioni e non scalda il mio cuore.
Lambisce pagine vuote che scappano accartocciandosi
Per nascondere parole che non dette, nascoste, che rimarranno senza corpo fisico, senza inchiostro per delimitarle.

I miei occhi si perdono nelle tue voluttuose ombre e le mie parole bruciano nella lussuria delle loro danze.

Non c'é confine tra luce e oscurità.
Si chiamano, si cercano, si avvolgono.



Rimango incantata dai suoi bagliori, le fiamme riaccendono una parte di me che ha dormito per troppo tempo.

E ora sono in pasto al tempo, ai miei desideri affamati, a domande che sembrano senza risposta.
Vado avanti con una zavorra pesante in petto che non riesco ad estirparmi.

Quindi, chi sono davvero?
Vado a dormire con la mia essenza sgusciata, smascherata, nuda e pallida come verme o ogni mattina quando mi ridisegno torno a esistere? Maschere e scudi con spessori invisibili fuori e dentro la pelle.

Questo pensavo tornando a casa, percorrendo il vialetto con una pioggerellina battente come questi pensieri, abbeverandomi, respirandoli.
Mentre penso a tutto ciò, questo movimento interiore che si spegne improvvisamente guardandosi attorno.


Era tutto un sogno?

Come per i precedenti post, questa é la rielaborazione utilizzata per lo spettacolo omonimo del Blog.
Ph Chiara Rainer



domenica 12 febbraio 2017

Il tempo

Il tempo.

Amico, nemico, amante lascivo e irresistibile che rincorriamo per tutta la vita, amandolo, detestandolo ma sempre cercandolo.
E più è tuo e più lo lasci andare, più ti manca più lo brami.
Paghi per averlo, in continuazione, e più fugge.

Non c'è vincitore in questo gioco, ma qualche vittoria;
fare il nostro meglio per lasciare il segno, come sui volti un sorriso, dentro un'emozione.
Forse è questa la rivincita della caducità dell'esistenza:
l'eternità della bellezza.


sabato 3 settembre 2016

Dentro i miei vuoti: Non qui




Non qui.
Non ora.

Ti ho trovato, amato, respinto, odiato, riempito, nascosto, pianto, urlato.
Ma te ne sei rimasto li, a fissarmi. E ancora non ho capito chi sei, dove hai nascosto il cadavere.
Pensavo fossi Vuoto. Ti ho riempito con ciò che avevo, dolore e strazio.
Nascondendoti come potevo. Non potevo sentire il tuo eco.
Sollevo il velo e sotto vermi brulicanti come calde bugie.
Non fuggo stavolta. Terrorizzata dall'odore di morte che attanaglia il respiro e pesa sul petto, ma non scappo. Ti voglio vedere stavolta, voglio prenderti,
Sono crollate le mie certezze, i miei posti felici e cado nell'abisso senza potermici difendere.
Ce la farò lo stesso, sono qui, pronta.
Siamo al round finale. Combatterò e vincerò io stavolta non l'avrai vinta su di me, non mi farai più male.
Non so dove andare stanotte. Nella mia testa i pensieri di una vita, che non regge manco il corpo.
Dove vado?

Non qui.
Via. Da qualche parte.


Ritiro  sogni che vogliono parlarmi. Incubi che mi  inseguono celati nella notte, ma ne scorgo l'ombra oscura mentre Morfeo mi abbraccia poi mi scalcia via.


Non qui, non ora.
Un giorno, da qualche parte mi attende la felicità.

venerdì 12 agosto 2016

Un posto meraviglioso: l'Amore






Un viaggio in strade montuose, di notte. Con una macchina che ha i suoi anni, i suoi acciacchi, a metano quindi con ripresa lenta che fa fatica a salire, nonostante la buona volontà di premere l'acceleratore.
Nel mentre l'oscurità avvolge i percorsi sconosciuti incutendo un certo timore ancestrale, arriva la pioggia e la nebbia. Paradossale, ma insieme sembrano aver preso l'appuntamento proprio per me, per rendermi tutto ancora una volta difficile, con un retrogusto sadico nel metterti sempre i bastoni tra le ruote quando non lo fa la stanchezza della vita.
Eppure procedi, col batticuore che incede sui pensieri fino a dissolverli in un'adrenalina in cui paura e brama si fondono e non riesci a distinguerle, complice il buio e il navigatore razionale che ti fa prendere strade più impervie, perché pensa siano più brevi, ma più complicate.

Ci si sente piccoli e persi in questo nulla indefinito pieno di umidità e fumo.

Dove devo andare???
E' la strada giusta???

Me lo chiedo e non so bene come rispondermi. Nonostante tutto procedo, a piccoli passi, col cuore in mano.
Superando la mia naturale paura della vertigine, dell'infinito, della perdita dell'equilibrio.
Mi gira la testa e non ho riferimenti. Sono sola in questo nuovo scenario e, sebbene non so dove andare, procedo d'istinto.

Tante salite, curve strette e a gomito e penso che neanche le mie gomme sono nuove. Un catorcio rovinato dalle intemperie e dalla mia incuria, dalla mia decadente tendenza a sottovalutarmi.
Ma procedo.

Mi avvicino alla meta.

Esulto, ma ancora pochi passi, quelli più difficili mi separano dalla mia meta.
Una salita davvero ripida ma oltre c'é il mio obbiettivo.
La nebbia si dirada e ora lo vedo chiaramente. Lo fisso, lo punto, lo sento finalmente mio.
Con insolito slancio premo a tavoletta l'acceleratore e salgo in potenza. Cavalcando l'onda, mi si accende uno strano sorriso che sa di vittoria interiore. Qualcosa si é spezzato, qualcos'altro inonda il mio essere di una sensazione indescrivibile, che fluisce come le cascate di questi bellissimi posti.


Più salgo, più l'accelerazione rallenta, la ripresa pesante di un motore ferrugginoso e la naturale gravità che pare vincere.
Mi gira la testa, in un solo viaggio ho attraversato paure e ricordi nefasti sparsi qua e là. Ho puntato un luogo arroccato e nascosto per conquistarlo ma mi defilo in una viuzza che ho notato alla mia sinistra. Ho paura di non arrivarci in cima, faccio una sosta e trovo un altro rifugio che mi pare accogliente ma nasconde delle trappole. Ci entro comunque, con buone intenzioni, pensando che potrei anche sistemarmi in questo luogo, ma serpenti e altre bestie provano ad attaccarmi dopo qualche giorno. Avevo sentito dei rumori e degli indizi ma presa dall'entusiasmo non ho voluto vedere.

Esco malconcia ma piena di adrenalina per la corsa. Sento l'aria frizzantina e lo spettacolo delle luci a valle. La luce più forte risplende da una finestra sorridente più su, dove c'é Lui, il mio obbiettivo. Arriva il giorno, la luce morbida di una giornata lievemente uggiosa inonda delicatamente tutto il panorama e rivela una vista mozzafiato.
Che luoghi mi ha nascosto la notte, ma ha svelato i suoi bagliori nascosti.

Mi sono tarpata le ali da sola, ho avuto paura, mi sono ostinata a non voler vedere, a scappare, nascondermi, a fondermi nel buio, diventando l'abisso di me stessa.
Le nuvole sono ancora cariche, ma vogliono alleggerirsi. Non vogliono più nascondersi in fumose notti. Vogliono liberarsi, vogliono libertà. Vogliono volare, e io con esse.
Non ho più paura. L'istinto é la mia bussola, so dove devo andare e che non sarà facile, ma ora ho capito. Ora lo sento.
Qualche graffio e più matura riparto con una valigia di emozioni nuove e con un desiderio fortissimo di raggiungere la mia vetta.


Attendo di solcare le morbide onde argentee di questo posto meraviglioso, per ritrovarmi e perdermi nel suo marino e cristallino sguardo, nel suo sorridente abbraccio che mi avvolge l'anima... Sto arrivando, ti prenderò.

domenica 26 aprile 2015

All of me (Love yourself)






Per il mio percorso, questo è l'anno "All of me".
Perché sto dando tutta me stessa e perché sto imparando ad amare me stessa, ad abbassare le armi contro cose che in realtà attecchiscono ai miei conflitti interiori.
E' una canzone d'amore per il partner, ma provate a cantarla a voi stessi.

Amate tutto di voi?
Ogni vostra forma?  Ogni vostro limite?
Ogni perfetta imperfezione?


Date amore a voi stessi e al vostro corpo,

oltre tutte le etichette che vi appiccicano addosso, ricordandovi che prima di tutto questo a voi basta "Io SONO".

Parlare con sé stessi, aprirsi e ascoltarsi pare la cosa più banale ma é la più difficile perché significa capire, anche perdonare e perdonarsi perché il passato non si cambia, ma il presente é un grandissimo dono di consapevolezza che da gli strumenti per lavorarci.

E' doloroso e mai come in questo periodo lo sento, eppure non ne posso fare a meno, ho voglia di cambiare, di voltare alcune pagine. Il mettersi in discussione porta sempre un certo fastidio, un sentirsi in stabile, ma da frutti positivi. Chi rimane fermo, non solo non migliora ma resta indietro.
Io ci provo, col sorriso e la voglia di perdonarmi.

Buona vita a tutti.






lunedì 26 gennaio 2015

Un po'



Un po' desiderosa.
Un po' pensierosa.
Un po' abbacchiata.
Un po' rincuorata.
Un po' più sensibile.
Un po' più forte,
Si va avanti, un po' per volta, camminando miglia e miglia,
Perdendosi. Errando, per tornare alla strada maestra di partenza,
Con un po' più d'esperienza.
Va bene così.
Non siamo noi al centro dell'universo, 
Ma il nostro pensiero é al centro del nostro.


mercoledì 31 dicembre 2014

Buon percorso!

"Avere i piedi per terra" richiama l'idea di fermo, statico, immobile.
Dimentichiamo che la Terra gira, e noi con essa. Tutto é un equilibrio instabile, tutto si trasforma danzando ai rintocchi del tempo.

Ogni fine anno penso:
-cosa saluto e lascio alle mie spalle
-cosa mi ha donato il tempo trascorso, che porto con me nella valigia dell'esperienza, nel futuro
- i nuovi orizzonti che voglio raggiungere.

Tra le tante cose che mi porterò dietro, ci sono tante nuove belle persone che ho conosciuto o con cui ho lavorato, amici di lunga data che mi hanno offerto delle solide spalle e caldi abbracci. Una sensibilità e coscienza più matura, che mi ha fatto capire le cose positive da portare avanti e gli sbagli fatti, che per rimediare l'unica strada é continuare a camminare a passo deciso, cercando di diventare una persona migliore.

Auguro a tutti voi di mettere tanto in questa valigia emozionale e di proseguire sempre verso orizzonti avvincenti.

Un abbraccio ❤️🎊🎉✨✨✨✨

martedì 25 novembre 2014

Nuovi orizzonti, tornando alle origini.




Soundtrack: Terra mia

Ci sono giorni in cui non vedi nulla o intravedi l'orizzonte senza metterlo a fuoco, vagando nella nebbia delle insicurezze, forse indotte o forse innate.
Poi arriva una giornata come oggi, in cui vago senza meta, lasciandomi andare per il centro di Bologna scoprendo nuovi interni, nuovi angoli e affreschi.
Per le mie stanze interiori.
Tutto è apparso limpido abbracciando l'anima col respiro per poi cacciarla fuori con istinto ancestrale.
In un certo senso è proprio come tornare alle origini ma con passo deciso verso il futuro.
E via che si parte!!!
La ciliegina sulla torta di una settimana fantastica, piena di nuove idee, nuove uscite, nuovi inizi.
Grazie alle due fantastiche e frizzanti bionde Eleonora Bruni e mia cugina Antonella Caranese per la fantastica giornata di oggi.
Sono troppo felice.
Non vedo l'ora di rivedervi!
[Ps. Di solito non sono così, ma che ce volete fa'...so' 'mbriaca de felicità! (Bevuto troppo....ahaha ) ]
Grazie!




martedì 8 aprile 2014

Le nostre regole

Un terzo della nostra vita lo sprechiamo per imparare le regole, un'altro terzo per dimenticarle.

Il resto?

A creare le nostre!




sabato 7 dicembre 2013

Ancora

La Musica di "Ancora" di Einaudi, guida le parole


Clark Little, fotografo delle onde


Ancora qui a sognarti
Cavalcando le onde del tempo
Urlando nel vento i miei sogni

Ancora tenendoti per mano
Paziente ai tuoi ritardi
Ripetendoci che non sarà più
Non sarà, ancora.

E invece...

Ancora più forte di prima
Cavalchiamo le onde del tempo
E ridiamo divertiti dal destino
Che si beffa di noi
Del mancato coraggio di afferrarlo

Si ferma ad osservarci.

Ancora.

Ancora guardiana di questi attimi,
Ancora il mio sguardo scrive sulla tua pelle
Sospiri felici, ubriachi, pazzi
Singhiozza perdendosi tra le periferie dei ricordi
Ancora per mano....ancora ridendo...

Quanto ancora dovrò aspettare.

Questo treno che é partito
Che arriva e riparte in luoghi e orari sconosciuti
Ancora in viaggio,
Ancora in sospesi.

La fermata del respiro
In cui scendono gli sguardi e salgono gli affanni.

Ancora correndo,
In partenza verso nuovi fronti sconosciuti
Saluto i paesaggi che accarezzo con le lacrime

Ancora domandandomi
Dove stia andando
Se ti abbraccerò ancora

Questa onda che cavalcavamo singhiozza
Si sta fermando,

Si ripara dal ritmo umido di un cuore solitario
E nel silenzio va,
Ancora,
Cercando.



sabato 17 agosto 2013

Una canzone, infinite interpretazioni: Troy di Sinead O'Connor



Troy, di Sinead O'Connor del 1987.
É una canzone molto particolare sotto tanti punti di vista.
La durata di 7 minuti, molto lunga e rara per una canzone pop.
La forma fluida quanto discorsiva senza una vera e propria struttura con strofa e ritornelli etc. 
La grande dinamica e intensitá; man mano che procede prende ritmo e rabbia, la vocalitá passa da velata a urlata e persino distorta e la musica sostiene sempre di più con strumenti e volume.

Mi sono incuriosita e sono andata a cercare la storia di questa canzone.
Ho scoperto che qualche sito italiano la cita ma non parla della storia di questa song, per cui ho trovato informazioni su alcune interviste e annedoti sulla canzone in madrelingua.

Ascoltando o leggendo il testo, sembrerebbe scontato pensarla come una canzone d'amore, verso un uomo che ha un'altra donna ("Oh, does she love you /What do you want to do? /Does she need you like I do? / Do you love her? /Is she good for you? / Does she hold you like I do? ). In realtà con mia sopresa ho scoperto che parla della madre della cantautrice irlandese, da cui ha subito diversi abusi pesanti, anche sessuali.

Sono rimasta piuttosto shocckata sia dai particolari che ho letto che dalla mia diversa interpretazione, che non considero errata, ma diversa. É il bello di un'opera d'arte avere diversi punti di vista e diverse interpretazioni. Ognuno trae un suo significato.
Come autrice dei miei testi, cerco di fare in modo simile. Nelle mie canzoni metto stati d'animo, emozioni e pensieri, che si ispirano a situazioni vissute ma che possono essere lette in maniera diversa.
Questo é mettere (o cercare di mettere) l'essenza. I dettagli sono elaborati e immaginati da chi ascolta e per ognuno sono diversi. 
Una canzone, infiniti mondi.
L'arte é spettacolare!


___________________
Troy - traduzione italiana


Lo ricorderò
In un temporale di Dublino
Seduta lungo il prato d'estate
Riscaldandomi 

Lo ricorderò
Ogni notte inquieta
Eravamo cosi' giovani
Pensavamo che ogni cosa potessimo fare fosse giusta
Poi siamo partiti
Rapiti dai nostri tanti occhi
E mi ero chiesta dove fossi andato
Dimmi quando é morta la luce 

Ma risorgerai
Ritornerai
La fenice dalle ceneri
Imparerai
Risorgerai
Ritornerai
Essendo quello che sei
Non c'é altra Troy per te dove bruciare 

Non intendevo farti del male
Non intendevo dire certe cose che ho detto
Non avrei mai dovuto farti questo
La prossima volta terrò le mani a posto 

Oh, lei ti ama?
Che cosa vuoi fare?
Ha bisogno di te quanto ho bisogno io?
La ami?
E' buona con te?
Ti sostiene come faccio io?
Mi vuoi?
Dovrei lasciarti andare?
Lo so dici di volermi bene
Ma a volte mi chiedo se dovrei crederti

Oh, io ti amo
Dio, ti amo
Ucciderei un drago per te
Morirò
Ma risorgerò
E ritornerò
La fenice dalle ceneri
Ho imparato
Risorgerò
E mi vedrai tornare
Essendo quella che sono
Non c'é altra Troy per me dove bruciare
Ma avresti dovuto lasciare la luce accesa
Tu avresti dovuto lasciare la luce accesa
Non avrei dovuto riprovare
E tu non avresti mai dovuto sapere
E non avrei dovuto attirarti verso di me
E non avrei dovuto spingerti a riavvicinarti
Non avrei dovuto gridare
"No non posso lasciarti andare"
Che la porta non era chiusa
No non avrei dovuto spingerti verso di me
No non avrei dovuto baciare la tua faccia
Non avresti dovuto chiedermi di sostenerti
Se non fossimo stati la dove sappiamo
Ma io lo so che tu volevi che io ci fossi
Ogni sguardo che lanciavi mi diceva questo
Ma avresti dovuto lasciare la luce accesa
Tu avresti dovuto lasciare la luce accesa
E l'inferno sarebbe svanito
Ma tu stai ancora bruciando
Non fa differenza quello che dici
Sei ancora un bugiardo/a
Sei ancora un bugiardo/a
Sei ancora un bugiardo/a
______________________________
I'll remember it 
And Dublin in a rainstorm 
And sitting in the long grass in summer 
Keeping warm 
I'll remember it 
Every restless night 
We were so young then 
We thought that everything 
We could possibly do were the right 
Then we moved 
Stolen from our very eyes 
And I wondered where you went to 
Tell me when did the light die 
You will rise 
You'll return 
The phoenix from the flame 
You will learn 
You will rise 
You'll return 
Being what you are 
There is no other Troy 
For you to burn 

And I never meant to hurt you 
I swear I didn't mean 
Those things I said 
I never meant to do that to you 
Next time I'll keep my hands to myself instead 
Oh, does she love you 
What do you want to do? 
Does she need you like I do? 
Do you love her? 
Is she good for you? 
Does she hold you like I do? 

Do you want me? 
Should I leave? 
I know you're always telling me 
That you love me 
Just sometimes I wonder 
If I should believe 
Oh, I love you 
God, I love you 
I'd kill a dragon for you 
I'll die 
But I will rise 
And I will return 
The Phoenix from the flame 
I have learned 
I will rise 
And you'll see me return 
Being what I am 
There is no other Troy 
For me to burn 

And you should've left the light on 
You should've left the light on 
Then I wouldn't have tried 
And you'd never have known 
And I wouldn't have pulled you tighter 
No I wouldn't have pulled you close 
I wouldn't have screamed 
No I can't let you go 
And the door wasn't closed 
No I wouldn't have pulled you to me 
No I wouldn't have kissed your face 
You wouldn't have begged me to hold you 
If we hadn't been there in the first place 
Ah but I know you wanted me to be there oh oh 
Every look that you threw told me so 
But you should've left the light on 
You should've left the light on 
And the flames burned away 
But you're still spitting fire 
Make no difference what you say 
You're still a liar 
You're still a liar 
You're still a lawyer


venerdì 12 luglio 2013

Dentro i miei vuoti: Respiro

Luci dell'alba. Il sole é ancora lontano ma i suoi echi si cominciano a riflettere.
È da tanto tempo che non guardo la notte negli occhi, così profondamente, eppure già mi sfugge.

Ascolto la natura che mi parla in molteplici modi affacciata alla finestra a Nord che da sul giardino e su un vigneto e oltre ad esso, il campo, vuoto e silenzioso.
Mi sembra strano pensare che tempo fa ero nel punto in cui guardo ora. Pare di guardarmi attraverso il tempo.
Attraverso questa rete dinnanzi al mio volto che pare filtrare le ombre e il passato.

Il cielo, incurante, è pieno di pace.
Accarezza con la sua fresca brezza gli animi tormentati e dona requie a quelli stanchi e dubbiosi.
Tutto sembra eternamente congedarsi dal tempo che lentamente lambisce di luce anche gli ultimi lembi scuri.
È tutto così dolce che anche la notte sorride socchiudendo gli occhi e si accascia su un celato giaciglio celeste.

È tempo di andare prima che si accechino le illusioni e i fragili sogni vengano turbati rivelandosi, dissolvendosi.

A me rimane il suo oscuro sguardo e il suo ventoso respiro che ancora non svela i luoghi che avvolgerà.



Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali

mercoledì 10 luglio 2013

Dentro i miei vuoti: Intro

Il vuoto mi guarda
Il vuoto mi chiama nei miei sogni
Mi chiama. Insiste.
Non riesco a resistere.
Ha assorbito l'arcobaleno
Anestetizzato da fiori e spine
Il mio strazio pulsante giace esanime
Forse urla. Forse non più.
Il vuoto mi abbraccia
Mi porta a sé 
Sto annegando nel nulla
sgocciolando plasma incolore




Un ringraziamento particolare ad Alberto Grima che  ha gentilmente concesso di utilizzare alcune sue foto
Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali


Suoni, visioni, musica, mix di vite alla deriva alla ricerca di equilibri instabili.
Un'altra volta a errare in strade sconosciute. Imprevedibili.
Imprevedibili riscontri interiori.
Tante situazioni, diverse angolazioni e tanti panni che ho vestito e rivestito.
Alla fine in tutto questo trambusto, tra il correre e lottare, forse non ho sentito niente.
Forse non ho capito niente.
E quel poco che ho afferrato è che non si può giudicare. 
Siamo tutti figli del caso, della fortuna, di ciò che possiamo. 
Una folle corsa in macchina che nessuno sa come e dove finirà. 
Se investiremo qualcuno trascinandolo con noi nel nostro male di vivere, se ci scontreremo di faccia contro un muro di difficoltà.
Si va avanti e si cresce sempre, con quel cd e quei pensieri piantati nella nostra testa che diventano colonne sonore indimenticabili.

Quando si è piccoli, tutto questo baccano è lontano.
Curiosità e immaginazione lavorano a pieno ritmo.
Mi rivedo sul balcone,  vedendo le luci in lontananza della vicina discoteca, sognavo, fantasticavo sul mondo degli adulti, quelle visioni avevano un sapore magico...
Aspettavo con ansia il giorno in cui ne avrei fatto parte anch'io. 
Quanta impazienza!
Come se qualcuno stesse attendendo proprio me.
Questo qualcuno, chissà dov'era, magari proprio li, all'orizzonte, immerso in quelle luci, in quel brulicare di fumo, luci e corpi in movimento...

Aspettami...Sto arrivando..





"Ah! Finalmente una canzone italiana che non parla delle solite stronzate, cazzo!"
"Mamma mia Kennie, qualche volta puoi anche far riposare le parolacce e i santi,  maschiaccia!!" Mi rispondeva ridendo mio fratello prendendomi in giro e facendomi innervosire come solo i fratelli maggiori sanno fare.
"Ha parlato l'angioletto....!" e gli facevo la linguaccia correndo per la casa per non essere presa.

Dentro i miei vuoti.

Mi sembra passata una vita da quando la ascoltai la prima volta.

Sembra ti osservi, aspetti, cresca mentre ti scava dentro, per poi esitare....
Parole e suoni  che avvolgono in una maniera formidabile.

Partire con diffidenza

Un suono vibrante di chitarra a basso volume, in punta di piedi, isolato, alla timida ricerca di un riverbero accogliente mentre un oscuro rintocco di piano sgocciola l'atmosfera.

Esitazioni

Solenne come un orologio. 
Una voce metallica racconta.

Sciolte le diffidenze....

Arriva un ritmo soffuso e accattivante, scandisce lo scivolare sinuoso di tessuti, di corpi.
La voce segue, sussurrando prima...poi via via sempre più forte e più umana.

Non ci conoscevamo ancora, ma già parlava di me.

Di quella protagonista di un racconto sbagliato che fa cose sbagliate. 
Anche se, alla fine, esiste davvero il confine tra 'giusto' o 'sbagliato'? E' davvero così chiaro?
Chi ha ragione? Tutti. Nessuno. Cambia davvero qualcosa?
Seguo gli impulsi.
Condurranno Dentro i miei Vuoti. 
Dentro i vortici che hanno scavato le mie paure.
Dietro le arcate e le colonne delle mie convinzioni.

Due solitudini si attraggono
Due solitudini si avvolgono

Stasera viaggeremo insieme.
Impalcature spartitraffico, fari alonati blu monossido 


Due solitudini si attraggono: tu chi sei? 


Come due intrusi che sorvolano le tangenziali dell'intimità 

Fiutando diffidenze e affinità.

Resta qui! 


Da quanto siamo qua non chiederlo, 
Dalle finestre luci scorrono, 


Lenzuola stropicciate.....che ora è?  
Stai con me! 


Se c'è un motivo trovalo con me Senza ingranaggi senza chiedere perché. Dentro i miei vuoti puoi nasconderti, 


Le tue paure addormentale con me 


Se c'è un motivo. 

Due solitudini si avvolgono 

Due corpi estranei s'intrecciano 

Duemila esitazioni sbocciano 


Stai con me. 


Se c'è un motivo trovalo con me 
Senza ingranaggi senza chiedere perché 
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti, 
Se c'è un motivo trovalo con me. 
Senza ingranaggi senza chiedere perché 


Dentro i miei vuoti puoi nasconderti. 

Le tue paure addormentale con me..........
....................................................................Se c'è un motivo..............

martedì 21 maggio 2013

Il linguaggio della libertá : JAZZ

”... Non so se basta essere sé stessi...”

Pronunciai sorpresa questa frase in un contesto in cui le domande esitenziali sembravano fuori luogo.
Un giovedì mattina, a Bologna, dirante una lezione di canto Jazz.
Diana riesce sempre ad esprimere le cose con una chiarezza disarmante, che fa riflettere sul perché  e sul come le complichiamo, tanto da non riuscire ad esprimerle (a noi stessi, il più delle volte).

" Ma non senti com'é artificiale la tua voce? Cerca la tua tonalitá, quella in cui puoi esprimerti senza artificiositá.
Basta molto meno, molto meno. Non devi dimostrare niente a nessuno..canta quello che sei, se lo senti viene fuori. Non pensare a come devi impostare la voce, senti le note, le parole...raccontami una storia....”

Pazzesco....quest'ultima frase la rivolgo spesso ai miei allievi e poi mi ritrovo vittima della mia stessa deformazione-impostazione professionale.

”Voglio sentire Elisa (per la cronaca, è il mio nome vero) non una sua brutta imitazione!
Chet Baker non era un cantante, ma a lui non interessava, si metteva li, cantava, faceva il suo assolo e trasmetteva tantissimo. Lui come altri era semplicemente sé stesso. Nient' altro.”

Nella mia testa tornò a risuonare diverse volte una domanda che mi ponevo fino a poco tempo fa:
” Vuoi essere perfetta...o unica? ”

Le risposi come ho scritto all'inizio :
” Non so se basta essere sé stessi.... La competitivitá con sé stessi e con gli altri é alta... É un paradosso ma tornare alla semplicità é piú difficile...“

”  Lo so ma dobbiamo liberarci di questi vecchi pre-concetti. La tua voce é corposa, si sente, non c'é bisogno di calcare cosí tanto, fidati. Basta questo per far uscire la particolaritá della tua voce, non adattarti agli standard, togli la maschera.”

Ci ho riflettuto, ci rifletto e continueró a rifletterci.
A dirla tutta, non sono sicura che voglia togliermi la maschera....

Via via parlandone, ha tirato fuori il discorso del trucco/ maschera è mi mentalmente mi è passato davanti il post di questo blog in cui ne parlavo.

Mi é sembrato di aver parlato con la mia coscienza. 

Il jazz è la vita, un percorso imprevedibile ed emozionante e dopo anni di passetti incerti, comincia fluire qualcosa dentro di me....
È proprio un bisogno che bisogna espletare. Capisco ora quel musicista americano che, dopo un concerto alla domanda di Gino Paoli su come riuscisse a suonare così, rispose: ”just pissed off!” (L'ho solo pisciato fuori!). È un istinto ancestrale che si può reprimere o sfogare.



Settimana scorsa, mi arriva un sms di Diana che mi informa di un'iniziativa chiamata 'Jazz al Borgo' che si sarebbe tenuta il weekend successivo a Borgo Panigale, a pochi passi da Bologna con diversi workshop tra cui il suo e di John Taylor (http://it.wikipedia.org/wiki/John_Taylor_(pianista) )

Un fulmine a ciel sereno che mi ha fatto riorganizzare all'ultimo tutta la settimana, ma ne è valsa la pena. La cornice stupenda della natura dei colli bolognesi e dell'antica Villa Bernaroli che ha ospitato i laboratori. Tutto è stato denso, pieno, anche il pranzo in villa, preparato dai volontari del centro, dalla compagnia, dal concerto di Diana e John...io sono ancora emozionata di aver conosciuto una personalità come lui. Nonostante sia una pagina vivente e ridente del Jazz europeo, è una persona affabile, che con uno sguardo ti legge dentro e con l'ascolto sente anche i respiri che farai.
Ti precede, ti avvolge, ti conduce, ma quando è il momento ti scuote, ti sveglia, ti toglie la terra sotto i piedi per farti volare con la voce. È un'esperienza unica.
Non posso che ringraziare l'organizzatrice che ha messo anima e cuore in questa manifestazione, Veronica Farnararo, sperando e attendendo che si ripeti presto un'occasione così bella e formante.
Quando a volte sono perplessa dal sistema, pensare a persone come lei mi fa ancora credere che da qualche parte c'è ancora chi ha voglia di fare, chi ha voglia di portare bellezza e qualità.
Anche questa è una gran lezione di vita.

...una lezione di jazz diventa una lezione di vita...
 ...che ti insegna il linguaggio della libertà......

lunedì 29 aprile 2013

Naviganti della notte. Cassiopea.



Naviganti della notte senza riposo
dai pensieri che affrontano le proprie tempeste,
annegando nei propri riflessi.

Chissà dove ci guiderà questo vento.
Se le nuove acque saranno amiche dei nostri orizzonti
o li sommergeranno di illusioni,
non facendoci mai arrivare.

È ora del cambio guardia.
La coscienza sotto coperta e i sogni che mi guidano in posti sconosciuti.
La conquista nel ritrovarli all'alba, sulla terraferma.

Mi orienterò con le ultime stelle,
nascoste tra le pieghe del cielo degli ultimi lembi di notte.

Indicami la via, Cassiopea




lunedì 15 aprile 2013

Poesie Sparse: Aracne /Trame (2009)

Così come a volte casualmente si ritrovano i propri oggetti di cui non si ricordava nemmeno l'esistenza, capita in qualche recondito angolo virtuale di ritrovare poesie sparse. Per quanto siano crude e dirette, penso valga la pena raccoglierle. 


Conosci i ricami che intesse il destino,
il titolo del filo che si intreccia con ogni trama

Tanti e tanti colori,
anche i più sgargianti, tutti insieme, confusi
diventano una massa scura

Così è la trama della nostra vita,
che ci oscura sempre di più,
vestendo sempre più la notte

Poesie Sparse - Inverno (2009)

"E' più di una ripercussione dell'inverno sull'anima; è più del suo riverbero sulla percezione interiore. E' il consonare con l'intorno, col paesaggio, con le stagioni; è il sentirlo dentro, l'inverno.
A tal punto da viverlo come una visione, un sogno in cui tutto si trasfigura, cambia peculiarità... come quel verbo transitivizzato nel capoverso; come quel grido lanciato sottovoce, nel finale."

Angelo Baiunco


Il sonno lacrima i suoi spasmi
contorcendosi nei suoi cunicoli
mi celo nel buio
gradini che si aprono facendo perdere i miei passi....
Cercano un nuovo cammino nel nulla...

di nuovo una voce che rieccheggia nel vuoto,
e si chiede se esiste.

Un urlo,
una mano che disperata si aggrappa alle ombre della mia esistenza

Il freddo dentro di me
gelo che mi afferra insinuandosi nelle mie vene
E' inverno.....è inverno...


Poesie sparse - Terra

Così come a volte casualmente si ritrovano i propri oggetti di cui non si ricordava nemmeno l'esistenza, capita in qualche recondito angolo virtuale di ritrovare poesie sparse. Per quanto siano crude e dirette, penso valga la pena raccoglierle.

2009



Ucciso l'innocenza
con lo specchio affilato della rabbia
I miei rami sanguinano urla,
a fiotti ininterrotti piangenti.

Un ventre greve di bile
un velenoso fertilizzante
di un terreno che era coccolato dal sole.

Sete.
Cellule si dividono aride e stanche
Morte, spente.
Dormono?
Aspettano di diventare polvere sabbiosa?

Ti abbraccio, dormo su di te, piango con te, su di te.

Possano le mie lacrime
riempire le crepe, lenire le ferite
e possa tornare forte e vigorosa base
sotto ai miei piedi.

lunedì 11 marzo 2013

Fili

Siamo fili che compongono la trama della vita.
Alcuni più intrecciati, ingarbugliati, si perdono nella matassa.
Altri sono spessi e avvolgono, sostengono quelli piccoli,
altri corrono paralleli, non incontrandosi mai.

Sembrano inserirsi nel disegno imperfettamente equilibrato e colorato del mondo, sapendo dove andare, tessendo il futuro, scorrono, crescono, invecchiano sfilacciandosi sempre più con me.

Il mio, chissà dov'é e com'é.




sabato 23 febbraio 2013

Che fregatura diventare grandi!

”.... Te lo diró....Lo capirai quando sarai piú grande!"


Quando sei piccolo cresci piano, sembra che il tempo non passa mai.
I grandi ti ripetono quelle famose parole in cui nella tua testa risuona solo  'grande' e non vedi l'ora di crescere per raggiungere segreti ambitissimi e fare le cose 'da adulti', e nel frattempo li imiti per gioco, cercando di provare  un po' quella sensazione.

Davvero infinito il tempo....prima dei 18 anni.
Me lo avevano accennato, ma faticavo a crederci che dopo la (presunta) età della maturità sarebbe volato.
Ma dovevo fare anche un'altra scoperta...
ció che credevo una realtá rosa e fiori, era complicata e pesante, che tutti i punti di riferimento, tutto ció che credevo bianco o nero in realtá poteva sfaldarsi, avere altre forme, colori e sopratutto, infinite sfumature.

Ed é proprio questa la fregatura : piú divento grande piú vedo sfumature, piú capisco gli altri e comprendo che a volte non é colpa di nessuno e che ognuno gioca il proprio ruolo, che se avessi davanti l' Elisa appena ventenne le farei una bella ramanzina per come si é comportata a volte, che con la vita ci si sporca inesorabilmenteme perdendo quegli occhi scanzonati e allegri sul mondo, che la vita é complessa perché é una trama di tanti fili che spesso di annodano invece di farsi tessere.

....e gli esami non finiscono mai....ma almeno spero che buona parte di essi mi avvicinino alla laurea..!

Perché non esiste una formula soddisfatti o rimborsati?!
Voglio ancora quel tempo eterno, ingenuo, leggero....

Eeh....che fregatura diventare grandi!!!!