Ritratto di luoghi dell'anima e spazi aperti che abbracciano il cielo.
Di persone, di umanità, di stati d'animo, scatti emozionali di luci e ombre, di paesaggi umani e ruderi, bellezze e decadenze, terre desolate smosse e scosse da pensieri che d'inverno, con la neve, diventano soffici mari bianchi.
Segno la strada coi miei sassi e macigni, per procedere nel mio percorso attraverso questi boschi tortuosi, per rimanere presente a me stessa.
Questo è il mio viaggio. La mia storia.
Ti ho trovato, amato, respinto, odiato, riempito, nascosto, pianto, urlato.
Ma te ne sei rimasto li, a fissarmi. E ancora non ho capito chi sei, dove hai nascosto il cadavere.
Pensavo fossi Vuoto. Ti ho riempito con ciò che avevo, dolore e strazio.
Nascondendoti come potevo. Non potevo sentire il tuo eco.
Sollevo il velo e sotto vermi brulicanti come calde bugie.
Non fuggo stavolta. Terrorizzata dall'odore di morte che attanaglia il respiro e pesa sul petto, ma non scappo. Ti voglio vedere stavolta, voglio prenderti,
Sono crollate le mie certezze, i miei posti felici e cado nell'abisso senza potermici difendere.
Ce la farò lo stesso, sono qui, pronta.
Siamo al round finale. Combatterò e vincerò io stavolta non l'avrai vinta su di me, non mi farai più male.
Non so dove andare stanotte. Nella mia testa i pensieri di una vita, che non regge manco il corpo.
Dove vado?
Non qui.
Via. Da qualche parte.
Ritiro sogni che vogliono parlarmi. Incubi che mi inseguono celati nella notte, ma ne scorgo l'ombra oscura mentre Morfeo mi abbraccia poi mi scalcia via.
Non qui, non ora.
Un giorno, da qualche parte mi attende la felicità.
Ancora qui a sognarti
Cavalcando le onde del tempo
Urlando nel vento i miei sogni
Ancora tenendoti per mano
Paziente ai tuoi ritardi
Ripetendoci che non sarà più
Non sarà, ancora.
E invece...
Ancora più forte di prima
Cavalchiamo le onde del tempo
E ridiamo divertiti dal destino
Che si beffa di noi
Del mancato coraggio di afferrarlo
Si ferma ad osservarci.
Ancora.
Ancora guardiana di questi attimi,
Ancora il mio sguardo scrive sulla tua pelle
Sospiri felici, ubriachi, pazzi
Singhiozza perdendosi tra le periferie dei ricordi
Ancora per mano....ancora ridendo...
Quanto ancora dovrò aspettare.
Questo treno che é partito
Che arriva e riparte in luoghi e orari sconosciuti
Ancora in viaggio,
Ancora in sospesi.
La fermata del respiro
In cui scendono gli sguardi e salgono gli affanni.
Ancora correndo,
In partenza verso nuovi fronti sconosciuti
Saluto i paesaggi che accarezzo con le lacrime
Ancora domandandomi
Dove stia andando
Se ti abbraccerò ancora
Questa onda che cavalcavamo singhiozza
Si sta fermando,
Si ripara dal ritmo umido di un cuore solitario
E nel silenzio va,
Ancora,
Cercando.
Chissà chi o cosa aspetta silenziosamente quella panchina. Ha dato ristoro a fanciullesche corse, a viaggiatori distratti, ha fatto riposare speranze in attesa della prossima destinazione, ha ascoltato parole segrete, dolci e amare, fatto scivolare nel fiume tante gocce di ricordi, di sogni. Alcuni sono rimasti la', abbandonati da padroni troppo deboli, dimenticati dal tempo, in attesa eterna, non si sa di cosa, di compiersi, forse con un altro destino, con altri occhi. Altri invece sono stati portati via, in altri luoghi dell'anima. Altri ancora volano... Si sono avverati.
Sogni in cui domavo le onde del desiderio ,
in attimi e sussurri intensi, segreti.
Di nuovo ti ho sognato,
Di nuovo ti ho potuto parlare.
Sai plasmare con arte l'attesa.
il tuo arrivo improvviso,
portato dai moti perenni delle mie oniriche maree
che lambiscono, strappano il sabbioso pavimento delle certezze
che mi teneva in piedi.
Come goccia tenace che inesorabile ha scavato anche la roccia imperturbabile.
Non c'è materia, non vi è parte che possa resistere.
Più ti nascondo dai miei pensieri, più salti fuori quando meno me l'aspetto,
più non i nostri occhi non si incontrano,
più ci incontriamo in quella terra-nuvola di nessuno e di tutti,
al di là e al di sopra dell'orizzonte,
dove il respiro è talmente dolce e pulito da corrodere l'anima.
La tua presenza si muove imperturbabile tra le mancanze,
scivola sinuosa persino nelle tue assenze,
il mio desiderio cresce anche in questo Nulla,
senza luce, senza respiro, ma pieno di sospiri germoglia,
riecheggia rompendo il silenzio in me.
Il mio desiderio di incontrarti ancora, cresce.
Buio di una malinconica notte eterna.
Nella tua assenza ricamo stelle.
Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone reali sono puramente casuali
Stasera ci sará un'incredibile spettacolo naturale che capita soltanto una volta l'anno.... la LUNA ROSSA!
Luna Rossa...fenomeno davvero affascinante...
Ogni qual volta lo vedo o ne sento parlare, irrimediabilmente nella mia testa parte una voce che canta ” A Luna rossa me parla e' te....” dall'omonima canzone napoletana che ho amato fin da bambina. C'é un'altra bellissima e poetica canzone partenopea che cita la luna e che spesso mi viene in mente, ”Tu ca nun chiagne”. Ciò che hanno in comune, oltre alla lingua, é l'ambientazione notturna e l'invocazione alla Luna, che diventa senza volere ascoltatrice silenziosa e persino cruda interlocutrice di amori disperati e impossibili. Chissà come mai...forse perché di notte si sogna, forse perché il bagliore della Luna è così dolce,non aggressivo che diventa accogliente, comprensivo e le anime tormentate ripongono pensieri e speranze in essa. TU CA NUN CHIAGNE La canzone fu scritta da Libero Bovio, poeta, scrittore e giornalista che donerá le parole ad altre famosissime canzoni, e musicata da Ernesto De Curtis nel 1915. La canzone parla di un uomo che guarda il vesuvio (” a' muntagna”) di notte e mentre descrive dolcemente il paesaggio che gli si presenta dinnanzi (”sott' a' cuperta 'e chesta luna janca” = sotto la coperta di questa luna bianca) piange per un amore non corrisposto, invocando l'amata disperatamente. Comm'è bella 'a muntagna stanotte... bella accussí, nun ll'aggio vista maje! N'ánema pare, rassignata e stanca, sott''a cuperta 'e chesta luna janca... Tu ca nun chiagne e chiágnere mme faje, tu, stanotte, addó staje? Voglio a te! Voglio a te! Chist'uocchie te vonno, n'ata vota, vedé!
Comm'è calma 'a muntagna stanotte...
cchiù calma 'e mo, nun ll'aggio vista maje!
E tutto dorme, tutto dorme o more,
e i' sulo veglio, pecché veglia Ammore...
Tu ca nun chiagne e chiágnere mme faje,
tu, stanotte, addó staje?
Voglio a te!
Voglio a te!
Chist'uocchie te vonno,
n'ata vota, vedé!...
INTERPRETAZIONI FAMOSE Enrico Caruso,Giuni Russo,Mario Del Monaco,Giuseppe Di Stefano,Claudio Villa,Mina,Ferruccio Tagliavini,Mario Trevi,Massimo Ranieri,Luciano Pavarotti,José Carreras,Plácido Domingo,Mario Merola,Enzo Gragnaniello,Il Giardino dei Semplici,Roberto Murolo,Sal da Vinci, Andrea Bocelli,etc
Versione di Massimo Ranieri, 1974. Parte dal minuto 1’40”
A'LUNA ROSSA
Cambiamo periodo storico, siamo nel 1950. Paroliere Vincenzo De Crescenzo (nonno di Eduardo De Crescenzo) musicata da Antonio Vian. Fece successo in Italia e anche all'estero, anche Frank Sinatra omaggiò questa canzone con "Blushing Moon".Su Wikipedia é segnalata anche la cover di Ella Fitzgerald, ma non sono riuscita a trovarne traccia.
Anche in questa abbiamo un uomo che di notte gira per le strade di Napoli sperando di incontrare la propria amata. Si rivolge persino alla Luna chiedendo se riuscirá a incontrarla, ma lei risponde 'Qua non ci sta nessuna' ('ca nun ce sta nessuna')
Vaco distrattamente abbandunato...
Ll'uocchie sott''o cappiello annascunnute,
mane 'int''a sacca e bávero aizato...
Vaco siscanno ê stelle ca só' asciute...
Fischio.........................
E 'a luna rossa mme parla 'e te,
Io lle domando si aspiette a me,
e mme risponne: "Si 'o vvuó' sapé,
ccá nun ce sta nisciuna..."
E i' chiammo 'o nomme pe' te vedé,
ma, tutt''a gente ca parla 'e te,
risponne: "E' tarde che vuó' sapé?!
Ccá nun ce sta nisciuna!..."
Luna rossa,
chi mme sarrá sincera?
Luna rossa,
se n'è ghiuta ll'ata sera
senza mme vedé...
E io dico ancora ch'aspetta a me,
for''o barcone stanott'ê ttre,
e prega 'e Sante pe' mme vedé...
Ma nun ce sta nisciuna...
Mille e cchiù appuntamente aggio tenuto...
Tante e cchiù sigarette aggio appicciato...
Tanta tazze 'e café mme só' bevuto...
Mille vucchelle amare aggio vasato....
Fischio.........................
E 'a luna rossa mme parla 'e te...
INTERPRETAZIONI FAMOSE Frank Sinatra,George Dalaras,Claudio Villa,M'Barka Ben Taleb (versione in arabo),Mario Merola,Mario Trevi,Massimo Ranieri,Gabriella Ferri,Renato Carosone,Renzo Arbore e l'Orchestra Italiana,Mario Frangoulis,Carlo Buti,Eddy Napoli,Sergio Bruni,Roberto Murolo,Lucienne Delyle,Tony Martin,Josephine Baker,Luciano Tajoli,Franco Ricci,Mirna Doris,Mango,Noa,Caetano Veloso,Vic Damone etc etc..
La mia preferita é quella di Renzo Arbore e l'orchestra italiana
Ieri pareva un timido inizio, pochi flash nel dormiveglia.
La macchina non parte,
Morfeo con le sue braccia mi respinge
nel limbo.
Il cinema della mia anima non proietta più film,
Il buio è oscurità senza immagini luminose.
Non si vedono più nè speranze nè paure,
gli incubi che come pellicole apocalittiche animavano il mio interiore,
muovevano spettri, smuovevano demoni.
Cos'è un sognatore senza sogni?
Un artista senza arte.
Un cieco pittore monco.
Un musicista sordo, un cantante muto.
Un artista legato, ferito, soffocato, mutilato, deturpato.
Un albero senza linfa.
Dove sono i miei sogni?
Dove li ho messi?
Li ho traslocati nella mia incrollabile veglia.
Accendendo la luce li intravedo
tra mobili, pacchi e valigie.
Li vedo, insieme a cadaveri di persone, idee e progetti.
Non sogno più.
Agisco.
In attesa di ritrovare, un giorno, la mia valigia in un morbido e leggero giaciglio,
addormentandomi con essa, cavalcando le nuvole sorridendo,
sognando dolcemente.
Di nuovo.