Ritratto di luoghi dell'anima e spazi aperti che abbracciano il cielo.
Di persone, di umanità, di stati d'animo, scatti emozionali di luci e ombre, di paesaggi umani e ruderi, bellezze e decadenze, terre desolate smosse e scosse da pensieri che d'inverno, con la neve, diventano soffici mari bianchi.
Segno la strada coi miei sassi e macigni, per procedere nel mio percorso attraverso questi boschi tortuosi, per rimanere presente a me stessa.
Questo è il mio viaggio. La mia storia.
Red sky - Cielo rosso Fills my eyes - riempie i miei occhi Of broken lies - Di bugie violiate Until I’m full - Finché non sono piena Inside - Dentro Bloody word - Parole sanguinanti Writes the world - Che scrivono il mondo Dark reflection - Oscuro riflesso (di un) Red Sky - Cielo Rosso Red Sky Cielo Rosso Something in mind Qualcosa nella testa che Sometimes I find Qualche volta trovo Until I feel Finché non sento Inside Dentro Red Leaf - Rossa foglia Of dead September - di un Settembre morto I am closer to - Sono vicina ad un Red Sky - Cielo Rosso You feel it too - Lo senti anche tu
Red Sky - Cielo Rosso Is bleeding - sta sanguinando Heart is raining - Il cuore sta piovendo Inside - Dentro I hear the scream of angels - Sento le urla degli angeli While they’re fallin’ down - Mentre cadono Red Sky - Cielo Rosso You feel it too - Lo senti anche tu Red Sky, - Cielo Rosso Shine in my eyes! - Risplendi nei miei occhi Red Sky, Shine in my eyes! Red Sky , Flow inside! -Cielo rosso, fluisci dentro You feel it too - Lo senti anche tu Untill you feel Red Sky -Finché non senti il Cielo Rosso
"The end where I begin" é una canzone contenuta nell'album omonimo di debutto della band irlandese "The Script". Non é un singolo, l'ho ascoltata insieme a mia zia che é una gran fan della band. Mi era già piaciuta di questa band "Breakeven" e "We cry" ed ero curiosa di ascoltare l'intero disco che devo dire mi é piaciuto molto e , a parer mio, é il migliore finora.
La traccia numero 7, il brano in questione, mi sembrava di averla sentita, non so come. Stavo componendo un brano simile e mi é venuto un colpo al primo ascolto!
Questo brano mi piace molto. Lo definirei "propositivo" sia per il testo in cui personalmente mi ci vedo che per la ritmica che inizia molto debole per poi raggiungere un bel groove nella parte quasi finale. Da'il senso di spinta ed é rimarcato anche dal testo "move along, move along" (andare avanti).
Questi sincronismi tra testo,musica e ritmo mi danno l'impressione che sia molto sentito da parte degli autori.
La fine dove inizio
A volte le lacrime dicono tutto ciò che c'è da dire
a volte le tue prime cicatrici non saneranno mai
hai provato a spezzarmi il cuore
beh, si è spezzato
hai provato ad appendermi in alto
beh sono strozzato
volevi la pioggia su di me
beh sono bagnato fradicio
inzuppato nella pelle
è la fine dove inizio
è la fine dove inizio
a volte non impariamo dai nostri errori
a volte non abbiamo scelta se non quella di andarcene
hai provato a spezzarmi il cuore
beh, si è spezzato
hai provato ad appendermi in alto
beh sono strozzato
volevi la pioggia su di me
beh sono bagnato fradicio
inzuppato nella pelle
è la fine dove inizio
è la fine dove inizio
adesso sono vivo
e i miei fantasmi sono andati via
ho consumato tutto il mio dolore
ho provato ad andare avanti
la cura per un cuore è andare avanti
quindi andrò avanti
quel che non uccide un cuore
può solo renderti più forte
a volte non impariamo dai nostri errori
a volte non abbiamo scelta se non quella di andarcene
hai provato a spezzarmi il cuore
beh, si è spezzato
hai provato ad appendermi in alto
beh sono strozzato
volevi la pioggia su di me
beh sono bagnato fradicio
inzuppato nella pelle
è la fine dove inizio
è la fine dove inizio
a volte non impariamo dai nostri errori
a volte non abbiamo scelta se non quella di andarcene
É una canzone molto particolare sotto tanti punti di vista.
La durata di 7 minuti, molto lunga e rara per una canzone pop.
La forma fluida quanto discorsiva senza una vera e propria struttura con strofa e ritornelli etc.
La grande dinamica e intensitá; man mano che procede prende ritmo e rabbia, la vocalitá passa da velata a urlata e persino distorta e la musica sostiene sempre di più con strumenti e volume.
Mi sono incuriosita e sono andata a cercare la storia di questa canzone.
Ho scoperto che qualche sito italiano la cita ma non parla della storia di questa song, per cui ho trovato informazioni su alcune interviste e annedoti sulla canzone in madrelingua.
Ascoltando o leggendo il testo, sembrerebbe scontato pensarla come una canzone d'amore, verso un uomo che ha un'altra donna ("Oh, does she love you /What do you want to do? /Does she need you like I do? / Do you love her? /Is she good for you? / Does she hold you like I do? ). In realtà con mia sopresa ho scoperto che parla della madre della cantautrice irlandese, da cui ha subito diversi abusi pesanti, anche sessuali.
Sono rimasta piuttosto shocckata sia dai particolari che ho letto che dalla mia diversa interpretazione, che non considero errata, ma diversa. É il bello di un'opera d'arte avere diversi punti di vista e diverse interpretazioni. Ognuno trae un suo significato.
Come autrice dei miei testi, cerco di fare in modo simile. Nelle mie canzoni metto stati d'animo, emozioni e pensieri, che si ispirano a situazioni vissute ma che possono essere lette in maniera diversa.
Questo é mettere (o cercare di mettere) l'essenza. I dettagli sono elaborati e immaginati da chi ascolta e per ognuno sono diversi.
Una canzone, infiniti mondi.
L'arte é spettacolare!
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Troy - traduzione italiana
Lo ricorderò In un temporale di Dublino Seduta lungo il prato d'estate Riscaldandomi
Lo ricorderò Ogni notte inquieta Eravamo cosi' giovani Pensavamo che ogni cosa potessimo fare fosse giusta Poi siamo partiti Rapiti dai nostri tanti occhi E mi ero chiesta dove fossi andato Dimmi quando é morta la luce
Ma risorgerai Ritornerai La fenice dalle ceneri Imparerai Risorgerai Ritornerai Essendo quello che sei Non c'é altra Troy per te dove bruciare
Non intendevo farti del male Non intendevo dire certe cose che ho detto Non avrei mai dovuto farti questo La prossima volta terrò le mani a posto
Oh, lei ti ama? Che cosa vuoi fare? Ha bisogno di te quanto ho bisogno io? La ami? E' buona con te? Ti sostiene come faccio io? Mi vuoi? Dovrei lasciarti andare? Lo so dici di volermi bene Ma a volte mi chiedo se dovrei crederti
Oh, io ti amo Dio, ti amo Ucciderei un drago per te Morirò Ma risorgerò E ritornerò La fenice dalle ceneri Ho imparato Risorgerò E mi vedrai tornare Essendo quella che sono Non c'é altra Troy per me dove bruciare Ma avresti dovuto lasciare la luce accesa Tu avresti dovuto lasciare la luce accesa Non avrei dovuto riprovare E tu non avresti mai dovuto sapere E non avrei dovuto attirarti verso di me E non avrei dovuto spingerti a riavvicinarti Non avrei dovuto gridare "No non posso lasciarti andare" Che la porta non era chiusa No non avrei dovuto spingerti verso di me No non avrei dovuto baciare la tua faccia Non avresti dovuto chiedermi di sostenerti Se non fossimo stati la dove sappiamo Ma io lo so che tu volevi che io ci fossi Ogni sguardo che lanciavi mi diceva questo Ma avresti dovuto lasciare la luce accesa Tu avresti dovuto lasciare la luce accesa E l'inferno sarebbe svanito Ma tu stai ancora bruciando Non fa differenza quello che dici Sei ancora un bugiardo/a Sei ancora un bugiardo/a Sei ancora un bugiardo/a
Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali
Se c'è un motivo trovalo con me
Senza ingranaggi senza chiedere perché.
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti.
Due solitudini si attraggono: tu chi sei?
Ancora vuoi sapere chi sono? I dettagli inutili rovinano il fascino, non lo sai...?
Siamo due solitudini che si attraggono.
Ecco chi siamo. Cosa siamo.
”Piuttosto sai cosa sono per te? Sicuro di sapere cosa stai cercando...?”
”Direi di si, un'amica con cui condividere dei bei momenti, che mi ascolti e che possa ascoltare a mia volta...In fondo non ho bisogno di altro...”
I suoi occhi si fanno grandi, teneri. Emana una grandissima dolcezza e comprendo che cerca in realtà qualcosa di più, che urla sensualmente il suo sguardo.
Gli sorrido vezzosamente ” Mmh , riesco a vederti e vedermici attraverso i tuoi occhi sai?
Sta attento, non affezionarti troppo a me..." e aggiungo tra me e me "Non innamorarti di me” ridendo per smorzare le mie parole un po' supponenti.
”Chiara sei proprio sicura di te monella, vero?!” Sorrise a sua volta facendo un'espressione che pareva dire "Poi vediamo furbetta!".
Rimasi sorpresa nel sentire da lui il mio vero nome, poggiato e plasmato dalle sue labbra e dalla sua voce esce in modo eccitante come non ho mai sentito prima.
”So il fatto mio. E tu oltre a voler sapere i miei, cosa sai di te?”
Non sapevo come rispondere. Avevo giocato tanto a intercettare sguardi e intenzioni, ma in fondo non mi conoscevo abbastanza io stessa.
Sarà il mio lavoro, lo scrivere , l'osservare, il sentirmi un po' strega e sensitiva, come molti amici dicono. Penso di parlare troppo quando dovrei centellinare le parole e viceversa quando dovrei esprimermi non lo faccio. Ma col tempo ho imparato a parlare poco, ma andare dritto al punto, tanto alle volte da diventare ariete da sfondamento e fare male.
Tengo tutto distante da me per non farmi male. Non te lo dirò perché in questo momento non ne sono consapevole, ma é per questo che potresti avvertirmi distante.
”Sembri disinteressata, fredda, distaccata ma mi ascolti attentamente. Capti anche i sospiri dell'anima. Ora mi guardi con quei tuoi grandi occhi, ma alle volte non mi guardi, come quando facciamo l'amore, eppure ti sento presente. Come fai? Come fai a capirmi??”
Giro lo sguardo, guardandolo pienamente negli occhi. ”Semplice. Non ti guardo. Ti vedo. I tuoi occhi dicono più delle tue parole e dei tuoi silenzi, sai?”
”Davvero?” E sorrise. ”Sei speciale!” Mi strinse.
"Ti vedo anche quando non sembra ti stia osservando. Lo faccio un po' di nascosto a volte.."
In realtà son talmente timida che non ammetto la mia timidezza nel guardarlo.
Mi guardo nei suoi occhi e mi vedo, mi sento bellissima, donna, sinuosa, coccolata. Un'immagine che quasi fatico a credere sia mia. Una sensazione talmente bella che quasi ne ho paura.
Il suo modo di fare, in quello che dice, che fa, come mi tocca, come mi prende fisicamente e mentalmente, mi fa sentire desiderata, col corpo interamente vibrante di attesa e piacere.
Pienamente Donna. E' la prima volta che mi sento così.
Dice fare "l'amore" che sta cadendo sempre più in disuso. Eppure nessuno mai come questi termini possono definire al meglio la forza -"fare"- e la dolcezza, il romanticismo della parola "amore". Un equilibrio sublime.
Quel sublime romantico di accezione ottocentesca, di fronte alle tempeste e ai fenomeni naturali impetuosi che suscitano meraviglia e anche inquietudine.
Meraviglia e inquietudine.
Carpivo di nascosto, nascondendo la mia timidezza, quegli occhi grandi che spuntavano da un profilo completamente glabro, mi guardavano compiaciuto e domandavano diretti. Uno sguardo intelligente, malizioso e pungente che sapeva dove mirare
Meraviglia e inquietudine.
Scosse la testa come per chiedermi come mai lo fissassi in quella maniera.
Presi uno specchio che avevo sul comodino di fianco al letto e glielo porsi
”Sai, dovresti proprio parlarci coi tuoi occhi. Sanno tante cose, possono raccontarti più di ciò che sai, più di ciò che credi, che pensi di sapere. Parlaci, parla con te stesso”.
Afferrò quel vetro e si guardò.
”Non so come fai ma riesci a colmare i miei vuoti... Sono qui con te e mi stai dando tutto questo..." poi si voltò verso di me "Cosa ho fatto per meritarmelo...?”
Se c'è un motivo trovalo con me
Senza ingranaggi senza chiedere perché.
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti. ”Sincerità. Questo voglio, questo cerco. Non voglio finti Dei della perfezione. Voglio persone vere, imperfette. imperfette di realtà, di vissuto, di dolore. Indossiamo già troppe maschere nelle abituali botteghe delle ipocrisie. Ti sei mostrato a me come sei. Grande e indifeso, toro ferito da corride e matador che in parte hai scelto anche tu. Forse per leggerezza, forse per immaturità e paura.” Guardò in basso con un espressione che annuiva a ciò che dicevo. Continuai ”Non conosco la tua storia e non voglio saperlo, viviamo il presente questo importa, ma sono sicura che hai una gran forza da qualche parte, vedo quel fuoco nei tuoi occhi..quel fuoco ora sopito. Riaccendilo prima che sia tardi. Prima che il tempo e il rimorso lo divori completamente nell'abisso del nulla...”
Con un respiro cupo disse ” Lo sta già divorando...ma tu sei la mia cura, lenisci le mie ferite..”
Due solitudini si avvolgono
Due corpi estranei s'intrecciano
Duemila esitazioni sbocciano
Stai con me!
Svanirò, forse già fra poche ore. La luce mi porterà via.
Non pensarci. Voglio godermi questi attimi con te perché so mi custodirai gelosamente dentro di te. Lo farò anch'io, anche quando crederai ti abbia dimenticato. Godiamoci, respiriamoci questa polvere di stelle.
Un ringraziamento particolare ad Alberto Grima che ha gentilmente concesso di utilizzare alcune sue foto
Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali
Suoni, visioni, musica, mix di vite alla deriva alla ricerca di equilibri instabili.
Un'altra volta a errare in strade sconosciute. Imprevedibili.
Imprevedibili riscontri interiori.
Tante situazioni, diverse angolazioni e tanti panni che ho vestito e rivestito.
Alla fine in tutto questo trambusto, tra il correre e lottare, forse non ho sentito niente.
Forse non ho capito niente.
E quel poco che ho afferrato è che non si può giudicare.
Siamo tutti figli del caso, della fortuna, di ciò che possiamo.
Una folle corsa in macchina che nessuno sa come e dove finirà.
Se investiremo qualcuno trascinandolo con noi nel nostro male di vivere, se ci scontreremo di faccia contro un muro di difficoltà.
Si va avanti e si cresce sempre, con quel cd e quei pensieri piantati nella nostra testa che diventano colonne sonore indimenticabili.
Quando si è piccoli, tutto questo baccano è lontano.
Curiosità e immaginazione lavorano a pieno ritmo.
Mi rivedo sul balcone, vedendo le luci in lontananza della vicina discoteca, sognavo, fantasticavo sul mondo degli adulti, quelle visioni avevano un sapore magico... Aspettavo con ansia il giorno in cui ne avrei fatto parte anch'io.
Quanta impazienza!
Come se qualcuno stesse attendendo proprio me. Questo qualcuno, chissà dov'era, magari proprio li, all'orizzonte, immerso in quelle luci, in quel brulicare di fumo, luci e corpi in movimento... Aspettami...Sto arrivando..
"Ah! Finalmente una canzone italiana che non parla delle solite stronzate, cazzo!"
"Mamma mia Kennie, qualche volta puoi anche far riposare le parolacce e i santi, maschiaccia!!" Mi rispondeva ridendo mio fratello prendendomi in giro e facendomi innervosire come solo i fratelli maggiori sanno fare.
"Ha parlato l'angioletto....!" e gli facevo la linguaccia correndo per la casa per non essere presa.
Dentro i miei vuoti.
Mi sembra passata una vita da quando la ascoltai la prima volta.
Sembra ti osservi, aspetti, cresca mentre ti scava dentro, per poi esitare....
Parole e suoni che avvolgono in una maniera formidabile.
Partire con diffidenza Un suono vibrante di chitarra a basso volume, in punta di piedi, isolato, alla timida ricerca di un riverbero accogliente mentre un oscuro rintocco di piano sgocciola l'atmosfera. Esitazioni
Solenne come un orologio.
Una voce metallica racconta.
Sciolte le diffidenze....
Arriva un ritmo soffuso e accattivante, scandisce lo scivolare sinuoso di tessuti, di corpi. La voce segue, sussurrando prima...poi via via sempre più forte e più umana.
Non ci conoscevamo ancora, ma già parlava di me.
Di quella protagonista di un racconto sbagliato che fa cose sbagliate.
Anche se, alla fine, esiste davvero il confine tra 'giusto' o 'sbagliato'? E' davvero così chiaro?
Chi ha ragione? Tutti. Nessuno. Cambia davvero qualcosa?
Seguo gli impulsi.
Condurranno Dentro i miei Vuoti.
Dentro i vortici che hanno scavato le mie paure.
Dietro le arcate e le colonne delle mie convinzioni.
Due solitudini si attraggono
Due solitudini si avvolgono
Stasera viaggeremo insieme.
Impalcature spartitraffico, fari alonati blu monossido
Due solitudini si attraggono: tu chi sei?
Come due intrusi che sorvolano le tangenziali dell'intimità
Fiutando diffidenze e affinità.
Resta qui!
Da quanto siamo qua non chiederlo,
Dalle finestre luci scorrono,
Lenzuola stropicciate.....che ora è?
Stai con me!
Se c'è un motivo trovalo con me Senza ingranaggi senza chiedere perché. Dentro i miei vuoti puoi nasconderti,
Le tue paure addormentale con me
Se c'è un motivo.
Due solitudini si avvolgono
Due corpi estranei s'intrecciano
Duemila esitazioni sbocciano
Stai con me.
Se c'è un motivo trovalo con me
Senza ingranaggi senza chiedere perché
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti,
Se c'è un motivo trovalo con me.
Senza ingranaggi senza chiedere perché
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti.
Le tue paure addormentale con me..........
....................................................................Se c'è un motivo..............
Stasera ci sará un'incredibile spettacolo naturale che capita soltanto una volta l'anno.... la LUNA ROSSA!
Luna Rossa...fenomeno davvero affascinante...
Ogni qual volta lo vedo o ne sento parlare, irrimediabilmente nella mia testa parte una voce che canta ” A Luna rossa me parla e' te....” dall'omonima canzone napoletana che ho amato fin da bambina. C'é un'altra bellissima e poetica canzone partenopea che cita la luna e che spesso mi viene in mente, ”Tu ca nun chiagne”. Ciò che hanno in comune, oltre alla lingua, é l'ambientazione notturna e l'invocazione alla Luna, che diventa senza volere ascoltatrice silenziosa e persino cruda interlocutrice di amori disperati e impossibili. Chissà come mai...forse perché di notte si sogna, forse perché il bagliore della Luna è così dolce,non aggressivo che diventa accogliente, comprensivo e le anime tormentate ripongono pensieri e speranze in essa. TU CA NUN CHIAGNE La canzone fu scritta da Libero Bovio, poeta, scrittore e giornalista che donerá le parole ad altre famosissime canzoni, e musicata da Ernesto De Curtis nel 1915. La canzone parla di un uomo che guarda il vesuvio (” a' muntagna”) di notte e mentre descrive dolcemente il paesaggio che gli si presenta dinnanzi (”sott' a' cuperta 'e chesta luna janca” = sotto la coperta di questa luna bianca) piange per un amore non corrisposto, invocando l'amata disperatamente. Comm'è bella 'a muntagna stanotte... bella accussí, nun ll'aggio vista maje! N'ánema pare, rassignata e stanca, sott''a cuperta 'e chesta luna janca... Tu ca nun chiagne e chiágnere mme faje, tu, stanotte, addó staje? Voglio a te! Voglio a te! Chist'uocchie te vonno, n'ata vota, vedé!
Comm'è calma 'a muntagna stanotte...
cchiù calma 'e mo, nun ll'aggio vista maje!
E tutto dorme, tutto dorme o more,
e i' sulo veglio, pecché veglia Ammore...
Tu ca nun chiagne e chiágnere mme faje,
tu, stanotte, addó staje?
Voglio a te!
Voglio a te!
Chist'uocchie te vonno,
n'ata vota, vedé!...
INTERPRETAZIONI FAMOSE Enrico Caruso,Giuni Russo,Mario Del Monaco,Giuseppe Di Stefano,Claudio Villa,Mina,Ferruccio Tagliavini,Mario Trevi,Massimo Ranieri,Luciano Pavarotti,José Carreras,Plácido Domingo,Mario Merola,Enzo Gragnaniello,Il Giardino dei Semplici,Roberto Murolo,Sal da Vinci, Andrea Bocelli,etc
Versione di Massimo Ranieri, 1974. Parte dal minuto 1’40”
A'LUNA ROSSA
Cambiamo periodo storico, siamo nel 1950. Paroliere Vincenzo De Crescenzo (nonno di Eduardo De Crescenzo) musicata da Antonio Vian. Fece successo in Italia e anche all'estero, anche Frank Sinatra omaggiò questa canzone con "Blushing Moon".Su Wikipedia é segnalata anche la cover di Ella Fitzgerald, ma non sono riuscita a trovarne traccia.
Anche in questa abbiamo un uomo che di notte gira per le strade di Napoli sperando di incontrare la propria amata. Si rivolge persino alla Luna chiedendo se riuscirá a incontrarla, ma lei risponde 'Qua non ci sta nessuna' ('ca nun ce sta nessuna')
Vaco distrattamente abbandunato...
Ll'uocchie sott''o cappiello annascunnute,
mane 'int''a sacca e bávero aizato...
Vaco siscanno ê stelle ca só' asciute...
Fischio.........................
E 'a luna rossa mme parla 'e te,
Io lle domando si aspiette a me,
e mme risponne: "Si 'o vvuó' sapé,
ccá nun ce sta nisciuna..."
E i' chiammo 'o nomme pe' te vedé,
ma, tutt''a gente ca parla 'e te,
risponne: "E' tarde che vuó' sapé?!
Ccá nun ce sta nisciuna!..."
Luna rossa,
chi mme sarrá sincera?
Luna rossa,
se n'è ghiuta ll'ata sera
senza mme vedé...
E io dico ancora ch'aspetta a me,
for''o barcone stanott'ê ttre,
e prega 'e Sante pe' mme vedé...
Ma nun ce sta nisciuna...
Mille e cchiù appuntamente aggio tenuto...
Tante e cchiù sigarette aggio appicciato...
Tanta tazze 'e café mme só' bevuto...
Mille vucchelle amare aggio vasato....
Fischio.........................
E 'a luna rossa mme parla 'e te...
INTERPRETAZIONI FAMOSE Frank Sinatra,George Dalaras,Claudio Villa,M'Barka Ben Taleb (versione in arabo),Mario Merola,Mario Trevi,Massimo Ranieri,Gabriella Ferri,Renato Carosone,Renzo Arbore e l'Orchestra Italiana,Mario Frangoulis,Carlo Buti,Eddy Napoli,Sergio Bruni,Roberto Murolo,Lucienne Delyle,Tony Martin,Josephine Baker,Luciano Tajoli,Franco Ricci,Mirna Doris,Mango,Noa,Caetano Veloso,Vic Damone etc etc..
La mia preferita é quella di Renzo Arbore e l'orchestra italiana
Prendo delle cose dal garage e do un'occhiata alla facciata della casa.
La vite che ci ha donato gli ultimi grappoli d'uva piano piano si spegne.
Non sa che staccheremo la spina e che quando arriverà l'estate di nuovo, non la troverà più adagiata sulla nostra casa, anzi a dirla tutta non credo troverà più manco la casa.
Sulla porta intravedo l'ordinanza arrivata, manco a farlo apposta, il 14 settembre, il giorno prima del Rock Shock. Si chiude la porta quando si apre la nuova.
Vedo un puntino arancione sotto il foglio.
Mi avvicino. É un fiore!?!!! Sorpresa, mi domando cosa ci faccia un proprio li, dopo aver pensato che fosse uno scherzo, concludo che possa essere stata mia madre e lo continuo ad osservare.
"Ho voluto mettere un fiore, una nota di colore e di allegria, per spezzare la tristezza" mi avrebbe detto poi mia madre. "Un po' come fosse un fiore su una tomba, per qualcosa che c'è stato e non sarà più...” Abbassiamo entrambe la testa e dopo qualche minuto cambio discorso.
Noto il cesto della nostra uva e ne prendo un grappolo. Lo guardo tristemente e lo mangio chicco per chicco. Rimasto l'ultimo lo coccolo un po' tra le mani.
Chiudo gli occhi; il suo sapore e il suo profumo mi traghettano nel mare dei ricordi.
Apro occhi e ancora vivida l'immagine della porta della vecchia dimora mi fa pensare.
Non c'è un fiore qualsiasi. C'è un girasole.
Coincidenza o sensazione, una canzone che scrissi tempo fa "Sunflower" sembra si ricolleghi a questo momento, suonando quasi come un epitaffio....
La mia infanzia se ne è andata definitivamente. Portando con se' anche la mia dolce nonnina dagli occhi del cielo.
Sunflower dolce canto che si rompe dalla pioggia degli occhi. Che aspetta paziente la fine del temporale per guardare fiducioso in un nuovo sole.
Girasole, apri il tuo occhio Sorriso di luce per me Guidami verso il Sole Che non riesco a trovare Sono cieca Girasole, portami verso la Luce Attraverso questa infinita notte Dammi una ragione per piangere Accarezzata dai petali del cielo Girasole, affronti la notte Col tuo sorridente brillante sguardo Vedi attraverso il velo del tempo Attraverso le mie ombre interiori Guarda il mio sole dentro… Girasole, portami verso la Luce In questa guerra che dovrò combattere Dammi una ragione per sorridere Dammi i tuoi petali Così che possa volare… Non c’è nessuno che ascolti… Nessuno che ascolti questo suono Non c'è nessuno che ascolti....Nessuno che ascolti Eccolo, colui che ascolta il suono del cuore Eccolo colui che ascolta il suono del mio blues Girasole, afferra la mia mano, Attraverso il mondo che non riesco a comprendere Dammi una ragione per sorridere Dammi i tuoi petali così che possa volare......Lontano.... (Lontano....Un giorno.. ........Lontano.......)