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venerdì 12 luglio 2013

Dentro i miei vuoti: Respiro

Luci dell'alba. Il sole é ancora lontano ma i suoi echi si cominciano a riflettere.
È da tanto tempo che non guardo la notte negli occhi, così profondamente, eppure già mi sfugge.

Ascolto la natura che mi parla in molteplici modi affacciata alla finestra a Nord che da sul giardino e su un vigneto e oltre ad esso, il campo, vuoto e silenzioso.
Mi sembra strano pensare che tempo fa ero nel punto in cui guardo ora. Pare di guardarmi attraverso il tempo.
Attraverso questa rete dinnanzi al mio volto che pare filtrare le ombre e il passato.

Il cielo, incurante, è pieno di pace.
Accarezza con la sua fresca brezza gli animi tormentati e dona requie a quelli stanchi e dubbiosi.
Tutto sembra eternamente congedarsi dal tempo che lentamente lambisce di luce anche gli ultimi lembi scuri.
È tutto così dolce che anche la notte sorride socchiudendo gli occhi e si accascia su un celato giaciglio celeste.

È tempo di andare prima che si accechino le illusioni e i fragili sogni vengano turbati rivelandosi, dissolvendosi.

A me rimane il suo oscuro sguardo e il suo ventoso respiro che ancora non svela i luoghi che avvolgerà.



Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali

martedì 21 agosto 2012

La finestra del vuoto: la cornice dell'oblio


gentilmente concesso da Michele  Filoscia  



Le strade in cui passo ogni giorno son cambiate. Eppure, dopo mesi che ci passi e ripassi, a piedi, in macchina, un po' ti abitui all' ineluttabile e un po' ti sfugge lo sguardo che inevitabilmente ti intristisce.
Quando passano i miei amici, tutte le volte vengono sorpresi dal paesaggio e commentano "ma guarda quella, e questa! Che tristezza!" e io che oramai non ci faccio più caso, mi stupisco della loro sorpresa ma sono ancora più stupita di non stupirmi più...!

Ci si abitua proprio a tutto.

Ci sono molte demolizioni e il paesaggio si evolve velocemente.
Passando in macchina, mentre facevano i lavori, ho intravisto per pochi secondi tra macerie e resti,
una finestra, vuota, sventrata e le pareti morse dalle ruspe, che avevano lasciato come torsolo la parte centrale del muro con questa apertura in alto, che corrispondeva al primo piano.


"...una finestra sul vuoto, cornice dell'oblio..." ho pensato tristemente.
Ho avuto una stretta al cuore pensando che a casa mia il pavimento del primo piano si sta staccando dal muro e hanno staccato l'acqua, gas e elettricità.
Può essere difficile da comprendere e forse è anche stupido, ma quando sentii che dovevano togliere l'acqua riecheggiava nell mia mente come l'eutanasia alla casa morente.
Una dimora viva a cui piano piano hanno tolto la vita, prima i suoi abitanti, poi l'energia e infine la linfa, l'acqua.
Mi ha evocato brutti ricordi. Pensare a chi addirittura doveva massacrarne il corpo per demolirla, mi ha riempito ancor più di dolore.
Quella finestra, accasciata su se stessa, che ha raccolto sguardi felici, i baci del sole, le coccole della notte, il volo primaverile delle rondini, l'estate leggera sui campi e le soffici onde di neve-panna, ora guarda sé stessa accartocciarsi sulle proprie ginocchia sanguinanti, senza forza per reagire da tanto che è provata....ma è ancora li. Forse saluta, prima di congedarsi per sempre.
"Noi forse riusciremo a farla 'risorgere' un giorno, dai ci è andata anche bene su!" continuo a ripetermi. L'immagine di un incaricato comunale che veniva a chiudere l'acqua e io impotente a non poter far nulla come iniezione letale a un essere che hai tanto amato rimbombava rumorosamente nella testa incupendomi, nonostante fossi cosciente che non si sarebbe svolta così.
"...Ho visto e sentito di peggio, sto tenendo botta bene, cosa sono ste menate!?! Basta! Avanti Elisa, avanti su! Resisti!"


Torno nella mia nuova, bella casa. Ha un giardino, stanze ampie e comode. La signora che ci ha dato la casa - guai a chiamarla 'padrona' di casa, dice che siamo tutti uguali e nessuno è padrone di nulla, solo noi siamo i padroni di noi stessi e manco quando aveva la ditta di maglieria diceva che era solo una datrice di lavoro- è una signora dolcissima, a cui ho voluto istintivamente bene da subito.
Ha una dolcezza e una saggezza squisite, una donna semplice, davvero in gamba e speciale. Ne ha passati tanti di dolori, il più grande la perdita di suo figlio, di cui tiene tante foto e tanti ricordi attorno a sé.
Visto che compie gli anni, ho pensato di cantarle qualche canzone, di chiamare anche mia nonna e mio padre,insieme a mia madre e mia zia che già vivono con me.

Credo di aver festeggiato il più bel e significativo compleanno.
Non il mio, bensì quello della padrona della mia nuova casa, che ha quasi 80 anni, un sorriso e un affetto infinito nonostante il dolore che da anni si porta ogni giorno.
Ho cantato per lei, brani moderni, italiani e anche lirica e ha apprezzato tantissimo come anche il pubblico d'eccezione, la mia famiglia.
Porto questa giornata come altro tassello importante, come altro tesoro prezioso che la vita mi sta facendo apprezzare.

Nonostante le disgrazie, o grazie ad esse, si apprezza di più la felicità.




mercoledì 4 luglio 2012

L'ulivo e la vite

C'è una pianta di ulivo vicino la mia tenda.
Una volta era nella veranda di casa mia... mia madre l'ha presa e portata con noi, come per tener vicino a noi la nostra casetta...

...l'altro giorno sono entrata e ci ho spazzato un po'..come per liberarla dai frantumi di questa tristezza...
...spazzavo dolcemente, come accarezzandola...
Le ho persino parlato.....dovevo farmi perdonare quando, anni fa, gliene dissi di tutti i colori....

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Fine 2004, inizio 2005 io e mia madre venimmo ad abitare qui, avevo 18/19 anni.
Non ero per nulla contenta di questo; era l'ennesimo cambiamento della mia vita.
Casa dopo casa, situazione dopo situazione, avevo fatto i miei salti mortali per trovare un equilibrio e dei punti di riferimento. Non che fossi attaccata al paese dove vivevo, anzi al contrario, ma non avevo voglia di riadattarmi a una nuova situazione che forse sarebbe stata peggiore di quelle precedenti.
Questa nuova casa era in una piccola frazione, in una campagna che vedevo semi-desolata, 2/3 negozi,pochi mezzi di trasporto per una ragazza che non aveva ancora la sua auto. Era un inferno per me...
Litigai amaramente con mia madre per questa scelta.
Ebbi parole molto aspre per lei e per la casa.
Ero stata parecchio sballottata gli anni prima, per diversi motivi.
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Non avrei mai creduto di amare così tanto questo posto e questa casa, che chiamo finalmente "mia".
Mi sono perdonata e credo che mi abbia perdonato anche lei. Le ho detto di resistere, che ce la dobbiamo fare a uscire interi da questa situazione. L'ho abbracciata col cuore...
Molti mi dicono che se anche cadrà, me ne ricostruiranno un'altra, ma io voglio questa..
Forse lo si comprende quando si sta perdendo tutto...ma la casa non solo solo mattoni impilati....
Nella casa ci sono sacrifici e sudore....ci sono momenti brutti e momenti belli..Il contenitore della tua vita e delle tue emozioni, che ti avvolge e ti protegge...
Ci sono tutte le tue cose...anche se giri mezzo mondo, la sera stanca ritrovavo il mio li....
Quelle mura spesse che isolano dal calore estivo e danno una naturale freschezza, meglio di un condizionatore....
..non dovrei, ma a volte furtivamente torno per godermi un po' del suo fresco respiro...penso che se anche tutto mi cadesse addosso, morirei al fresco e contenta....poi mi riprendo e mi obbligo a uscire...

...Sta li, ferita e tumefatta ma imponente e ancora in piedi, sembra salutarmi e minimizzare, come per dire che se anche si è fatta male, sopravviverà perché robusta, è forte...io impotente non posso che sperare che sarà così....



Guardo il mio alberino di ulivo vicino la tenda...
Ulivo, simbolo di pace...
Ho capito che perdonare non significa subire, ma capire...
Ho fatto pace col mio passato....
Ho fatto pace con la vita....
Ho fatto pace con la mia casa....e spero di poterci vivere ancora.... prima o poi...

2 agosto 2012

Avevo anche una vite che avvolgeva l'intera facciata della casa, ogni autunno ci regalava tantissima buona uva e un fresco refrigerio. Purtroppo, un po'perchè abbiamo rimosso diversi rami per valutare le crepe, un po' perchè non siamo riuscite ad innafiarla con costanza, si è quasi tutta rinsecchita, con grandissimo dispiacere.
Da qualche settimana mia madre ha ripreso ad innaffiarla e...tac! È spuntato un nuovo germoglio, un nuovo principio di vita!
Vedendo questo, mi ha detto sorpresa :"Pazzesco come le piante ricrescono! Basta un goccio d'acqua e son giá pronte a ricominciare...
La vita insiste per farsi strada, anche in mezzo alla distruzione!"


...poi son passata al campo e l'ho trovato li il mio ulivo, ancora più bello e rigoglioso di prima, ha fatto persino le olive!!! Che bello! Non solo si è ambientato, ma sta persino meglio...ha trovato una buon' aria e terreno! Spero di trovare anch'io campo fertile per le mie idee e che tutto ciò dia i suoi frutti, come li ha dati il mio ulivo...

20 agosto

Tre mesi, triste anniversario di una triste ricorrenza.
Ho trovato varie bacinelle e scodelle di uva tornando a casa...
La vite ci ha regalato anche quest'anno i suoi dolci e succosi frutti...
...e la vita anch'essa ci sta dando nuove occasioni, nuove amicizie, nuovi stimoli.
La nuova casa è ampia e spaziosa, un bel giardino, una bella veduta, la padrona di casa, che peraltro non vuole farsi chiamare così perchè dice che noi siamo padroni solo di noi stessi, è una donna speciale e le voglio un gran bene e con tutto quello che ha passato e il suo modo di ragionare, mi sta dando forza, anche quando a volte mi prende lo sconforto.

Anche questa vita dará i suoi frutti....

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10 dic

....ghiaccio, neve...fuori e dentro di me.
La vite ha dato i suoi ultimi frutti a ottobre dopodiché rinsecchita ha cominciato a staccarsi dal muro e cadere...riversa a terra come cadavere.
Anche il fiore sulla porta è rinsecchito e l'ordinanza appare davvero come un epitaffio, una triste effige della situazione.
Beh, immagino che mi sto lamentando troppo...ma nella quotidianità non ne parlo di perché odio sentire piagnucolare, anche se si tratta di me..ma i pensieri è inevitabile che vanno per fatti loro e siccome lo scrivere mi è di sfogo,le riporto qui...
in un luogo senza spazio, senza odore, senza materia, quasi senza tempo in cui le parole sono silenziose come i miei pensieri...







Lo scarabeo

Quasi distrattamente ho notato un insettone nero che camminava veloce nel campo. Guardando meglio, era uno scarabeo. Un animale piccolino, che assomiglia a uno scarafaggio, odiato, temuto, sacro per gli egizi che avevano già capito il suo grande potere.

Se ci riesce lui, anche noi riusciremo a trarre del buono da una situazione di merda!
Sembra inutile, fragile, insignificante. Eppure lui riesce a tramutare lo sterco, lo scarto biologico, in tiepido giaciglio per le sue uova, in vita.
Un potere incredibile. Facile creare bellezza dalla ricchezza. Facile creare quando si hanno strumenti e materiale. Più difficile fare qualcosa di bello in una situazione difficile, rinascere e trasformare il negativo in positivo.
Ora gironzola qui.
Come dire....ci può essere qualcosa di buono anche in una situazione di merda!

martedì 19 giugno 2012

Diario dal campo: Il piatto di Najia


Diario dal Campo 
(Terremoto Emilia 29 maggio. Sono in un campo autogestito a pochi passi da quella che fu casa).
19 giugno 2012 mattina

Stamani mentre facevo colazione al campo coi miei pensieri inzuppati nel mio torpore mentale mattutino, arriva Najia, una ragazza marocchina sulla trentina, buon gusto (ha frequentato l'istituto d'arte come me ed é molto brava nel decorare dolci) , due figli, sorriso furbetto e un po' maschiaccio.
Mi porta un grande piatto scuro con disegni e ornamenti molto belli  in chiaro che ha salvato dalla casa e che mi regala sapendo che apprezzo moltissimo e me ne racconta la storia.

Tborida, una specie di palio marocchino con cavalieri con custumi tradizionali a cavallo

Tre forme distinte, una borsa, un pugnale e un fucile che sono i simboli della Tbourida, una parata militare marocchina in cui si evocano le gesta degli antichi guerrieri a cavallo, andando da una parte all'altra cavalcando e sparando in aria quando si raggiunge l'altra sponda del campo. I suoi occhi si illuminano quando racconta la bellezza di Asafi, della sua città, Casablanca, del mare e di questa manifestazione, dei ricchi ornamenti dei cavalli e delle vesti. Prendo appunti molto incuriosita e col desiderio di visitare di persona un giorno questi luoghi che immagino guidati dalla voce di Nejia.

Asafi


Il suo volto si intristisce un po' quando parla della sua casa qui a pochi passi alla quale  è crollato il tetto che rischia di far cadere il tutto e vorrebbe poter riprendere i lettini dei bimbi. Le consiglio di chiedere ai vigili del fuoco ma sembra rassegnata.
Mi saluta e se ne va con la sua piccola Jasmine tra le braccia. Continuo a osservare le decorazioni e la manifattura della terracotta e come al solito la mia mente pensa ai significati delle parole, ricamando storie con un possibile filo logico.

Najia, che significa libertà- salvezza , mi ha portato un piatto con simboli guerreschi.
L'unica via di salvezza in situazioni difficili come questa è combattere, reagendo,  ricostruendo, rialzandoci in piedi.

A piccoli passi, non guardando l'orizzonte nebuloso di calcinacci e polvere che annebbiano lo sguardo e impolverano dentro, le nostre vite.
Aspetteremo si fermi questa danza e la polvere stanca di fluttuare cada a terra permettendoci di vedere un poco più in la.
Per il momento si ragiona a piccoli passi; non giorno per giorno, neanche ora per ora, minuto per minuto, senza programmi.
Combattiamo mantenendo i nervi saldi. Attendendo Najia, la salvezza.

venerdì 15 giugno 2012

Le lacrime di Karima


Karima é una donna di 36 anni marocchina,  quattro figli uno più bello e più sveglio dell'altro, laureata in economia, piena di forme e di grazia.
Pelle del deserto e occhi che raccontano la sua terra, semplice e sorridente.
Parliamo spesso, mi svela i segreti di bellezza delle donne del suo paese, come combinano semplici ingredienti naturali che diventano balsami e pozioni più potenti e salutari di qualsiasi mistura artificiale occidentale. Rimango affascinata dai suoi racconti, che a me risuonano quasi come fiabe di un mondo così lontano ma così vicino.

Mi spiega che il suo nome, Karima, significa generosa, come suono a me ricorda la parola italiana "Caritá" e penso che chi fa caritá è generoso, penso a possibili colegamenti etimologici che, anche se fossero solo una mia elucubrazione, alla mia mente piace pensarlo. La sua casa sta crollando e cerca di salvare il più possibile. Mi racconta dei libri che ha in casa, uno che a suo dire mi piacerebbe molto, sul modo di usare henná e altri prodotti naturali per tingere i capelli. Ha poche cose, ma quando può mi tiene da parte una maglia o una gonna dai  carichi di vestiti che portano i volontari se sa che può piacermi e mi ha persino regalato una sua candela profumata col vetro decorato e fatto assaggiare il the marocchino.

Stasera ci sono stati dei volontari della protezione civile che ci hanno aiutato tantissimo, hanno portato in salvo parecchi affetti personali dalle case semicrollanti di alcuni abitanti.
Karima li vede e osserva come si prodigano per noi, chi ci serve il cibo, chi gioca coi bimbi, chi ci porta generi di prima necessitá, chi rischia persino la vita per ridarci una dignitá.
Karima ha gli occhi gonfi di commozione, occhi neri come la notte in cui le stelle brillano nell'acqua pura del suo cuore. Sguardi, poche parole, capisco che il nostro cuore ha avvertito la stessa cosa; entrambe pessimiste sulla natura dell'essere umano, depresse a volte pensando che le cose non potevano migliorare, al marcio della mostra società... Eppure, nonostante tutto, questo terremoto ci ha aperto una finestra sulla grande umanità della gente, sulla vita, sui sentimenti, sulla comunità....
E Karima per la prima volta dopo il terremoto, piange col cuore sciolto dal grande affetto che ci avvolge in questi attimi...
Karima si commuove e con lei anche io, pensando all'avventura straordinaria che stiamo vivendo... ..le lacrime sgorgano come un lindo  fiume di montagna a cui la vita aveva bloccato il corso con gli alberi caduti, spezzati, con piante sradicate..  Ora so che rifioriranno un giorno e con nuova forza..

Chissà dove mi porterà questo flusso...non lo so se tutto ciò ha o avrà un senso...intanto porto la generosità, porto Karima nel mio cuore....



--------------------------------------------------------------------------------------------17/10/2012


Sabato chiuderà il campo autogestito di S.Antonio in mercadello (Novi) che mi ha ospitato per alcuni mesi finché ho trovato una nuova sistemazione.
Sono tornata ai miei ritmi, sempre in giro e col poco tempo ho fatto fatica a passare, ma anche a me assale una piccola malinconia pensando, oltre che alle difficoltà, ai momenti intensi passati li, quando stavamo tutti intorno al fuoco per scaldarci perché tremavamo di freddo e di paura e ci raccontavamo, a tutti i volontari che son passati, che col cuore ci hanno aiutati e ci hanno fatto persino ridere e sorridere.
Ricordo ancora gli occhioni chiari di un robusto volontario cinquantenne della protezione civile di Brescia sciogliersi in lacrime quando, dopo una settimana, finito il turno, dovette andarsene...e ne ho visti tanti altri...
Ma so che tutto questo non finirà. Le belle amicizie e tutto ciò che di positivo ci ha dato questo percorso sarà sempre con noi, continuerà.
Perchè "Non si tornerà mai come prima...ma si può RICOMINCIARE MEGLIO DI PRIMA"!!!
Grazie a tutti! Grazie di cuore.

martedì 12 giugno 2012

Una lavata di faccia

Due settimane passano incredibilmente in fretta, persino qui al campo, triste anniversario di sfollamento ricordato da madre natura con un altro terremoto e, siccome non lascia mai le cose a metá, ecco il tutto farcito con pioggia,grandine, vento (é passata pure la tromba d'aria - che sballonzolava la tenda ricordandomi tra l'altro lo stesso effetto delle scosse sulla casa - un bel fungo nero che si stagliava nel fondo giá scuro e greve di una giornata uggiosa) e freddo.
Sono arrivati dei container e io e delle signore li abbiamo puliti, con acqua, candeggina e olio di gomito.

Precedentemente utilizzato da muratori, esternamente era pieno di calce e lo pulivamo ben bene ma non tutto veniva via eppure di buona lena insistevamo con le pagliette di ferro.
Uno dei responsabili ci ha guardato dicendo che andava più che bene cosí, non c'era bisogno di insistere "va bene un colpo di spugna e via" e una delle signore che con me puliva disse "ma si, come noi, una lavata di faccia basta e avanza".

Un altro parallelo paesaggio umano e urbano spontaneo.

Nel pomeriggio insieme ad alcune signore marocchine abbiamo ordinato il gazebo dei giochi e vestiti. Mi hanno chiesto di cantare un verso di una canzone, abbiamo parlato della cultura marocchina ed è saltato fuori che ai loro uomini piace la donna formosa, tanto che le donne magre prendono il cortisone per ingrassare. Mi è sembrato pazzesco pensando alle modelle, alla ragazzine e donne occidentali che per dimagrire provano diete che non stanno né in cielo né in terra e prendono pasticche e inibitori vari della fame.
Mi sovviene anche il racconto di mia nonna che mi raccontava la vergogna di essere magre nel paese della madre perché era sintomo di poca salute.

Racconti di ere e paesi diversi che a volte hanno qualcosa in comune.

Una bella lavata di faccia...
per togliersi pregiudizi e pensieri sporchi e stanchi.

Per aprirsi con nuove e rinnovate energie al mondo.

Una lavata e via.... aspettiamo un nuovo giorno...