sabato 13 luglio 2013

Dentro i miei vuoti: L'inquietudine prima e dopo la tempesta

Una notte così silenziosa non l'avevo mai sentita. Si sentono ancora di più i miei pensieri che si contorcono, stringono, affannano, graffiano cercando riparo. Forse avranno requie nel bagliore delicato dell'alba.
Mentre una leggera brezza sembrava cullarmi e tranquillizzarmi, improvvisamente tutto si stravolge.
E' arrivata una bufera di vento. Anche l'aria con me si stringe, urla, in vortici infiniti, strappa anche le morbide nuvole fluttuanti.

” Ho bisogno di TE”

Stavolta non sibilerei 'Davvero?' E neanche 'Già'. Ascolterei. Nient'altro.
Nascosta dal vento potrei....
Si, potrei dire a voce piena: ”Anch'io. Anch'io ho bisogno di te!'.
Ma non sarei coerente con ciò che debbo fare.
La razionalità è la mite governante tuttofare di una casa che viene sempre messa in disordine, nonostante i continui tentativi di tenerla in ordine, nonostante corra a prendere i cocci per rimetterli insieme e buttarli, nonostante compri anche nuovi mobili per riporre le cose, passa il tornado e butta all'aria tutto.
La padrona di casa sembrerebbe un misto tra ubriaca e drogata, ma di emozioni sempre nuove che le danno alla testa.
Pensa che il gioco vale la candela e le piace sentirne il calore, dentro, sentirsi fiamma, fino a rischiare di bruciarsi. Vuole sentire il limite e infrangerlo, lasciarsi bruciare, lasciarsi cadere.
Sentire che la paura diventi adrenalina, diventi fuoco nel profondo e ghiaccio come un fremito che pervade tutto il corpo insieme.

Sono passati i lampi, gli incendi.
E' passata la bufera, la grandine che imbianca leggermente le strade.
Ha smesso di piovere. Tutto si è placato.
Tutto si rilassa e il respiro pervade ogni anfratto dell'anima, scivolando lieve, senza pretese.
Trova un campo di battaglia dismesso che solca ancora la terra con la cenere e qualche fuoco ancora acceso, sotto la pelle.

”Tu, chi sei?”

Stai ancora un altro po' con me. Ispirami nuove parole, nuovi brividi, dai sostanza ai colori della mia tavolozza, sussurrami nuovi suoni. Stavolta rimarrò ad ascoltare, con le mie orecchie, con i miei grandi occhi e con le mie mani, senza dire nulla.
Bevo l'illusione di un incontro, come un caffè, per annaffiare almeno un po' l'arsura desertica che ho dentro.
Sorrido. Mi abbandono sul divano. Chiudo gli occhi.

Con le mie mani ridisegno i lineamenti del viso che pian piano si distendono.
Scendo sul collo e sulle mie forme che abbraccio.
I lividi, le imperfezioni, le cicatrici, i ricordi. Fa parte di me.
Continuo ad esplorare cadendo in una lenta e inesorabile discesa agli inferi nei più libidinosi nascosti piaceri.

Mani vogliose, baci assetati.

In questi attimi, sola col mio essere, respiro i miei pensieri.