sabato 20 luglio 2013

Dentro i miei vuoti: Dolori alcolici

Un ringraziamento particolare ad Alberto Grima che ha concesso di utilizzare le sue foto per questo post e l'episodio 'Intro'


Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali

Una serata che scorre così, leggera, deliziosa, frizzantina come questa birra.
Nessun retrogusto amaro. 
Almeno, non lo sento, le mie papille sono assuefatte al sapore del dolce nettare degli Dei, dorato, ramato o scuro, corposo o leggero, con la dolce schiuma cremosa che preserva il suo delizioso sapore.

Quella dolce schiuma cremosa che preserva il delizioso sapore. Il tuo delizioso sapore.


Miriadi di bollicine che salgono in una folle corsa verso il nulla sovrastante.
Corrono verso un cielo che vedranno attraverso gli occhi di chi le berrà.
Corriamo anche noi verso l'infinito ma la maggior parte è inghiottita dalla vita. 
La stessa che ha cambiato i nostri occhi sul mondo.

Il proprietario, che oramai mi conosce, mi decanta le proprietà del nuovo acquisto e del programma autunnale, dedicato alla musica e alla birra sopratutto.

Credo proprio ti piacerebbe farci un salto! Anche la birra è uno dei tanti interessi in comune.
Credo proprio ti piacerebbe farci un salto, con me magari. Bevo l'illusioni e giù un altro sorso.
Bevo il tuo pensiero e mi disseto un po'. Ti immagino affamato, di me.
Scivolano bicchieri, litri parole, bevute una dopo l'altra, tra una chiacchierata e l'altra con Andrea, il mio migliore amico. Oramai ci conosciamo da più di un decennio, dal liceo.
Tutto può accadere ma alla fine riusciamo sempre a ritrovarci davanti a una birra a parlare dei nostri più e meno.
Quando parla é un concentrato di parolacce, doppi sensi, battute varie ed eventuali. A volte sembra un po' pompato, in realtà é super alla mano e simpatico.
Quando vuole però torna a essere quel ragazzino dolce e sognatore che ho conosciuto e che c'é ancora, nascosto da strati e strati di riviste porno e muscoli.
Ogni tanto mi manda i suoi racconti per avere un parere. A volte non riesco subito  a leggerli e gli chiedo scusa, ma lui ha pazienza e attende il mio verdetto che non é mai stato negativo.
Lo sprono spesso a pubblicarli ma non se la sente, li considera poca cosa, più probabile che voglia nasconderli.

Penso che la vita ci ha cambiati entrambi; ragazzino impacciato, timido e sognatore, io piuttosto solare, mondana. La cosa bella é che nonostante le nuove corazze che indossiamo, quando ci vediamo, anche con gli altri amici, riusciamo ancora a divertirci con poco come dei bambini!

Vorrei spronarlo a pubblicare i suoi racconti, ma é un discorso da birra scura. 
Troppo corposa e amara per questa serata. Troppo seriosa.
Al massimo stiamo su una fucsia ai frutti di bosco, che è il mio aperitivo preferito - dato che odio lo spritz, il martini bianco,vini bianchi fermi e frizzanti, bitter e roba al pompelmo, diciamo il 98% degli aperitivi..

Sono strana, come questa fucsia. Più la guardo più mi convinco che vorrei essere come lei, incluse le fettine di lime e la menta con cui me l'hanno vestita! Inclusa anche la fragolina sul bordo e la ciliegia immersa dentro. Mi ci tufferei volentieri, nuotare tra le sue onde alcoliche diventandone parte.
Dolci, gustose, leggere, frizzantine, simpatiche e colorate.
Sarebbe tutto più facile. Un sapore semplice. Di eterna estate, che in realtà odio, preferisco l'autunno, anzi la primavera. Anzi l'inverno.

Le mie elucubrazioni volano e si perdono senza cercare più senso, si stanno sciogliendo  in cieli d'oro e rame.
Parlo e parlo, a ruota libera.
Le mie gambe come morbide molle senza gravità mi conducono verso la macchina.
La mia mente credo  regge l'alcool ma non regge più me e le mie elucubrazioni.


La luna fa capolino dalla mia finestra.

Sono a casa!? 
Non mi ricordo niente, mi avrà dato un passaggio Andrea, domani lo ringrazierò e gli chiederò se ho sparato troppe cazzate!

La luna fa capolino dalla mia finestra, portata da una fresca brezza che sfiora tutto il mio essere.
Il tocco nascosto della notte.

Senza badare che sono ancora vestita, con la borsa tra le mani e le scarpe, mi addormento di colpo.


Sono in un'ospedale

Che é successo??? 

Una bambina é stata morsa da un serpente e suo padre chiacchiera come se nulla fosse con l'infermiera dell'accettazione. Non c'è fretta, penserà. Mi riferiscono che é morta una giovane.
Rivedo una scena in cui giocava felice e danzava, con un abitino che sembra da principessa blu e bianco, con un motivo a fiori o farfalle.
Gira e volta, gira e volta, si siede su una sedia e muore. C'è un'altra che osserva. Guarda lei e guarda me. Siamo nel presente. Cerco di tenerle compagnia e farla ridere. Non ride.

Disperata, con un dolore lancinante che mi fa piangere disperata, vago per questo ospedale degli orrori.
Entro in una stanza bianca. Vuota.
Il buio sarebbe più rassicurante. Non mi possono sfuggire i contorni. Questo bianco abbaglia di inquietudine e ansia. Questo bianco mi sta divorando come questo silenzio assordante.



C'é una vasca al centro della sala.
Vasca bianca. Come le pareti. Come i soffitti. Come i miei occhi.

Mi avvicino a piccoli passi.

Affanno. Affanno. Il vuoto pesa tonnellate sul petto. Ma avanzo.

Un liquido trasparente, giallognolo. Formalina? Acido amniotico?
Capelli lunghi chiari che ondeggiano.  Pelle chiarissima, immersa in questo liquido.

Un corpo immerso.



In quella vasca che doveva avvolgere vita
si scioglie un corpo

Non è colpa mia
non l'ho ucciso io
Perchè continuate a perseguitarmi
non ho fatto niente

in questa fredda stanza
in una vasca di acido amniotico
si scioglie una vita

Ingenua ragazza
dagli occhi così chiari e limpidi di gioventù
Perchè stai affondando il dito sul fondo?

Perchè assaggi quella sostanza
che sembra dolce sapone
ma che è velenosa placenta?

Che sapore ha la morte?

Ora lo sai,
e i tuoi occhi diverranno la teca di vetro
dove ghiacceranno le tue emozioni
Il tuo sguardo non avrà espressione
chi ti vedrà poserà lo sguardo
su un volto cui è stata rubata la luce
su uno sguardo vuoto

i tuoi vigorosi e dorati capelli
diverranno stoppa
con la quale gli altri puliranno per terra
o asciugheranno le loro lacrime.
Tu non ne avrai mai, anche se volessi
la tua freddezza dentro
le farebbe gelare

Anche il serpente con cui giocavi
ti ha morso
Quanto veleno
Quanto schifo
hai ingurgitato

Vomita tutto il veleno
e forse vomitando anche il sangue
riscoprirai di averne uno
di avere del calore dentro
Qualcosa che nonostante tutto scorre
e di non essere grembo sterile della dannazione



Mi sveglio.

Ho il cuore in mano. Una fitta lancinante nel petto.
Sudore o lacrime rendono appiccicosi gli occhi.
Affanno.

Non piango, non riesco, da sveglia. Neanche le catastrofi mi hanno smosso.
Qualcosa però dentro di me sta urlando ancora.


Cosa devo volete da me????

Improvvisamente. Senza bussare, senza prepararmi.
I miei vuoti sono venuti a trovarmi.
I miei vuoti mi hanno scavato dentro. Hanno squarciato ferite che pensavo di non avere.
Di non avere piú.

I miei vuoti sono venuti a trovarmi, dentro.



Il vuoto mi guarda
Il vuoto mi chiama nei miei sogni
Mi chiama. Insiste.
Non riesco a resistere.
Ha assorbito l'arcobaleno
Anestetizzato da fiori e spine
Il mio strazio pulsante giace esanime
Forse urla. Forse non più.
Il vuoto mi abbraccia
Mi porta a sé
Sto annegando nel nulla
sgocciolando plasma incolore