mercoledì 1 agosto 2012

Cosa porteresti su un'isola deserta (e la fola l'è finida!)




In una sala d'aspetto, non ricordo quale di preciso, sfogliavo i soliti giornaletti di gossip o di tendenza. Capitai nella solita pagina dei test, affinità di coppia, 'dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei', 'dimmi come vai in bagno e ti dirò il tuo destino' etc etc. Le domande che mi attirarono furono:
"Cosa porteresti su un'isola deserta?" oppure "Cosa salveresti da un incendio?"


Mi hanno sempre destato ilarità queste domande, perché oltre ad essere situazioni limite, nella realtà dipende dal periodo, dalle priorità e così su due piedi dimentichi sempre di mettere l'essenziale.
Sono domande che hanno presupposti diversi ma le metto insieme perché quando ti capita di dover salvare le tue cose da una catastrofe naturale, cerchi di portarti non solo ciò di cui non puoi fare a meno, ma anche ciò che ti serve nella nuova "isola" in cui andrai a finire.

Un giorno improvvisamente ti capita davvero.
Magari non un incendio, ma un'allerta esondazione o un terremoto.
Devi decidere in pochi secondi cosa fare. Se puntare sull'utile o sui beni affettivi.
Pochi secondi, due mani e se ti va bene una sporta, una borsa o una valigia e se ti va male ostacoli vari ed eventuali, come una porta che magari per metà non si apre incrinata dal peso dei piani superiori che cominciano a collassare.

Cosa prendo???

Oggetti accumulati da una vita in una domanda, tanti dubbi e pochi istanti.
Senza neanche aver il tempo di pensarci, o scappi fuori pensando solo a salvarti, o l'adrenalina ti fionda sulle prime cose che di pancia vuoi prendere, e se non stai attendo, rimani troppo tempo a raccogliere che passa in secondo piano uscire.

Cosa prendo???
Questo fu quello che presi io quando ci fu il terremoto.

Il mio Book, hard disk esterno, contenitore di anni e anni di ricordi, foto, musica, video, nonché testi, poesie, canzoni.
I miei orecchini. Non perché siano oggettivamente preziosi, ma perché ognuno ha un motivo ha una storia, un mondo messo insieme con pazienza che parla di me.
Un giochino di quando ero bimba. Per me è il simbolo della purezza e dell'ingenuità che viene sporcata e deturpata dalla vita. Lo tengo in un portagioie robusto, come per proteggerla dal tempo.
Qualche indumento, coperta, qualche trucco e ovviamente qualche strumento (anche se un piano digitale non é proprio portatile purtroppo) e apparecchio elettronico.

Gli scatoloni in questi casi diventano i migliori cassettoni / armadi / comodini che si rimediano e si trasportano facilmente.

Jessy giorni prima, mettendo velocissimamente tutto ciò che poteva nel borsone, prima di uscire d'istinto prese la fotografia della nonna, che viveva con lei, morta davanti ai suoi occhi pochi mesi prima. Del padre, morto anni fa, ha già una foto nel portafoglio e la fede nella collana da cui non si separa mai.
Così, insieme a loro, ai loro ricordi, poche frazioni di secondi dopo, strattonando il braccio della madre, la casa comincia a cedere e lei fuori a poter solo guardare.

Chi si è precipitato a salvare i ricordi, preferendoli alle cose più utili ma che si possono trovare, mentre album di foto e di cd autografati, giocattolini del proprio bimbo, il cuscino e la copertina preferita dal proprio cagnolino morto mesi prima, i peluchetti e altri oggettini regalati da persone care che non ci sono più non si potranno mai più ricomprare.

Capisci che le cose che davi per scontato, ti rappresentano, sono parte di te e ne hai bisogno. Ti guardi attorno e ti ricordi la storia che c'è ogni oggetto, di tutte le paghette che risparmiavi da piccolina per comprarti la play1, del televisore piccolino ma che va ancora alla grande che mi aveva regalato il nonno quasi due decenni fa, dello stage piano della yamaha preso dopo mesi di ricerca a un prezzo covenientissimo vicino Rimini, dei libri di storia dell'arte e di musica che mi piaceva trovare alle bancarelle dei libri antichi perché la carta anche ingiallita ha quel vissuto da raccontare..per non parlare dei miei quadri e il resto...praticamente tutti racconti aperti che nel momento della scelta fugace urlavano, si spintonavano per farsi sentire di più per avere attenzione ed essere presi.

Penso e ripenso ancora e mi viene in mente anche un sms di Jessy ricevuto una mattina di qualche settimana fa...

"Li ho trovati! :')"
Sonnolenta e rintronata, mi svegliai dal torpore del sonno, continuando a non capire cosa intendesse.
Timidamente scrissi "Bene...ma...a cosa ti riferisci?"
"I trucchi :)"

Me ne aveva parlato il giorno prima di mandare questo messaggio, ma non ci avevo dato molta importanza, le dissi che glieli avrei ricomprati io e le altre amiche con cui feci il regalo al suo compleanno.
Mi stupii. Nientemeno con tutte le cose da prendere e da fare, ci aveva pensato! Quel sacchettino col suo contenuto era lo strumento per valorizzarsi che noi amiche le avevamo donato, per ricordarle che ogni giorno bisogna volersi bene, nonostante tutto, e ancor di più in quei momenti.
Così anch'io come lei, ho ripreso tutti i miei trucchi e con maggior vigore osservo lo scrupoloso rituale del make-up. Non come si potrebbe pensare solo per estetica, ma come guerriere che vogliono far paura al nemico, noi indossiamo la maschera della lucidità, della fermezza, del bene, per esorcizzare, per combattere la bruttezza del male, del dolore.

Finisco citando due frasi che mi sono piaciute moltissimo dette o scritte da alcune mie conoscenze

"Giornata piena di soddisfazioni
Liberatevi di chi porta solo nuvole nella vostra vita
imparate a vedere il mondo a colori e fatevi un regalo.
A volte può parere stupido o da superficiali, invece dedicarsi cinque minuti per se stesse
scegliere quello che potremmo sfoggiare per festeggiare un Nuovo Inizio
è un passo importante per Cominciare da Se stesse.
Scegliete il vostro colore, la vostra forma e regalatevela. Ve lo meritate."


E per finire in bellezza, una filastrocca che ripeteva spesso la nonna di una mia amica, la quale in sostanza dovrebbe avere il significato di arrangiarsi con quello che si ha ( credo equivalga ad "attaccati al tram", oppure "arrangiati con quello che hai").
L'ho ritrovata anche in carpigiano su questo sito. Io la riporto così come me l'ha passata lei

E la fola l'è finida
Taiat al nas e fat na piva
Se la piva l'è trop longa
Taiat al nas e fat na tromba!