martedì 19 giugno 2012

Diario dal campo: Il piatto di Najia


Diario dal Campo 
(Terremoto Emilia 29 maggio. Sono in un campo autogestito a pochi passi da quella che fu casa).
19 giugno 2012 mattina

Stamani mentre facevo colazione al campo coi miei pensieri inzuppati nel mio torpore mentale mattutino, arriva Najia, una ragazza marocchina sulla trentina, buon gusto (ha frequentato l'istituto d'arte come me ed é molto brava nel decorare dolci) , due figli, sorriso furbetto e un po' maschiaccio.
Mi porta un grande piatto scuro con disegni e ornamenti molto belli  in chiaro che ha salvato dalla casa e che mi regala sapendo che apprezzo moltissimo e me ne racconta la storia.

Tborida, una specie di palio marocchino con cavalieri con custumi tradizionali a cavallo

Tre forme distinte, una borsa, un pugnale e un fucile che sono i simboli della Tbourida, una parata militare marocchina in cui si evocano le gesta degli antichi guerrieri a cavallo, andando da una parte all'altra cavalcando e sparando in aria quando si raggiunge l'altra sponda del campo. I suoi occhi si illuminano quando racconta la bellezza di Asafi, della sua città, Casablanca, del mare e di questa manifestazione, dei ricchi ornamenti dei cavalli e delle vesti. Prendo appunti molto incuriosita e col desiderio di visitare di persona un giorno questi luoghi che immagino guidati dalla voce di Nejia.

Asafi


Il suo volto si intristisce un po' quando parla della sua casa qui a pochi passi alla quale  è crollato il tetto che rischia di far cadere il tutto e vorrebbe poter riprendere i lettini dei bimbi. Le consiglio di chiedere ai vigili del fuoco ma sembra rassegnata.
Mi saluta e se ne va con la sua piccola Jasmine tra le braccia. Continuo a osservare le decorazioni e la manifattura della terracotta e come al solito la mia mente pensa ai significati delle parole, ricamando storie con un possibile filo logico.

Najia, che significa libertà- salvezza , mi ha portato un piatto con simboli guerreschi.
L'unica via di salvezza in situazioni difficili come questa è combattere, reagendo,  ricostruendo, rialzandoci in piedi.

A piccoli passi, non guardando l'orizzonte nebuloso di calcinacci e polvere che annebbiano lo sguardo e impolverano dentro, le nostre vite.
Aspetteremo si fermi questa danza e la polvere stanca di fluttuare cada a terra permettendoci di vedere un poco più in la.
Per il momento si ragiona a piccoli passi; non giorno per giorno, neanche ora per ora, minuto per minuto, senza programmi.
Combattiamo mantenendo i nervi saldi. Attendendo Najia, la salvezza.