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venerdì 2 agosto 2013

Bloody Varnish Shoes: Sete






Ho sete.
Ho sete. Desiderio. Voglia.
Ho sete d'acqua.
Ho sete d'amore bagnato.
Ho sete d'amore fluido. Che scorre.
Ho sete di....

Mare di istinti  in tempesta che ci divide, unisce, 
che ci lecca profondamente nei nostri luoghi segreti.
Dammi emozione, 
Bramo desideri, voglie
Sono nettare che succhio avidamente.
Donati a me, ancora.
Voglio rubarti anche quelle più nascoste, 
che nascondi per te,
Te le porterò via, strappandole, prosciugandoti.
Arrenditi a me,
Ti berrò con le tue perversioni ; 
Un sapore segreto.
Ho sete. 
Sete di....


Cecile si sveglia.
Si é addormentata sul divano. Sente il corpo provato da non sa bene cosa. Si alza. Si toglie la scarpe di vernice rossa ancora ben salde ai piedi, il vestitino bordeaux e va verso il bagno, mentre cammina prova a ricordare la sera precedente e le vengono in mente sorrisi compiacenti, drink  da ogni dove e Hannah che suonava bella e compiaciuta al piano.
Si specchia. Si guarda. Vede trucco e tracce  di rossetto sbavate su un lato. Un livido sotto lo sterno.
“Devo bere meno...colpa di Hannah, mi istiga!”
In realtà Hannah a parte la misteriosa 'bevanda della verità' che per le fa bere per scommessa, non ha fatto nient'altro che portarla con sé al suo concerto.

Si sciacqua il viso. 
L'acqua sul volto sembra ricordarle alcune sensazioni legate in qualche modo a qualche ora prima. Mentre sognava.
Si lecca qualche goccia che scende fresca e veloce.
Non ricorda di preciso cosa ha sognato.

Va in cucina e beve un sorso generoso d'acqua.
Ha sete.



Grazie a Michele Filoscia per la gentile concessione

martedì 9 luglio 2013

Salicea e Nar



Perché questo pegno di sangue...?
Salicea continuava a ripeterselo disperandosi sempre di piú. La visione era chiara. Sapeva bene a cosa stava andando incontro Nar.
La disperazione si tramutò in determinazione. Si asciugó il viso e corse fuori, cercó un cavallo nel villaggio e  rubó il primo che vide.
'Moriró io al suo posto!'

Cercó una scorciatoia ad est, attraverso il bosco oscuro. Mentre luci del giorno si affievolivano sempre di più, le voci e i rumori inquietanti aumentavano, provenivano da ogni dove, ma non fermavano la sua corsa.

Sapeva qual era il punto prestabilito; uno specchio d'acqua sotto il grande albero maledetto.
In quel luogo si sarebbe svolto il sacrificio. Le anime nere reclamavano la loro ricompensa di sangue.


Arrivò sul posto. Era sera. La luna era particolarmente piena e luminosa e donava generosa i suoi argentei raggi.
Nar non era ancora arrivato. Ne  approfittó per avvicinarsi verso l'albero, ben nascosta dal cappuccio e dal mantello nero.

”Vieni....avvicinati...vieni a noi...” delle voci  ultraterrene richiamavano la nuova piccola presenza.

Salicea era tanto impaurita quanto consapevole che non c'erano alternative.
A piccoli passi si avvicinò. Stava cominciando a immergersi quando improvvisamente si sentì strattonare:
 ” Cosa fai in questo luogo maledetto???” - Le urlò Nar - ”Cosa vuoi fare??? Fermati. Devi andare via da qui subito! Via...VIA!!!”
”Non posso lasciarti andare...non posso... non puoi andare..Non puoi.....NON PUOI!!!"

L'uomo vide i suoi occhi, quei bellissimi occhi che aveva amato fin dal primo momento che i loro sguardi si erano incrociati. Quegli immensi, chiari lucidi occhi che ora lo fissavano atterriti.
Ma non guardavano lui, ma il futuro compiersi disastrosamente alle sue spalle, davanti ai suoi occhi.

"...Ti prego, ti prego....Non farlo...." stavolta con tono rassegnato mentre nell'attesa della risposta, le lacrime le rigavano il tenero volto squarciato dalla disperazione.
Senza dire una parola, con gli occhi lucidi e labbra strette la fissò per un attimo che sembrò eterno.
”Mi dispiace amore mio....mi dispiace...” Disse quasi sussurrando, accarezzandole il viso, poi la allontanó di forza spingendola via, facendola arretrare diversi passi, cadendo a terra.
Rimase per diversi minuti stordita, ma riuscì ad udire un rumore netto. Un tuffo.
Quando si riprese, sentì tutti i suoi arti indolenziti appesantiti dal dolore infinito.
Continuava a piangere lamentandosi. Con le ultime forze trascinandosi raggiunse la riva.
In modo straziante, la fanciulla piangeva, urlava il nome dell'amato, nessuno poteva piú risponderle.
Le lacrime continuavano a uscire copiose. Tese una mano verso l'acqua e la immerse come per strappare qualcosa da essa. 
Urlò l'anima, tanto da farsela uscire fuori. 
Si era davvero strappata l'anima e con essa il cuore, il sangue, la vita. 
Il suo corpo vuoto tra sangue, terra e acqua.  
Con i capelli e le braccia protese verso il laghetto, la mano immersa ora accarezzava l'acqua. Quell'acqua che avvolgeva il suo amato.

All'alba, i tenui bagliori pesca e azzurro abbracciarono una nuova scena.
Le lacrime purificarono le acque del lago che divennero limpide e calme. Il sangue purificò la terra e l'albero, il paesaggio divenne un tripudio di bellezza e amore.
La terra e l'albero mosse a nuova bontà e compassione, avvolsero il corpo della giovane donna; le braccia divennero rami, i lunghi capelli bagnati dalle lacrime divennero una chioma di foglie che amorevolmente ondeggiava sul lago accarezzandolo, ed esso rispondeva con mille increspature.

E fu così che nacque il salice piangente, l'albero che piange la sua triste storia e accarezza il suo amore avvolto dall'acqua e dalla terra. Si dice che quando il vento scuote le sue rigogliose fluenti chiome, si ode la musica melodiosa delle carezze degli amanti ritrovati.


sabato 25 agosto 2012

Il Grillo e la Luna



Una notte, un grillo camminava nella radura. Nel suo incedere alzò gli occhi e rimase affascinato da una grande luce d'argento il cui bagliore con la sua purezza lo inebriava d'amore e di felicità.
Stette ore ed ore incantato ad osservarla finché prese una decisione
"Voglio carpire la tua bellezza e dissetarmi della tua luce. Ti raggiungerò!"
Il suo viso era raggiante persino nel buio.
Tentò tutta la notte di aggrapparsi a fili d'erba, fiori, alberi, ma niente, non riusciva a raggiungere il suo scopo. Ormai allo stremo delle forze, si fermò un attimo, riposandosi sotto una rosa nei pressi di un grande albero.

Un gufo che stava guardando divertito la scena da ore su di un ramo, gli chiese:
" O tu grillo! Cosa stai combinando da ore qui sotto? Cosa cerchi di fare?"
" Voglio abbracciare il cielo, voglio abbracciare la mia amata splendente lassù!"
"Ahahaah! Questa è proprio bella!"- rise compiaciuto l'animale- "Sentiamo, come vorresti raggiungerla???"
"Non saprei. Ho provato a saltare, a camminar su fili d'erba, ad arrampicarmi ovunque ma non sono riuscito. Vorrei riuscire a volare. Tu....tu puoi insegnarmi!"
"Insegnarti a volare?! Forse non ti rendi conto che quelle piccole ali che hai, non son fatte per volare!!"
Il grillo era sconsolato. Il gufo fece per andare ma prima consigliò:
:" Comincia a farsi giorno, la tua amata sparirà per ricomparire nella notte..
Ti illudi di poter bearti della sua luce, ma non la afferrerai mai!
Potrai solo ammirarla, da lontano, senza poterla stringere.. Forse proprio perché è così bella e luminosa, non è dato averla solo per sé. Rassegnati e va avanti!"
Detto ciò prese e andò via.
L'insetto rimase solo, stanco e perplesso. Vide che la luce argentea si nascondeva di fronte alla sfrontatezza e all'arroganza del Sole...ma era troppo stanco...seguì con gli occhi la sua dolce Luna scivolare dietro l'orizzonte e si addormentò.
Si svegliò al tramonto, cominciò a pensare e ripensare come fare e quando fu sera riprovò di nuovo, ma nulla cambiò. Andò a cercare il gufo e quando, dopo alcune ore di ricerca lo trovò, disperato gli chiese:
" Saggio guardiano della notte, mi rimetto a te e alla tua clemenza... Tu che sai  com'è fatto il cielo, portami tu dalla mia amata, ti prego, ti scongiuro!"
Il gufo negò ma l'insetto fu davvero insistente e alla fine gli svelò che conosceva un'animale che era in grado di volare ancora più alto di lui:
"Cerca l'Aquila reale, io non posso espormi perché sono una sua preda, vai verso le montagne rocciose a est..."
Forse non aveva ancora realizzato la fatica che doveva fare per raggiungere quei luoghi ma si sentiva al settimo cielo sentendosi sempre più vicino alla sua agognata meta.
Cammina cammina, dopo diversi giorni giunse finalmente alle Montagne rocciose, era da poco passato mezzogiorno, il sole era alto già vicino alla vetta era in trepidazione, si sentiva a un passo dal cielo. Dopo alcuni minuti di osservazione, vide finalmente la maestosa Aquila. Lui era così piccolo e non sarebbe mai stato visto, pensò che se avesse trovato qualche nido, si sarebbe nascosto li e al momento opportuno avrebbe avanzato la sua richiesta.

Lo trovò e rimane fermo e invisibile per diverse ore, finché finalmente l'animale reale arrivò. Intimidito, prese coraggio e disse:
".... Mi scusi animal sublime, re dei cieli..."
L'Aquila sentì la voce ma non vide il suo proprietario.
" Chi sei? Esci fuori non ti vedo!!"
Con le gambettine tremanti, il grillettino saltò fuori e si presentò:
" ...ss...Sono ii-io...."
L'uccello abbassò la testa per guardarlo bene, dopodiché esplose in una sonora  risata:
" Ah ah ah ah ah! Un insetto!!! Cosa ci fa un insetto qui, in questo luogo impervio e per giunta davanti al cospetto di un Aquila! Deve essere un folle!"
"Si sono folle.... Ho bisogno del tuo aiuto e spero vorrai essere così gentile da concedermelo..."
"mmh...non solgo parlare con grilli che saltano fuori improvvisamente e fanno richieste..ma dato che per venir fin qui hai fatto un viaggio incredibile, mi hai incuriosito ascolterò la tua richiesta. Sentiamo..."
"Devo raggiungere l'irrangiungibile, voglio prendere la mia amata Luna, portarla sulla terra e vivere con lei ogni giorno della mia esistenza."
L'Aquila fece un'espressione tra il divertito e lo sbigottito.
" Non ti rendi conto grillo che è impossibile, vero? Non perderò altro tempo per simili sciocchezze!"
" Va bene...vorrá dire che mi rivolgerò a un'animale che sappia davvero volare alto, più in alto di tutti da toccare il cielo!" e finse di volersene andare.
L'Aquila si risentì e lo fermò " Come osi sfidarmi!?  Il cielo non ha segreti per me, è mio territorio!"
"Allora stanotte portami dalla Lei! "
" Va bene, stupido grillo, proverò a portarti dalla Luna ma non dovrai proferire a nessuno del nostro incontro né tantomeno dell'impresa, non dovrai volare mai più in tutta la tua vita!"
Accettato il patto, il grillo salì sulla groppa del volatile e volarono in alto,molto in alto, i paesi  le case, gli alberi, i fiumi, sembravano tutti dei punti e delle linee piuttosto indistinguibili nella nera notte.
Il cielo era pieno di stelle e la Luna nel pieno del suo splendore appariva sempre più vicina.
L'argenteo astro se ne accorse e si andò a nascondere dietro le nuvole che la avvolsero subito.
:"... Vola....vola, più su!" urlò disperato all'Aquila che eseguì l'ordine, nel frattempo le nuvole avevano quasi totalmente ricoperto la Luna e la notte diventò più profonda e oscura.
:" C'è sempre più buio...e ci sono le nuvole, non possiamo attraversarle, ci perderemo!! - ammonì l'Aquila.
:" Dobbiamo passarle, andiamo!!! - urlò il grillo.

Entrarono nella nuvola, il buio era ormai completo, non si più vedeva nulla, l'aria era irrespirabile, l' Aquila perse i sensi e si lasciò andare  in picchiata verso il basso, il grillo si staccò e cadde sulla foglia  di un albero.
Svegliato dalla rugiada, diverso tempo dopo riaprì gli occhi. Si guardò intorno, nessuna traccia dell'Aquila e la Luna si era lievemente affacciata dalla coltre scura, come preoccupata il piccolo insetto.
Lui la guardò ancora. Cominciò a cantare il suo amore, il suo dolore. Gli altri suoi simili lo udirono e si unirono alla sua straziante voce. Il coro arrivò alla Luna che commossa uscì dal nascondiglio e si mostrò in tutto il suo splendore, piena, immensa e pianse polvere di stelle che, cadendo su alcuni insettini degli alberi, li rese luminescenti.
Lo spettacolo era meraviglioso, la luce lambiva ogni cosa, gli alberi si accesero magicamente di piccole luci pulsanti. Il tutto si rifletteva nel piccolo fiume che sembrò prender vita sotto l'arbusto.
Il grillo era emozionato ma nulla poteva colmare la mancanza della sua amata, che non era riuscito nemmeno a sfiorare.
Guardò l'immagine della sua amata ondeggiare sull'acqua e venne illuminato al suo riflesso. Con folle guizzo, non ci pensò due volte, saltò più in alto che poteva.
Il suo corpo sembrava una piuma che piano piano volteggiava nell'aria in una vorticosa danza che inesorabilmente lo trascinava giù, ma lui era felice, finalmente si sarebbe immerso nei suoi raggi, avrebbe finalmente potuto essere tutt'uno con Lei, quel desiderio irraggiungibile in cui annegava senza opporre resistenza alle piccole ninfe-onde che lo cullavano trascinandolo sul letto del fiume. Un'ultima occhiata serena e sorridendo si accoccolò sul fondo.


Da quella notte, ogni estate i grilli cantano per ricordare  la sua triste storia, talmente dolce che è diventato un canto d'amore, nacquero le piccole lucciole che da allora vestirono la natura di allegre pulsanti luci e quando c'è la luna piena,ogni  specchio d'acqua, fiume, lago, mare, oceano, risplende un po' di più, in un mutuo scambio di bagliori carezzevoli e chiunque passi per tali paesaggi, riceve quella magia.

giovedì 5 luglio 2012

Pioggia

Pensieri scendono lievi poi sempre più forti.
Un profumo di erba umidiccia rinfresca le memorie e l'anima sospira.
Il cuore, leggero, bambino, corre saltando sulle pozzanghere,
giocando a rincorrere un bagliore lontano timidamente nascosto.

Brividi di freddo che sussurrano al cuore abbracci
in avvolgenti tiepide reminiscenze.
Sorridendo, sonnacchiosi in un pallida luce.
Luce e oscurità si cercano
In uno spazio che sembra quasi al di là del tempo.

Attendo
Dissetandomi di gocce di memoria
Che brillano tra le mie mani.

Gemme preziose che illuminano il mio presente, mentre cammino verso il futuro.
Che adornano il mio essere.

Tesori del tempo che porto con me.
Sono me.



Misty Mood - Leonid Afremov

Leonid Afremov