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lunedì 29 maggio 2017

Diario di Luoghi e di Cieli - E' cominciato tutto così...

Premessa

Oggi  é l'anniversario di un avvenimento che ha "scosso" la mia e le vite di molti emiliani, il terremoto del 29 Maggio del 2012.
E' stato così forte che nella nostra mente tutti gli eventi sono ordinati in un 'prima' e un 'dopo', 
Dopo oramai sei anni, sono ancora in attesa, la mia vecchia casa é ancora un cadavere di pietra che attende ancora di essere abbattuto per poter rinascere.
Nonostante tutto quello che ho visto e ho passato e sto passando, nonostante le difficoltà, non mi arrendo e non voglio smettere di guardare al futuro con ottimismo, non standomene con la mani in mano, ma dandomi da fare e facendo tutto ciò che posso.

Ho fatto più volte il bilancio della mia vita durante e compresi che avevo tanto da ancora da fare em concretizzare, poiché nonostante ne avessi pienamente le capacità per alcune insicurezze mi ero bloccata nel realizzare i miei desideri e i miei sogni. Non solo nella musica, ma anche in altri ambiti, per esempio la scrittura.

Non ho mai avuto paura del terremoto e non ho mai avuto un momento di panico. Questa incredibile lucidità ha permesso di gestire diverse persone e situazioni attorno a me nei momenti più caotici, ma sentivo la necessità di esprimere tutto ciò che stavo vivendo, non solo per razionalizzarlo, ma per elaborarlo e mantenere il cervello attivo e pensante.

Da questa esperienza é nato questo Blog, ma non solo, si é tramutato in musica e anche in spettacolo.
Post dopo post, ho cominciato a prenderci gusto e a curare di più i miei contenuti, mi ha stimolato a migliorarmi.

Voglio sottolineare questo. Anche le esperienze più traumatiche possono diventare risorse e rielaborate in positivo. Richiede energia e fatica, ma si può fare.
E continuerò a farlo sempre.

Per l'occasione, vi propongo l'elaborazione del primo post di questo blog che ho usato per lo spettacolo.




E’ cominciato tutto così…

La macchina parcheggiata davanti al garage,
una borsa con vestiti da mettere in ordine,
scatole, ceste di oggetti vari da scartabellare per vedere ciò che serve e che posso portare via al volo.

Mille dubbi e pochi secondi.
Cosa prèndo???

Coperte, asciugamani ok, vestiti, computer…poi?
Ah no aspetta, e le foto?? I miei orecchini, souvenir di viaggi, cartoline, lettere care…E tutti i ricordi??
Un piatto lo posso ricomprare ma i ricordi no!

Dovrei prendere tutto con me. Tutti gli oggetti di una vita, e non posso.
Mi aggiro con sportine, valigie e scatole velocemente e senza manco più pensarci, mi fiondo a prendere ciò che a istinto sento di dover prendere.

Non so quanto tempo sia passato, gli istanti sembrano interminabili.
Mi fermo.

Seduta, rigiro emozioni e pensieri nel vuoto mentale sul da farsi.
Ascolto il vento che aumenta d'intensità in una gelida corsa che porta via anche il sole.

Mentre rifletto ascoltando l'eco delle mie stanze nascoste, penso e ripenso.
Ma…Dove diavolo ho messo la penna!?!
Ecco lo sapevo, la perdo sempre!” e comincio a frugare nelle scatole e nelle buste alla sua ricerca, o a qualcosa di simile, che possa lasciare un segno.

“Trovato! Ah…ma mi manca un foglio!”
Riparto a cercare, sperando di trovare un quaderno, magari a quadretti che sono i miei preferiti, ma trovo solo scontrini e cartacce troppo piccole e inutili ma insisto finché non trovo qualcosa di valido.

Sicuramente avrò tutto e di più da qualche parte, chissà dove…

Trovato il materiale sufficiente per quel mio bisogno impellente di mettere su carta ciò che sto passando,
comincio a scrivere, senza nessuna idea precisa. Così di getto.
Lettere, parole, pagine dopo, capisco cosa sto facendo, cosa ho tra le mani.
Un Diario.

Ho voglia di raccogliere le mie cose,
i miei pensieri sparsi tra scaffali di social network e pezzi di carta volanti caduti insieme a cocci di vita e di ricordi.
Pensieri e sogni che non ho mai messo in ordine pensando di avere tutto il tempo del mondo e ora ho paura mi sfuggano e volino via.

Voglio dare una scossa a questa testa, togliere i calcinacci, uscire da questa nebbiosa polvere in cui mi sento involontariamente immersa e mettermi all'opera.

Non voglio perdermi. Ogni parola è il sasso che segna il mio percorso attraverso questi sentieri tortuosi, per rimanere presente a me stessa

Questo è il diario di luoghi e cieli;
attimi, istantanee emozionali,
di luoghi dentro e fuori di me, di cieli che hanno avvolto sogni e orizzonti lontani,
di tutto ciò che un viaggiatore può portare nei suoi occhi e nel suo cuore.

Questo è il mio viaggio. La mia storia.

Pronti a partire?

mercoledì 10 luglio 2013

Dentro i miei vuoti: Tramonto tempestoso




Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali

Kennie guarda il tramonto dal balcone dell'appartamento della nonna, a Cavezzo.
Vigoroso, vivido, passa con nonchalance davanti ai suoi chiari e pensierosi occhi.
Ricorda ancora quando, tanti anni prima, da piccola prendeva la reflex del padre e si metteva a fotografare quei tramonti.
”Diventerai una grande fotografa” le diceva mentre le accarezzava vigoroso la sua testolina dorata.

Pochi anni dopo in lei si animò una grande voglia di indagare, di scoprire la verità, di raccontare le ingiustizie che viveva,  che fotografare non le bastò più e cominciò a scrivere.
Dai giornalini scolastici, ai veri e propri articoli per il gazzettino studentesco alle superiori, per continuare studiando scienze della comunicazione all'università.
Stage dopo stage, riuscì a distinguersi e ad ottenere un posto all'interno del giornale provinciale, confezionando articoli di cultura e spettacoli, ma alle volte dava una mano al suo collega di cronaca nera, Adrian, più grande di lei di una decina di anni, coetaneo e amico d'infanzia del fratello, scomparso senza lasciare tracce da anni. Dieci anni. Fu il motivo che la spinse a diventare giornalista, nel tentativo di approfondire la scomparsa del fratello e la ancora più dolorosa e misteriosa morte della madre, avvenuta quando era appena undicenne e di cui non ricorda nulla se non ciò che le diceva il padre ma che non l'ha mai convinta. Adrian gli é sempre stata vicina, come fosse il fratello, aiutandola anche nella sua inclinazione giornalistica.


Kennie poggia le braccia sulla vecchia ringhiera del balcone.
Guarda in basso e le sovviene il ricordo lontano di una sensazione fisica di un'attrazione al vuoto che aveva avuto anni prima. Era persino arrivata a pensare che aveva guardato il nulla negli occhi e viceversa, in una sorta di attrazione fatale che la stava scuotendo. Si strinse e pensò di essere felice di essere ancora li a raccontarselo.

Mentre in silenzio i suoi pensieri chiacchericciano come una comare pettegola indesiderata che non vuole proprio tacere, l'aria si agita violentemente, passa una tromba d'aria in lontananza.
Kennie la guarda avvicinarsi, si tiene forte con le mani alla ringhiera ma non demorde dal rimanere li e a continuare a guardare che succede. Vuole guardare negli occhi il tornado.
Il vortice ballerino si allontana con leggiadria come nulla fosse.
Anche lei come nulla fosse lascia la presa decisa ai ferri e riposa le braccia sulla ringhiera.
Guarda di nuovo su, il cielo.


La tempesta ha appena ridestato i colori che si sono accesi in uno spettacolo mozzafiato. 
Si dà il meglio, o il peggio, in situazioni estreme. Le nuvole lo sanno bene, e passano cariche e scure, per sciorinare fiumi di parole acquose. 
Fluttuano incorniciando il tramonto, leggiadri batuffoli, come se qualche mano sapiente avesse potuto montarle a neve creando delle noci spumose che ondeggiano felici nei colori e nell'aria, incuranti  delle storie e dei dolori di coloro che stanno sotto, laggiù, indaffarati con la vita, talmente presi e oppressi dall'esistenza che non fanno caso a questa meraviglia abbagliante.

Alcuni però volgono lo sguardo all'insù, speranzoso, come in preghiera silente del buio verso la luce.

"Loro, le morbide nuvole, non lo sanno, non hanno colpa dello schifo che sta sotto!" pensa arrabbiata.
"Non hanno colpa se la terra balla imitando il vento, volendo correre con esso, trascinandosi sia vite, case, edifici..."

Nonostante lei abbia odiato quel paese, non è rimasta indifferente quando é passata per la via centrale e ha visto un nuovo paesaggio che quasi non riconosceva.
Era abituata a certi spazi in cui l'occhio non andava oltre, fermandosi ai massicci edifici che bloccavano anche il sole e facevano ombra. Edifici massicci, ciò che si pensava fossero. Quando la realtá venne'smossa' poi rivelò tutt'altro...

Lo sguardo ora poteva andare oltre. Approfondiva, in squarci profondi. Ferite profonde per chi come lei conosceva bene quei posti. Per chi come lei ci aveva passato l'infanzia e l'adolescenza.
Il bar della domenica, la cartoleria, la fermata del bus. Luoghi di incontri e scontri, tutto demolito. Ora é solo una piana che lascia spazio al sole e agli occhi che ora vedono spazi a 500 mt di distanza, contro i 5 a cui erano abituati a fermarsi.

Senza rendersene conto immersa nei suoi turbamenti, è passata già più di mezzora.

Il sole che appena appena spunta da uno spiraglio, dona sfumature molteplici che cambiano col tempo e con la consistenza della nube. Il vento sembra asciugare le sue lacrime insivibili. 
Lacrime che si sono bloccate dentro e si aggiungono alle altre pietrificate. Le lacrime. Dentro. Pietrificate. Pezzi di pietra che pesano sempre di più sul cuore. 
Il volto é fermo in un'espressione indescrivibile, tra il serio, solenne condita con un filo di incazzatura e determinazione.
La sua mente continua a parlarle come fosse una vecchia pettegola che continua a blaterare e che lei sembra non ascoltare.


Starnutisce
Le sembra di aver starnutito pezzi di cervello dal naso, tanto è la forza e il dolore alla nuca. Si sente quasi male. Come se mancasse qualcosa. 
La sua pettegola smette improvvisamente di blaterare. Si ferma. 
”Stai bene?" chiede. Non la ascolta. Si siede e continua a guardare il tramonto.

Il sole piano piano si sta ritirando.
I batuffoli, che prima si stagliavano baldanzosamente dal fondo con sfumature pesca accesa, passano a un grigio/azzurrino cupo e hanno rallentato il passo.
Kennie pensa che hanno lo stesso un grande fascino anche coi riflessi smorzati.
Le torna in mente quando la madre dipingeva cieli. Quando fotografava da piccola. I luoghi del sua infanzia. Suo nonno, caporalmaggiore, la sua moto su cui sfrecciavano veloci, la macchina massiccia e bizzarra che faceva finta di guidare.
Nel mentre è immersa in questi pensieri, una voce la fa tornare al presente.

”oh....Chiara...Tutto bene??”
Sentire il mio nome reale é raro quanto bello, sopratutto se a pronunciarlo è la soave vocina di mia zia.
”E' da un'ora che sei sparita e ti ritrovo qui cosí. Mi hai fatto venire un colpo! Tutto bene?”
Annuisco. Non ho proprio voglia di parlare.
Ho una fitta a sinistra lancinante. Il cuore mi pompa lacrime che si bloccano, si pietrificano, non riescono a uscire. Vorrei, giuro, vorrei, non riesco. I miei luoghi interiori sono massicci, non fanno indugiare oltre né sguardi, né emozioni.

Devo completare questo quadro. Mancano troppi tasselli.


Devo capire che é successo.
Costi quel che costi.

Il vuoto mi guarda
Il vuoto mi chiama nei miei sogni
Mi chiama. Insiste.
Non riesco a resistere.
Ha assorbito l'arcobaleno
Anestetizzato da fiori e spine
Il mio strazio pulsante giace esanime
Forse urla. Forse non più.
Il vuoto mi abbraccia
Mi porta a sé 
Sto annegando nel nulla
sgocciolando sangue incolore

giovedì 30 agosto 2012

Tras-loco / Pa(e)ssaggio (in) mo(vi)mento: Nuova Casa, Nuova vita

29 agosto 2012 ore 1:02
Fra poche ore si comincia il trasloco.
Dovrei dormire ma è inutile, la mia testa è in movimento, pensa e ripensa, flash del passato e riflessioni sul presente.
A volte son talmente demoralizzata che persino le mie parole mi sembrano vuote.
Quando lo penso, le stesse parole, forti e pungenti rivolte ad una cara amica per farla reagire, ritornano a me, con un eco e un volume più forte.
È un buon esercizio far forza agli altri.

Avevo programmato, diverso tempo fa, che avrei dovuto far ordine tra le mie cianfrusaglie in casa e nel garage. Ho sempre rimandato, per pigrizia o forse perchè non ero del tutto pronta, un bel po'sono riuscita a farla in questi anni, sopratutto dento di me.
A volte non riusciamo a staccarci da un oggetto perchè diventa la proiezione di un periodo della vita, di una persona, di un ricordo.
Per staccarcene, o semplicemente per capire se obbiettivamente serve e/o è inutile bisogna avere luciditá e del sano distacco, caratteristiche che si hanno se tutti i garbugli interiori sono risolti, altrimenti bisogna fare ordine dentro prima.

La mia camera interiore era davvero un caos allucinante, non si trovava nulla, manco me stessa ma con fiera soddisfazione, misi in ordine e scoprii di avere qualitá e virtù che non credevo di possedere. È stato un bel percorso.
La mia stanza esteriore seguì, ma col tempo e gli anni, un po' perchè cambiai camera trasferendomi al piano terra più comodo e fresco, un po' per la mia indolenza e nota tendenza al disordine , si cominciarono ad accumularsi le cose.
"Dai st'estate mi ci metto!" ripetevo alla rassegnata madre e a me stessa...ma ne son passate varie e dovevo metter ancora mano al garage...

Da domani mi passeranno davanti pacchi, sacchi, vagonate di cose che devo mettere in ordine, buttare, conservare, regalare. Colgo la palla al balzo, adesso mi libererò delle cose inutili e so giá che al prossimo trasloco mi sentirò più leggera, meno ingombrata dal passato e pronta per ricevere il futuro.

Sono nel mio splendido nuovo giardino. Quando son qui mi sembra che il tempo non esista, mi dimentico pc e cellulare su e scendo a spazzare, a inaffiare le piante, gli alberi e la terra, a far quattro chiacchere con le persone del paese che prima non conoscevo.
L'altro giorno ho imparato un nuovo metodo per innaffiare le piante.
Un dito sul foro di uscita del tubo dell'acqua ed ecco che si ottiene la diffusione del getto d'acqua in una mini pioggerellina. Con un gesto così semplice si otteneva un effetto così utile e scenografico!
È stato divertente, son partiti gli scherzi e i gavettoni.
Facendo molto caldo, ho pensato di sfruttare l'effetto pioggia-doccia su di me, ho rivolto in alto sopra la mia testa e l'acqua gelata mi ha rinfrescato poco dopo.
Mi giro....e vedo.... Un arcobaleno!!!
Il sole che filtrava dall'albero con l'acqua ha creato questa meraviglia.
"L'arcobaleno può spuntare ovunque e quando meno te lo aspetti!" ho pensato. 
"Non solo il cielo ha l'esclusiva dei fenomeni più spettacolari...qualche volta accadono sulla terra!

Come accade che dopo tanti lunghi anni un giardino si rillumini di felicitá e di candele dopo anni di dolore e solitudine.
"Ma quanta bella gioventù!" a voce alta ripete più volte Mordina mentre vede i miei amici passare e io felice con lei la guardo sorridendo teneramente, immaginando che sarebbe talmente affettuosa da abbracciarseli tutti come fossero nipotini.

Ho capito una cosa...
Le serate più belle nascono da cose semplici, da tre tavolini, candele e pizza o da un locale con musica a palla che persino con la pista vuota si carica perché c'è l'ingrediente speciale e indispensabile: una bella compagnia, formata da persone vere, semplici, sorridenti che più volte mi hanno offerto il loro aiuto per il trasloco, amici veri che stanno condividendo con me questo periodo difficile rendendolo persino magico.
Non potevo inaugurare la casa meglio di così!

Pensieri in volo..nel mio cuore



Prima di terminare voglio scrivere due pensieri molto belli di due mie amiche che meritano di essere letti!

Poesia in rima di Jessica, scritta il 22/08/2012 quando è venuta a trovarmi nella nuova casa

Sono qui in confidenza
Con un'Amica che ha molta pazienza
È simpatica, eccezionale
È per me molto speciale

Non fare quella faccia da emù,
Sì sì sei proprio tu!
Sei una persona straordinaria
E non ti sei mai data dell'aria
Sei per me un punto di riferimento
Quando mi disoriento
Come la stella polare per i marinai
Che col suo luccichio ti toglie dai guai

Sai essere una buona amica
Anche quando a volte pungi come un'ortica

Ma lo fai per il mio bene
Perchè vuoi che abbia giornate serene

Ma torniamo al punto della situazione
Sono felice che hai trovato una bella sistemazione

Una cucina, un gabinetto
E una sala che da al famoso giardinetto
Che a te piace assai
Magari un giorno ci pianterai un bonsai

Festaggiamo con un tet a tet
E magari con un ballet
Questo evento improvviso
Che ti ha positivamente arriso!

Per fortuna a questo mondo
Esistono persone con un cuore grande e tondo
Chiamali angeli o come vuoi
Ma ricorda che senza di loro son cazzi tuoi!

Sono felice hai un tetto
E per l'inverno un caldo letto
Ti sono vicina in questa difficoltá
Perchè so come ci si sta

Ricorda che per qualunque necessitá
Io sono sempre qua o meglio la...
Insomma qua o la
Non hai che da chiamá!

E questa volta la fola non è finida
Ma appena cominciata
Con questa magnifica serata
Tutto in salita ora ci aspetta
Ma non avere tanta fretta

Vivi ogni momento della ricostruzione
Con sorriso, rabbia e passione
E quando saremo in cima senza fiato
Ci godremo il panorama mozzafiato

Dai Ely ce la faremo
Perchè forti noi saremo
Basta un po' di buona volontá
E un'amica come te qua.

Ti voglio bene!
Non lo scordare mai!
Jessy



Questa invece l'ha scritta Elisabetta, una ragazza che ho conosciuto da poco ma con cui ho legato molto, è mia allieva ma sopratutto mia amica.

29/08/2012 verso mezzanotte

Ci sono momenti in cui ti senti perso e credi che non verrai mai fuori da una situazione spiacevole.
Ci sono persone che si aiutano pensando che nella vita c’è di peggio…è davvero così! E pezzo dopo pezzo rimettono insieme i cocci e si rialzano. Altre persone invece si lasciano soffocare dal dolore e “non riescono” ad andare avanti. Io appartenevo a quest’ultima categoria…e non ho paura di dirlo pubblicamente. Cazzo me ne frega :) mi sono lasciata soffocare per una vita intera, per cose serie e anche per cazzate. Dico appartenevo, perché mi sono guardata dentro e ho capito dove sta l’interruttore.

Un giorno a lezione Elisa mi ha detto: chiudi quel “Do”, con un gesto della mano, “non tremare, non scivolare giù” Do e chiudi. Do e chiudi. E una volta a casa…dentro di me ho pensato che Quel “Do”, quel sentimento soffocante, quella preoccupazione, quel dolore, quell’angoscia li posso spegnere quando voglio, devo solo trovare l’interruttore e girarlo. “TURN IT OFF”.
Pensalo in testa, non in gola, pensalo là in alto.
Dedico questo pensiero a tutti gli amici vecchi e nuovi che ci sono in mezzo e non sanno come uscire dai propri guai. Girate l’interruttore…chiudete quel “Do”.
Le esperienze di questi ultimi mesi in Emilia ci hanno insegnato che la vita è troppo breve per perdere tempo soffrendo. Che la vita è imprevedibile perché un giorno ti fa sentire in paradiso anzi in KinderParadiso :) …il giorno dopo ti può letteralmente crollare sulla testa, cazzo non vi viene voglia di vivere ogni singolo momento al massimo? Come se fosse l’ultimo! Una canzone che ho sentito da poco ma che “sento” e mi piace già da morire dice: “volere è potere”…cazzo allora “Vola! Dai non aspettare! “ Non c’è niente nella vita, niente che succede per caso, una batosta, una botta di culo, un incontro, un incrocio di sguardi. Niente è casuale e tutto ha un senso e una logica. Tutto può far male, ma tutto insegna e dipende solo da te quello che succederà domani, se vorrai alzarti triste, sconsolato e con gli occhi gonfi, oppure carico per affrontare una giornata nuova, anche se magari è di merda. Chissenefrega, prima o poi torna il sole. Chiudi quel “Do”.




Grazie di cuore amici miei, Jessy, Betta, Ramona, Vik, Laura, Babi, Biccio,Reggio e le acciughe snack :), Anna, Vero, chi mi ha fornito di strumenti forti per andare avanti sempre e nonostante tutto, le altre persone che sto conoscendo e con cui sto collaborando..e quelle che conoscerò!
Grazie ragazzi!

Un abbraccio enorme!!!






















lunedì 6 agosto 2012

Sempre e comunque. La dignitá e la forza della vita

Ero all'asilo nido di Cavezzo dove stava inizialmente mia nonna per il terremoto.
Non potrò mai scordarmi una vecchietta, con l'asma, il macchinino attaccato che si spostava col girello per gli anziani. Si prese la sua sedia e se la stava spostando in una zona più ventilata.

Una volontaria si stava giá alzando
"Serve una mano signora?"

Lei senza neanche parlare, fece un risoluto segno di negazione con la mano e continuò a spostarla finché pian pianino si fermò nel posto per lei congeniale e si sedette.


La dignitá e la forza di una persona che nonostante tutto va avanti.
Dall'altra vedo tanti invece fare la parte faticata per essere compatiti e lamentarsi per futili motivi, senza ringraziare la fortuna che hanno avuto.

Bisogna rimboccarsi le maniche e andare avanti.

Sempre e nonostante tutto.


giovedì 5 luglio 2012

La staffetta del phon. Ieri dicevi domani.

Il viaggio incredibile di un semplice phon 
Finalmente una doccia!!
Un paio di giorni tra corse, caldo, freddo e sudore.
Paure, tensioni, volti, occhi vuoti e impauriti appiccicati nervosamente alla pelle.
Quando finalmente riuscii a farmi una doccia non mi sembrò vero di potermi sciacquare.
Sperimentai per la volta che pur essendo quasi giugno, c'era freschino la sera e per asciugarmi i capelli necessitavo di un phon, che girava tra S.Felice e Mirandola.
E ora serviva anche a me, nella mia piccola frazioncina di Novi.

"Pronto Je. Purtroppo devo richiederti indietro il phon...."
"Tranquilla, qui ora ci sono. Hai bisogno di qualcosa?"
Istintivamente ci venne un po' da ridere.Entrambe senza casa, lei dal 20 e io dal 29, con questo phon a fare da staffetta di due momenti. Due scosse. Due posti. Due vite.

Chi l'avrebbe mai immaginato mentre compravo quel piccolo phon da viaggio per lei, il 21 maggio, che l'avrei usato io alla fine!

Ancora ignara di tutto ciò che sarebbe successo, ma con una strana sensazione di countdown verso qualcos'altro che doveva succedere, lo portai alla mia amica insieme a quaderni penne e matite.
Mi disse :"È un'esperienza incredibile, che non vivremo mai più. Ho bisogno di scrivere per ricordarmi di questi giorni.".
Mi colpì questo suo desiderio. Divenne anche il mio.

Qualche giorno dopo, aggiunse :" ...Sai Elisa, noto che pagina dopo pagina, cominciano a diventare tante. Sto realizzando che stanno passando i giorni e che dovrò ancora star qui per tanto tempo!
All'inizio la tua mente pensa che è tutto temporaneo e veloce... Si fa fatica ad accettare che non è così...." e mentre cercavo di rincuorarla spronandola a pensare che magari prima dell'inverno avrebbero cominciato a metterle apposto la casa, mi guardavo intorno e mi rendevo conto che tanta gente aveva case distrutte e che purtroppo aveva ragione.

Ogni giorno si aggiungeva una nuova struttura e un nuovo gruppo di volontari.
La palestra non riusciva a contenere più tutti.

Poi arrivò la scossa del 29 Maggio e da quel momento anche io non avevo una casa e mi tornavano in mente le immagini viste i giorni prima. Mentre la terra bolliva e ci si accampava come si poteva, cercavo di realizzare la situazione, e una doccia. Eh si, quel phon ora serviva a me!
Mentre lo toglievo dalla scatola dell'imballaggio, sorridevo alla strana sorte di cui quell'oggetto era testimone.

L'avevo comprato per me e non lo sapevo!!!


Come in un film di cui hai visto un'anteprima, rivedi le stesse scene.
Dopo essere tornata alla vita grazie a una desiderata doccia,  passavo tra i gazebi che giorno dopo giorno diventavano sempre di più e sempre più organizzati e le pagine aumentavano.
Le parole della mia amica ritornavano, anche io mi stavo sempre più rendendo conto che non sarebbe stata una cosa veloce, ma non volevo crederci.
Ripetevo a me e agli altri che non era grave, che era questione di giorni e saremmo rientrati, mi drogavo di queste parole, purtroppo vuote. Le cose sarebbero andate diversamente.

Ricordo quegli sguardi indescrivibili che ci scambiavamo senza parole. Profondi.

I giorni passano, i minuti passano, i secondi passano. E mentre ci pensi sono già ieri.
[Alidi sul suo blog]

Purtroppo non si tornerà mai come prima. Ma si può ricominciare, meglio di prima.

Ci proverò, sempre.

domenica 10 giugno 2012

Resisti!

"Resisti!"
mi dicono spesso.
Riflettendoci,
guardando anche i paesaggi desolanti che ho davanti,
capisco che sembrano colpiti da un bombardamento.
Siamo in guerra, ma noi vogliamo vincerla.
Ci propongono di andare via, ma vogliamo rimanere.
Perché? Perché non vogliamo scappare, vogliamo ricostruire, tornare a lavorare.
Nonostante tutto quello che sta succedendo e lo squallore umano che sto vedendo, sto conoscendo un cuore e un'umanità incredibile, nei volontari e nei cittadini che si adoperano per sé e per gli altri che per fortuna lo supera.
Questo é lo spirito emiliano e sono fiera di averlo.
Forza!!!!!!!!

Anche gli anziani sono d'accordo...Questa è una guerra...