domenica 23 luglio 2017

Diario di Luoghi e di Cieli: La Panchina




Quando ero bambina solevo sedermi su una panchina e immaginare cosa c’era all’orizzonte proibito.

Altri posti?
Altre città?

La mia mente viaggiava fervida creando storie fantastiche.
Guardavo con curiosità le altre pensando alle persone che vi si erano sedute, ipotizzando i perché.

Magari una breve sosta di ristoro, o forse qualcuno come me, si sedeva, guardava la fine della strada e rifletteva. Tutte storie di passaggio sui binari della quotidianità che mi pareva straordinaria.

E anche ora la guardo e penso:
“Chissà chi o cosa aspetta silenziosamente quella panchina.”

Ha dato ristoro a fanciullesche corse, a viaggiatori distratti, ha fatto riposare speranze in attesa della prossima destinazione, ha ascoltato parole segrete, dolci e amare, fatto scivolare nel fiume tante gocce di ricordi, di sogni.

Questi sogni…

Abbandonati per debolezza in attesa di altri padroni, sono rimasti proprio là, dimenticati nel tempo, in solitudine in attesa eterna, senza sapere di cosa, di compiersi, forse con un altro treno-destino, con altri occhi.

Altri invece sono stati portati via, in altri luoghi dell'anima.
Altri ancora non ci sono più ma hanno lasciato il segno.
Si sono avverati.