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giovedì 1 agosto 2013

Bloody varnish Shoes : Intro

Grazie a Mike Philoshea per la gentile concessione dei suoi bellissimi disegni


'Bloody Varnish Shoes' é un racconto con tematiche e linguaggio adulto.
In questo blog verranno pubblicati dei piccoli assaggi. Seguite l'attivitá del blog per scoprire dove verranno pubblicate le parti piú spinte e l'intero racconto.
Riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali


Doccia. 
Acqua che scorre,pulisce, lava. 
Strofino il bagnoschiuma sulla pelle. 
Strofino e strofino ancora.
Acqua che scorre sulla pelle, pulisce, lava. Vorrei togliesse tutto il mio sporco. Dentro. 
Strofino profondamente, vorrei squarciare anche la mia pelle. Vorrei sciogliesse anche l'alcool che ho in corpo e che mi fa perdere contorni, spazi ed equilibri. Che annega onde di ricordi. 
Strofino, strofino....strofino ancora. Vorrei mi lavasse da tutto il mio marciume. Dentro.


Le mani insistono, le dita premono ossessivamente per togliere qualcosa che non si può togliere. É fottutamente dentro.



Sono stanca, la mia pelle è stanca. Anche la mia anima é stanca. 
Non sa più dove stare. Non sa più chi é. 
Non ricorda.


Si dice che l'acqua abbia memoria. 

L'acqua, il fluido piú adattabile, ha memoria di ció in cui era contenuta, della temperatura, del freddo, del caldo.
Della pelle che sfiora.
Sa più lei di me.
Se potesse parlare potrebbe raccontarmi tante cose, che non mi tornano.


Le mani insistono, le dita premono ossessivamente per togliere qualcosa che non si vede.
Che é dentro.

Sono stanca, la mia pelle è stanca. Anche la mia anima é stanca. 
Non sa più dove stare. Non sa più chi é. Non ricorda. Vuole fuggire.


Mi guardano, mi fissano. Con la loro rilucenza rubino. 
Con la sensualità perversa e sanguinosa di chi ha mietuto troppe vittime. 
Dannate scarpe, anche loro sanno! 
Sono l'unica stronza che non sa.

...sogni...risvegli...sguardi ammiccanti...sorrisi compiacenti...
Non capisco.

Oppure non voglio capire?  
Dovrò, per forza. Non posso più nascondermi.
Sopratutto a me stessa. 






martedì 11 settembre 2012

Arcobaleni improvvisi


Agosto 2012, nel giardino della nuova casa.

Mordina, l'amorevole padrona di casa che vive al piano di sotto che per me é già diventata una seconda nonna, mi insegna un trucchetto per innaffiare le piante più velocemente, mettendo un dito sul tubo dell'idrante il getto dell'acqua si  diffonde a doccia.
Non solo; si crea una pioggerellina deliziosa che uso subito per rinfrescarmi divertita. 
Sbalordita intravidi dei colori, un gioco di getti e riflessi colorati tra gli alberi. 
Un arcobaleno può spuntare quando meno te l'aspetti!


"La depressione è quando non riesci a provare l'arcobaleno dei sentimenti" mi dissero una volta tanto tempo fa e mi é sempre rimasta molto impressa.
Mi figuravo questi colori emozionali e mondi in bianco e nero, tendenti al buio, che nel tempo avrei non avrei mancato di visitare.

Una mia amica, riflettendo sul suo astuccio della scuola ripreso da casa sua scrisse:

"...Ad un certo punto mi sono fermata a riflettere osservandoli bene mi sono accorta che il primo che ho sistemato è il bianco mentre al capo opposto c’è il nero, quasi mai usati,  con la punta ancora affilata. Essi sono i colori con cui vedo il mondo ora: tutto per me è positivo o negativo, bianco o nero, ma in mezzo ce ne sono tanti altri bellissimi! Ho capito di sbagliare qualcosa nella mia visione della vita perché può tingersi di ogni sfumatura intermedia, di tante tonalità, non solo giallo, marrone, blu, fuxia e verde, che sono i più consumati.
Nel mio cuore e nella mia testa invece è il contrario, credo di “aver tirato fuori dalla scatola” solo il bianco e il nero, non riesco a vedere le sfumature del mondo ora, ma un passo avanti oggi l’ho fatto: ricordare che ci sono. Devo solo ritrovarli per far ritornare a colori il mio quadro!"



Io penso che la realtà sia una, ma abbia infinite sfaccettature; a seconda del punto di vista cogli un aspetto rispetto a un altro, e alle volte siamo noi stessi a portare degli "occhiali" che ci  disturbano la visione o la  alterano, invece di indossare quelli che potrebbero amplificarne le sfumature. Molto spesso guardiamo solo per contrasto, luce e ombra.
Nessun oggetto é mai completamente illuminato o al buio e anche i colori non sono sempre così puri e netti. L'arcobaleno ne é una prova, un passaggio cromatico in cui é difficile capire dove comincia e finisce uno piuttosto che l'altro, ed oltre alla varietà dei passaggi, é anche questo che ci incanta.

Per me anche la vita é un passaggio, un oscillare ciclico tra bianco/nero, luce/oscurità, colori, tra emozioni e stati d'animo che si evolvono in qualcos'altro, ma tutto é necessario e utile.
In bianco e nero osservi di più i gesti, le forme nella loro essenzialità, nel fluire dei colori l'intensità cromatica.
Anche i periodi più "bui" sono in realtà fucina di qualcosa che verrà, brulicante trasformazione che ha bisogno del niente, del silenzio.
L’imperfezione della vita crea un equilibrio - disequilibrio dinamico, movimento rigoglioso, paesaggio vivido e vitale che crea, che é bellezza.