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domenica 13 ottobre 2013

Dentro i miei vuoti: Maschere


Dentro i miei vuoti' è un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. E' un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali

Il mio cuore scalcia.
Punta il tacco e perfora l'anima.

Non respiri, scavi dentro di me.
Ti ho di nuovo tra le mie braccia.

Di nuovo in me.

Vuoi sfondare tutte le mie porte e non lasciarmi nulla,
Penetrarmi l'anima lasciandomi il vuoto quando te ne andrai.

Provi a rivestirti di bugie e chiacchiere, la confusione ti nasconde da te stesso
E nella nebbia dei tuoi pensieri ti sei perso e non vuoi ritrovarti,
ma non mi hai lasciato nell'oblio, segui i miei passi, mi vieni incontro e mi rapisci alla logica spazio tempo stringendomi, afferrandomi in questa immensa nuvola che ci avvolge.
Abbracciami. Prendimi.
Ti vedo, sei qui.
Non darmi spiegazioni inutili che noi ben conosciamo.

Sono finiti i giochi ma continuiamo a nasconderci da noi stessi. Da noi.
Togliti la maschera, lo sai, ti vedo. So chi sei.
Io? Non riconosco la materia del mio viso, epidermide o cartapesta forse si sono fuse.

Mi disegni il volto di carezze e senti l'umidità delle mie emozioni
Gocciolano lente e silenziose, 
In punta di piedi sono sfuggite dai cancelli che hai distrutto.

"Ti ho fatto male?" chiedi.
Con un sorriso agrodolce "Sono altre le cose che fanno male...."

Poi, di nuovo sola. Incantata dai bagliori delle candele.
Fredda stanca notte, ma lo sguardo avvolge le fiamme.
Ipnotizzata le tocco e mi brucio le dita.

Un'oscurità segreta che incornicia i miei inconfessabili pensieri.
Bruciano, fanno male, ma non riesco a smettere di guardare e toccare. 
Non riesco a smettere di guardare la danza abbagliante guizzante che avvolgono il buio.
Voglio ancora sfiorare, voglio ancora toccare.
Forse non sento più dolore.

Subito quasi non sento nulla. 
La notte mi contorco, mi struscio al cuscino, al letto che sembra essere divorato, straziato dalla mia fame, dalla mia sete.
Mi sono bruciata. Dentro.
Ma sono ancora ipnotizzata dal fuoco.

E ora?
Mi hai dato in pasto al tempo. Mi hai dato in pasto ad altri desideri affamati.
In pasto a domande che sembrano senza risposta.
Vado avanti, anche se devo portarmi un cuore pesante  che non riesco ad estirpare.




sabato 10 agosto 2013

Dentro i miei vuoti: La notte delle stelle infrante e dei sogni cadenti

Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone reali sono puramente casuali

Colonna sonora di questo capitolo:  Fill my soul

Notte di S. Lorenzo

Una pallida luce fa ancora capolino prima di congedarsi. 
Manca ancora qualche ora prima che si spenga e si apra il sipario su uno spettacolo grandioso. 
Piccoli guizzi che giocheranno col buio scivolando via in un baleno, terminando un percorso splendido e lucente.
Come i nostri sogni, belli, radiosi. Pronti a brillare più di altri. 
Pronti a darci le indicazioni dei nostri sentieri e guidarci verso mondi nuovi.
Molti, troppi però si infrangono, come gocce di pioggia. 
Cadono e svaniscono e ci lasciano il vuoto.
Altri invece si avvicinano nella trepida attesa di farsi afferrare.


giovedì 8 agosto 2013

Dentro i miei vuoti: Pioggia

Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone reali sono puramente casuali
Soundtrack  Fragile - Sting
Soundtrack  Your Rain - Exilia


Pioggia, ti attendo.
Pioggia, amica, profumo leggero d'infanzia,
Nascondimi tra le tue pure gocce lucenti
Innaffia questa terra
Arsa d'estate
Arsa d'amore
Prendi con le tue fresche bagnate mani
Il calore dei miei ricordi
Anche i colori sembrano scivolare via tra i tuoi specchi d'acqua
Rimane la solitudine dei tratti disegnati sul vetro
Rimane la malinconia di scie che non dovrebbero più incontrarsi

Pioggia, amica,
Nascondi  questi segni gocciolanti tra le tue perle di rugiada

La terra si disseta profondamente del tuo dolce pianto,
ti ascolta solerte nel tuo gemere melodioso,
Che accoglie dentro di sé.


Pioggia, 
Permetti che, se dovrò andare via,
I miei passi si confondano leggeri col tuo scrosciante canto.
Non turbare il sonno, lascia andare i miei occhi e le mie mani via dal tuo ipnotico oscuro sguardo,
Libera il mio cuore dalle catene del tuo buio
Permettimi ancora di sognare.

Andrò via come sono arrivata, in silenzio.
Non sarò più speciale, non sarò più importante. Tornerò a essere nulla.

Avvolgimi ancora, 
bagnami di estasi e strazio, 
dissetami d'emozione, 
fammi bere affetto dal tuo volto ancora una volta,
prima di svanire con queste gocce.



Dentro i miei vuoti : Segni



Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone reali sono puramente casuali

Segni come passaggi.
Paesaggi passionali. 
Di bisogni.
Di desolazione.

Come due estranei che sorvolano
Le tangenziali dell'intimità 

Segni come passaggi.
Strade, tangenziali e autostrade emozionali sul corpo.
Tracciate da denti carnivori, bocche affamate, mani frementi.

Segni come passaggi.
Alcune si dirigono al fegato, allo stomaco, al proprio sesso. Altre al cuore.

Segni come passaggi.
Che diventano ferite. Cicatrici. Ricordi. Indelebili.
Permanenti. Come tatuaggi invisibili di cui beffarda la sofferenza ci ricorda l'esistenza.
Segni come ferite. Della vita.

Segni come indizi. Paesaggi sempre più vividi. I miei incubi diventano più chiari, cominciano a parlarmi, spiegarmi. Forse sono io che finalmente sono pronta ad ascoltarli. Ad affrontarli.

Segni taglienti. Vetri che addentano cuoio umano. Passaggi dal dolore al calore affilato. 
Per scavare nei propri vuoti. Cercando qualche goccia di sensazioni.
Dai polsi dove la linfa é più pulsante. Dove forse é rimasta un briciolo di sensibilità.
Il dolore scivolerà meglio. Le squame di cemento solcate, squarciate, sentiranno finalmente qualcosa.

O per immergersi dentro, per annegare dolcemente, non respirando più.

Quella donna nella vasca.
Così familiare ...

Il vuoto mi graffia
Squarcia le mie carni putride

Sto annegando nel nulla
sgocciolando plasma incolore


Mi sto addormentando o sto già dormendo?

Il sonno lacrima i suoi spasmi
contorcendosi nei suoi cunicoli
mi celo nel buio
gradini che si aprono facendo perdere i miei passi....
Cercano un nuovo cammino nel nulla...

di nuovo una voce che riecheggia nel vuoto,
e si chiede se esiste.

Un urlo,
una mano che disperata si aggrappa alle ombre

Il freddo dentro di me
gelo che mi afferra insinuandosi nelle mie vene

L'eco della voce
La mano che si aggrappa
Si aggrappa a me
La voce che risuona nelle mie orecchie parole che non riesco a distinguere.
Si fa tutto più forte, la voce, la mano.


Mi sveglio di soprassalto. La gola mi brucia, mi sembra di sbavare acido.
La mano  sinistra mantiene il mio petto  come per non far uscire il cuore. Come se bastasse.
C'é fresco. Approfitto per farmi una tisana per calmarmi. Elena studia erboristeria e mi ha insegnato un sacco di cose sulle proprietà delle erbe. Sono le 3 di notte. Acqua sul fuoco, preparo l'impacco benefico e poi al momento opportuno rilascio in infusione. Bagno nervosamente l'impacco nell'acqua.
Mi accarezzo il collo e scendo sui seni. Osservo con soddisfazione che il destro ha ancora il segno..il suo segno. Mi é rimasto solo quello ora e vuole rimanere ancora un po' con me e lo accontento coccolandolo un po' sfiorandomi e sorridendo ripensando all'ultimo focoso incontro.
Abbassando il braccio vedo altri segni sulla parte interna. Cicatrici. Ferite varie. Quelle purtroppo non evocano bei ricordi. Sono segni di battaglie. Contro me stessa.

Quella donna nella vasca...
non sono io, o si?
Ha un non so che di conosciuto...
Anche lei segnata.

Mentre ripenso a possibili collegamenti, mi arriva un messaggio sul cellulare. Anonimo.


”Anche se sono lontano e non mi vedi, sappi che ti voglio un gran bene piccola mia”

Non è la prima volta. Sono sette anni che ogni tanto mi arrivano.
Sono sicura, é un segno che mio fratello é vivo e mi pensa, da qualche parte.
Devo trovarlo. Devo capire cosa c'é sotto, ad ogni costo.

Non so da dove partire, ma ho idea che quel Rick mi potrà aiutare. 
Se non vorrà,lo obbligherò,gli argomenti di certo non mi mancano. 
Ho bisogno di informazioni. Ma spero di non dover tirare troppo la corda. 
Ho bisogno di informazioni...A qualunque costo. Anche se ci rimetterò.
Devo sapere.


Kennie si mise a scrivere la mail diretta a Riccardo col suo solito stile asciutto e pragmatico.
”Ti devo parlare” digitò. Le arrivò una fitta allo stomaco che le provocò una gran nausea. Per alcuni minuti rimase chinata dolorante, bevve la tisana che si era quasi raffreddata e finì di scrivere. Spense il pc e tornò verso il letto.
Si sentiva strana, un movimento interiore.
”Questi segni, tutti insieme, lottano dentro di me....spero che adesso però anneghino in questa tazza, devo dormire cazzo!!!!” Pensò.
Si stese sul letto. Spense il lume e la luce della luna si fece spazio nella stanza insieme ad una freschissima brezza che sfiorò tutto il corpo. Si strinse al lenzuolo e si addormentò su un lato con la mano sinistra sul seno destro e la destra sul polso sinistro stringendo con le braccia leggermente il cuscino.


Segni come passaggi.

Come due estranei che sorvolano
Le tangenziali dell'intimità 
Fiutando diffidenze e affinità
Resta qui!

Non sono cattiva, ma se mi é richiesto, non esiterò.
Questa storia, questa ricerca mi sta sfibrando, mi sta cambiando.
Starò qui. Le mie dita tracceranno i percorsi dei nostri viaggi, notturni e non.
Sognerò di averti un po' qui con me e anche se tenterai di resistere, so che troverò il tuo pensiero sognante di fianco al mio, avvolto al mio. Ancora.
Respirerò polvere di stelle. Ancora.





sabato 20 luglio 2013

Dentro i miei vuoti: Dentro i miei vuoti




Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali

Che deliziosa fresca notte. 
Questo vento stuzzica proprio i sensi, sfiora appena appena la pelle donando un brivido profondo. 
Mani che accarezzano l'anima senza turbarla.
Ideale per lasciarsi andare e stringersi forte forte per scaldarsi, per amarsi un po', a luce soffusa delle candele.
Già, ora non é tempo di abbracci.
Ideale per stendersi, guardare il cielo, bere qualche sambuca di più e disegnare vortici  nell'aria col fumo dei miei sigari preferiti.
Dopo un picco di adrenalina, il mio corpo si intorpidisce, i sensi si annebbiano, chiudo gli occhi e...

Dove sono?!

Dentro i tuoi vuoti.

Stanze bianche. Abbaglianti di vuoto.
Stanze scure. Ombre in cui si nascondono i miei demoni.

C'é più freddo, qua. 
Molto, molto freddo.
Sogni?

Qualche volta.
Le mie notti sono allietate più da incubi.
Ciò che vedo non é quasi mai piacevole, ma ho imparato a mettere il guinzaglio ai quei demoni. A controllare i loro passi. A domarli. 
È peggio non sognare più. 
Apre deserti.
Ecco come anche gli incubi possono fare compagnia.
Sono vivi, muovono, smuovono dentro. 
Non sopporto il silenzio. 
Bianco. Abbagliante.
Di vuoto.

Quali sono le tue paure?

Non lo so. Si saranno nascoste dietro i vortici che hanno scavato i miei vuoti.
Dietro le arcate e le colonne delle mie convinzioni.
Non lo so più. Ovunque siano andate, mi mancano.

A volte sono presa da pensieri muti. Non parlano, sono solo li, a osservarmi, con quegli occhi impauriti.
No, non ho paura.
C'è solo questa pioggia notturna nella nebbia, accesa dai lampi.

Come gli incubi, quando non senti più nulla persino la paura ti fa sentire viva, sai?
Ti copre , ti protegge, ti mette in guardia.
Non sentivo più.

E ora...?

Viva, di nuovo, come non sono mai stata. Un fuoco che mi brucia dentro, ghiaccio che mi gela le vene, mentre scorre lava.
Impossibile vero? Paradossale, ma é così.
Quando ti cadono calcinacci e vetri sopra la testa e la terra non ti fa stare in piedi, quando una sirena ti sveglia per le allerte , quando da lontano intravedi una scura tromba d'aria che vuole toglierti quel poco che ti resta, e non scappi perché non hai ripari, non hai più paura.
Il cuore ti si congela. Smette di provare emozioni. Nessun pensiero, si agisce.
Le vene diventano cavi freddi che trasportano ragionamenti e calcoli.
Quando la Signora ti viene a trovare più volte in forme diverse, convivi con la sua presenza mortale.
Anche combattere contro gli imprevisti che ti vogliono portare via tutto lo é.
Il tempo ti forgia, ti tempra dalla vita.
Fuoco e ghiaccio. Neve calma e falò di intenzioni.

Sarà davvero tutto in equilibrio? Sono viva?

Il solo fatto che stai sognando significa che sei più che viva.


Sogno? Tu chi sei???

Sono la tua amata compagna di viaggio, del viaggio della vita, l'interlocutrice benevola che va dritto al punto e sa come zittirti, ti conosco bene, da sempre. 
Mi conosci bene, non hai mai avuto paura di me, mi cerchi spesso e ci sono, anche se non mi vedi.

Ti riconosco ora, cara mia Solitudine!

Vorrei rimanere, ma debbo andare, forse mi aspettano da qualche parte, in galassie lontane,
milioni di miglia lontano da qui.
Non vorrà fuggirmi, incroceremo le nostre scie, prima che svaniscano di nuovo.

Finiamo così, in volo, questa scia, com'é iniziata, con musica, sogni e fantasia.
L'inchiostro é finito, le parole pure, diamo voce alle note.
Con la voce danzerò su questa musica stellata, ti avvolgerò ancora.
Nei miei sogni ci incontreremo così come siamo, senza maschere e armature. Liberi.

We are stardust tonight, in the night sky
We are stardust tonight...



Dentro i miei vuoti: Dolori alcolici

Un ringraziamento particolare ad Alberto Grima che ha concesso di utilizzare le sue foto per questo post e l'episodio 'Intro'


Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali

Una serata che scorre così, leggera, deliziosa, frizzantina come questa birra.
Nessun retrogusto amaro. 
Almeno, non lo sento, le mie papille sono assuefatte al sapore del dolce nettare degli Dei, dorato, ramato o scuro, corposo o leggero, con la dolce schiuma cremosa che preserva il suo delizioso sapore.

Quella dolce schiuma cremosa che preserva il delizioso sapore. Il tuo delizioso sapore.


Miriadi di bollicine che salgono in una folle corsa verso il nulla sovrastante.
Corrono verso un cielo che vedranno attraverso gli occhi di chi le berrà.
Corriamo anche noi verso l'infinito ma la maggior parte è inghiottita dalla vita. 
La stessa che ha cambiato i nostri occhi sul mondo.

Il proprietario, che oramai mi conosce, mi decanta le proprietà del nuovo acquisto e del programma autunnale, dedicato alla musica e alla birra sopratutto.

Credo proprio ti piacerebbe farci un salto! Anche la birra è uno dei tanti interessi in comune.
Credo proprio ti piacerebbe farci un salto, con me magari. Bevo l'illusioni e giù un altro sorso.
Bevo il tuo pensiero e mi disseto un po'. Ti immagino affamato, di me.
Scivolano bicchieri, litri parole, bevute una dopo l'altra, tra una chiacchierata e l'altra con Andrea, il mio migliore amico. Oramai ci conosciamo da più di un decennio, dal liceo.
Tutto può accadere ma alla fine riusciamo sempre a ritrovarci davanti a una birra a parlare dei nostri più e meno.
Quando parla é un concentrato di parolacce, doppi sensi, battute varie ed eventuali. A volte sembra un po' pompato, in realtà é super alla mano e simpatico.
Quando vuole però torna a essere quel ragazzino dolce e sognatore che ho conosciuto e che c'é ancora, nascosto da strati e strati di riviste porno e muscoli.
Ogni tanto mi manda i suoi racconti per avere un parere. A volte non riesco subito  a leggerli e gli chiedo scusa, ma lui ha pazienza e attende il mio verdetto che non é mai stato negativo.
Lo sprono spesso a pubblicarli ma non se la sente, li considera poca cosa, più probabile che voglia nasconderli.

Penso che la vita ci ha cambiati entrambi; ragazzino impacciato, timido e sognatore, io piuttosto solare, mondana. La cosa bella é che nonostante le nuove corazze che indossiamo, quando ci vediamo, anche con gli altri amici, riusciamo ancora a divertirci con poco come dei bambini!

Vorrei spronarlo a pubblicare i suoi racconti, ma é un discorso da birra scura. 
Troppo corposa e amara per questa serata. Troppo seriosa.
Al massimo stiamo su una fucsia ai frutti di bosco, che è il mio aperitivo preferito - dato che odio lo spritz, il martini bianco,vini bianchi fermi e frizzanti, bitter e roba al pompelmo, diciamo il 98% degli aperitivi..

Sono strana, come questa fucsia. Più la guardo più mi convinco che vorrei essere come lei, incluse le fettine di lime e la menta con cui me l'hanno vestita! Inclusa anche la fragolina sul bordo e la ciliegia immersa dentro. Mi ci tufferei volentieri, nuotare tra le sue onde alcoliche diventandone parte.
Dolci, gustose, leggere, frizzantine, simpatiche e colorate.
Sarebbe tutto più facile. Un sapore semplice. Di eterna estate, che in realtà odio, preferisco l'autunno, anzi la primavera. Anzi l'inverno.

Le mie elucubrazioni volano e si perdono senza cercare più senso, si stanno sciogliendo  in cieli d'oro e rame.
Parlo e parlo, a ruota libera.
Le mie gambe come morbide molle senza gravità mi conducono verso la macchina.
La mia mente credo  regge l'alcool ma non regge più me e le mie elucubrazioni.


La luna fa capolino dalla mia finestra.

Sono a casa!? 
Non mi ricordo niente, mi avrà dato un passaggio Andrea, domani lo ringrazierò e gli chiederò se ho sparato troppe cazzate!

La luna fa capolino dalla mia finestra, portata da una fresca brezza che sfiora tutto il mio essere.
Il tocco nascosto della notte.

Senza badare che sono ancora vestita, con la borsa tra le mani e le scarpe, mi addormento di colpo.


Sono in un'ospedale. 

Che é successo??? 

Una bambina é stata morsa da un serpente e suo padre chiacchiera come se nulla fosse con l'infermiera dell'accettazione. Non c'è fretta, penserà. Mi riferiscono che é morta una giovane.
Rivedo una scena in cui giocava felice e danzava, con un abitino che sembra da principessa blu e bianco, con un motivo a fiori o farfalle.
Gira e volta, gira e volta, si siede su una sedia e muore. C'è un'altra che osserva. Guarda lei e guarda me. Siamo nel presente. Cerco di tenerle compagnia e farla ridere. Non ride.

Disperata, con un dolore lancinante che mi fa piangere disperata, vago per questo ospedale degli orrori.
Entro in una stanza bianca. Vuota.
Il buio sarebbe più rassicurante. Non mi possono sfuggire i contorni. Questo bianco abbaglia di inquietudine e ansia. Questo bianco mi sta divorando come questo silenzio assordante.



C'é una vasca al centro della sala.
Vasca bianca. Come le pareti. Come i soffitti. Come i miei occhi.

Mi avvicino a piccoli passi.

Affanno. Affanno. Il vuoto pesa tonnellate sul petto. Ma avanzo.

Un liquido trasparente, giallognolo. Formalina? Acido amniotico?
Capelli lunghi chiari che ondeggiano.  Pelle chiarissima, immersa in questo liquido.

Un corpo immerso.



In quella vasca che doveva avvolgere vita
si scioglie un corpo

Non è colpa mia
non l'ho ucciso io
Perchè continuate a perseguitarmi
non ho fatto niente

in questa fredda stanza
in una vasca di acido amniotico
si scioglie una vita

Ingenua ragazza
dagli occhi così chiari e limpidi di gioventù
Perchè stai affondando il dito sul fondo?

Perchè assaggi quella sostanza
che sembra dolce sapone
ma che è velenosa placenta?

Che sapore ha la morte?

Ora lo sai,
e i tuoi occhi diverranno la teca di vetro
dove ghiacceranno le tue emozioni
Il tuo sguardo non avrà espressione
chi ti vedrà poserà lo sguardo
su un volto cui è stata rubata la luce
su uno sguardo vuoto

i tuoi vigorosi e dorati capelli
diverranno stoppa
con la quale gli altri puliranno per terra
o asciugheranno le loro lacrime.
Tu non ne avrai mai, anche se volessi
la tua freddezza dentro
le farebbe gelare

Anche il serpente con cui giocavi
ti ha morso
Quanto veleno
Quanto schifo
hai ingurgitato

Vomita tutto il veleno
e forse vomitando anche il sangue
riscoprirai di averne uno
di avere del calore dentro
Qualcosa che nonostante tutto scorre
e di non essere grembo sterile della dannazione



Mi sveglio.

Ho il cuore in mano. Una fitta lancinante nel petto.
Sudore o lacrime rendono appiccicosi gli occhi.
Affanno.

Non piango, non riesco, da sveglia. Neanche le catastrofi mi hanno smosso.
Qualcosa però dentro di me sta urlando ancora.


Cosa devo volete da me????

Improvvisamente. Senza bussare, senza prepararmi.
I miei vuoti sono venuti a trovarmi.
I miei vuoti mi hanno scavato dentro. Hanno squarciato ferite che pensavo di non avere.
Di non avere piú.

I miei vuoti sono venuti a trovarmi, dentro.



Il vuoto mi guarda
Il vuoto mi chiama nei miei sogni
Mi chiama. Insiste.
Non riesco a resistere.
Ha assorbito l'arcobaleno
Anestetizzato da fiori e spine
Il mio strazio pulsante giace esanime
Forse urla. Forse non più.
Il vuoto mi abbraccia
Mi porta a sé
Sto annegando nel nulla
sgocciolando plasma incolore

giovedì 18 luglio 2013

Dentro i miei vuoti: 10 minuti.


'Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali


Lo ammetto. Mi sto portando dietro le mie incoerenze e le mezze veritá che racconto a mè stessa e agli altri. Che spalmo su di me per renderle convincenti, a mè sopratutto.
Uno scudo per difendersi dal dolore, ma anche dalla troppa felicitá. Quella troppa felicitá destinata a sfuggire.

Non mentirti. Non sono io che ti faccio rinnegare i tuoi principi. Non ti porto a essere diverso.
Con me, si con me, sei stato tè stesso davvero. Coi tuoi desideri, le tue fantasie, le tue parole, le tue paure...

Ho accolto tutto il tuo essere, ascoltandoti, facendoti entrare in me, profondamente...

Non mentirti, non sono un brivido che vola via. Mi sono infiltrata sotto la tua pelle, ti solletico, ti stuzzico, graffio, mordo e le piccole invisibili cicatrici sono solchi doloranti.
Sono più che viva nelle tue fantasie e nei tuoi dolori, non so come possa essere facile, ma sono scivolata tra questi ultimi. E sospiri...

Non vedendoti, non toccandoti, mi sono rimaste solo queste parole scritte per avere un minimo contatto con te.
Non la rabbia ma l'inquietudine ha calcato la mano. Una reazione, ho bisogno di una reazione..!!!

Sorpresa. Incazzatura. Calma e..un sorriso!
Un sorriso sintetico, un emoticons, ma sono giá piú serena.
Ti immagino sorridente, con quella tua faccia un po' da schiaffi e tenera da riempire di baci, con quei brillanti occhi nocciola da mordere, nocciola, come il tuo profumo, da mordere, come la tua pelle che mi sembra ancora di respirare.
Il mio cuore sorride un po'. Sto meglio.

Domani sarò in cittá, nel posto in cui sa. Lo scrissi, dalle 14 fino alle 15,15.
Vorrei ricordarglielo, dirgli che la sera verso le 23 finirò le prove dello spettacolo, sempre in città e che ho un mezzo impegno con dei miei amici in centro, non vincolante, e potrei, vorrei vederlo..anche solo dieci minuti.

Potrei scriverglielo senza volere risposta e conferme. Potrebbe capitare di vederlo in giro per i locali, anche se non mi avrá risposto, capirò, farò finta di non vederlo. Lui allo stesso modo anche se immagino squadrerá il profilo dei miei amici, sopratutto maschi.
Mi piace quando é geloso, anche quando lo é silenziosamente. Anche solo immaginarmi il suo sguardo di fuoco su di me.

O forse lo vedrò???

Sarebbe l'ennesima mia incoerenza scrivergli. Devo resistere.
Se vorrà concedermi quei 10 minuti, sa dove e come trovarmi.
Non ho piú bisogno di reazioni. Avrei bisogno di.. Quel profumo.

Quel profumo.
Quel viso da schiaffi da baciare.
Sorridente.
La mia mente ne traccia i contorni e i colori il cuore.

martedì 16 luglio 2013

Dentro i miei vuoti : Scelte

'Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali

”Voglio vederti anche solo 10 minuti per salutarti prima di partire.
Dimmi tu quando, mi libererò. Passo a te la penna, puoi scrivere il finale di questo, qualsiasi cosa sia.
Sono stata io ad allontanarti, ma sai perché e mi ringrazierai un giorno, forse.
Hai letto il mio ultimo libro, quello che ti ho mandato? Immagino di si.
Non c'é pagina che non abbia il tuo profumo.
Quel profumo di bosco, di nocciola con un equilibrato e perfetto retrogusto leggero e caldo di vaniglia. Quando lo sento immagino il tuo respiro umido su di me...
Dimmi tu quando puoi, se vuoi. Spero di rivederti.”

Abbandono il coltello delle verità con cui ho ferito, lascio il manico dalla sua parte se vuole negarsi.

La  risposta non tarda ad arrivare

”Non credo sia una buona idea, quei 10 minuti per me potrebbero avere un valore diverso dal tuo...
Potresti leggere nei miei occhi emozioni troppo grandi...
Ora capisco perché l'ultima pagina del libro l'hai stracciata e ne hai lasciata una bianca...
L'ho letto e non posso fare altro che sospirare..”

Ho pugnalato con un'arma terribile, la peggiore. La verità, nuda e cruda. Ho trafitto le scuse e i nascondigli sanguinando consapevolezze. Sai, anche io ci ho fatto i conti e per tanti aspetti della mia vita continuerò a farlo. E' sempre dura, che sia la mia voce o quella della coscienza a parlare.

Possiamo scegliere. Anche se difficile.

Anche rovinandoti da solo con le tue mani,
Grandi, sensuali mani. Costruendoti false gabbie dorate che ti opprimono.
Mani che potrebbero costruire la tua felicità, mattone dopo mattone, carezza dopo carezza, potrebbero afferrarla. Invece soffochi e non posso farci niente. Ognuno deve camminare nel proprio percorso e non ti credere, anche il mio é tortuoso. A fatica sto in piedi, non posso salvarti.
Dove nascondi il tuo mondo dentro?
Perché stai spegnendo lentamente quel un fuoco che ho visto in fondo ai tuoi occhi?
I buchi che stai tappando, potrebbero scoppiarti davanti, facendo cadere falsi castelli di carta e prigioni dorate e rendere inutili gli sforzi.

Voltandoti indietro, stanco e acciaccato sarò lontana, o forse più vicina di quel che pensi.
Un ricordo vivido dolce e amaro. Magari la mia scia ha lasciato qualche luccichio qua e la che inseguirai. Voglio pensare che un giorno prenderai le redini della tua vita. 
Te lo auguro perché lo so, non sembra, ma ti voglio bene.
Proprio per questo, meglio salutarsi, anche se continuo a pensarti.

In effetti é vero, rileggendomi, ero proprio una mocciosa sai|?!
Follia e imprevedibilità sono rimaste e mai andranno via. Ho capito che alcuni colori fanno proprio parte di me ma alcune sbavature sono volate col tempo. 

Ora abbraccio il silenzio. 
Guardo il cielo stellato e mi addormento cullata dal vento. Mi sei venuto a trovare in sogno, furbetto. Sorrido e chiudo gli occhi. Stanotte verrò a farti visita.



sabato 13 luglio 2013

Dentro i miei vuoti: Polvere di stelle


Dentro i miei vuoti é un racconto a capitoli ispirato all'omonima canzone dei Subsonica. Riferimenti a fatti e persone esistenti sono puramente casuali

Colonna sonora:  Stardust - Kirayel


Che strane queste pareti ferrose. Non avrei mai detto che da un angusto spazio grigio avrei potuto ricavarci un alcova romantica. In realtà non lo pensavo, ma lui la considerava tale e regalò uno sguardo diverso anche a me.
Era una piccola baracca che con del vento ballava cigolando. Un ripostiglio, niente di più.
Complice la notte, il buio che cela e intriga, qualche candela, per magia tutto si trasforma.

”Proprio bello qui, sai!” con gli occhi brillanti di un bambino e un filo di voce calda e sottile come fiammelle, quasi a non voler rompere l'incantesimo, non disturbando il vento impalpabile della notte.
Lo guardo per imprimermi la sua espressione sorpresa e divertita e la ricambio anche io, pensando come non venga notata la confusione del posto improvvisato. Annuisco e sussurro " Già."

Le sue mani scrivono su di me emozioni, suonano e plasmano il mio piacere con forza ardente, sinuosa eccitante curiosità e preziosa suadente dolcezza.
Le mie mani affamate e i miei baci assetati tracciano i suoi confini. I suoi desideri. I suoi vuoti.
Riempiendoli.
Riempiendomi.
Intimamente, profondamente..dentro ogni cellula, ovunque.

Il tempo ci fa ricordare che sono attimi, stralci di buio. Eppure così intensi che si mistificano celandosi con l'eternità.

Da quanto siamo qua non chiederlo, 
Dalle finestre luci scorrono, 
Lenzuola stropicciate, che ora è?  
Stai con me! 


Parla e lo ascolto con orecchie silenziose ma voraci.
Parla e ha quel suo modo , Lui non lo sa, non ci da peso, e mi attira moltissimo.
A volte, sopratutto quando é molto rilassato, prende fiato dopo poche parole e la sua voce assume una leggera cantilena che ricorda quella semplice e immediata dei bambini, ma forse é solo questo strano dialetto che non ho mai imparato. Sembra in contrasto con i discorsi pessimistici che fa, a me risulta chiaro il quadro di una persona col cuore grande ferita dalla vita, che da qualche parte vuole sognare ancora, vuole essere felice ancora.
E forse sottovoce, sussurrava che quella parte é con noi, ora ”Sto bene” E mi disegna di piccoli baci, rimarcando bene il viso, le sopracciglia, e io credo avrò assunto un sorriso da ebete dalla beatitudine in cui annegavo.

Tra me e me pensavo
”Vorrei che il mio uomo fosse così” non voglio pensare ”vorrei che...fosse il mio uomo” .
A differenza delle eroine romantiche dei film e dei libri, non vivo di illusioni e sono cosciente.
Sogno, ma mi sono vaccinata per anni di dolore e adesso non lo sento più.
Vivendo ogni attimo intensamente, non ponendosi il problema del 'domani'. Se ci si ostina a guardare troppo l'orizzonte, si inciampa. Bisogna vivere il presente, l'immediato.
Senza domande e senza parole.
Non ho pretese. Mi godo il momento.

”Lo sai che siamo polvere di stelle?”
Ascolto il suo pensiero. Dolce e amaro. Poetico e triste, come una canzone.
Una musica che mi risuona dentro.

Forse sarà l'ultima volta che ci vedremo. Che le nostre scie si incrociano.
Ma in questo cielo notturno, che si appresta a nasconderci e strapparci via, 
abbiamo brillato come non mai, come una luce che non vedremo mai più nei nostri screzi di cielo paralleli.

Portati un bel ricordo di me, nascondilo gelosamente in un cantuccio del cuore.
A presto o Addio, nessuno lo sa. 
So che ti penserò, perché da qualche parte, ci sarà sempre un pezzetto di te custodito gelosamente.

Addio, a presto polvere di stelle.


giovedì 11 luglio 2013

Dentro i miei vuoti: Non ti guardo. Ti vedo



Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali

Se c'è un motivo trovalo con me 
Senza ingranaggi senza chiedere perché. 
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti.


Due solitudini si attraggono: tu chi sei? 

Ancora vuoi sapere chi sono? I dettagli inutili rovinano il fascino, non lo sai...?

Siamo due solitudini che si attraggono. 
Ecco chi siamo. Cosa siamo.

”Piuttosto sai cosa sono per te? Sicuro di sapere cosa stai cercando...?”
”Direi di si, un'amica con cui condividere dei bei momenti, che mi ascolti e che possa ascoltare a mia volta...In fondo non ho bisogno di altro...”
I suoi occhi si fanno grandi, teneri. Emana una grandissima dolcezza e comprendo che cerca in realtà qualcosa di più, che urla sensualmente il suo sguardo.
Gli sorrido vezzosamente ” Mmh , riesco a vederti e vedermici attraverso i tuoi occhi sai?
Sta attento, non affezionarti troppo a me..." e aggiungo tra me e me "Non innamorarti di me” ridendo per smorzare le mie parole un po' supponenti.
”Chiara sei proprio sicura di te monella, vero?!” Sorrise a sua volta facendo un'espressione che pareva dire "Poi vediamo furbetta!".
Rimasi sorpresa nel sentire da lui il mio vero nome, poggiato e plasmato dalle sue labbra e dalla sua voce esce in modo eccitante come non ho mai sentito prima.
”So il fatto mio. E tu oltre a voler sapere i miei, cosa sai di te?”
Non sapevo come rispondere. Avevo giocato tanto a intercettare sguardi e intenzioni, ma in fondo non mi conoscevo abbastanza io stessa.

Sarà il mio lavoro, lo scrivere , l'osservare, il sentirmi un po' strega e sensitiva, come molti amici dicono. Penso di parlare troppo quando dovrei centellinare le parole e viceversa quando dovrei esprimermi non lo faccio. Ma col tempo ho imparato a parlare poco, ma andare dritto al punto, tanto alle volte da diventare ariete da sfondamento e fare male.
Tengo tutto distante da me per non farmi male. Non te lo dirò perché in questo momento non ne sono consapevole, ma é per questo che potresti avvertirmi distante.

”Sembri disinteressata, fredda, distaccata ma mi ascolti attentamente. Capti anche i sospiri dell'anima. Ora mi guardi con quei tuoi grandi occhi, ma alle volte non mi guardi, come quando facciamo l'amore, eppure ti sento presente. Come fai? Come fai a capirmi??”
Giro lo sguardo, guardandolo pienamente negli occhi. ”Semplice. Non ti guardo. Ti vedo. I tuoi occhi dicono più delle tue parole e dei tuoi silenzi, sai?”
”Davvero?” E sorrise. ”Sei speciale!” Mi strinse.
"Ti vedo anche quando non sembra ti stia osservando. Lo faccio un po' di nascosto a volte.." 
In realtà son talmente timida che non ammetto la mia timidezza nel guardarlo.

Mi guardo nei suoi occhi e mi vedo, mi sento bellissima, donna, sinuosa, coccolata. Un'immagine che quasi fatico a credere sia mia. Una sensazione talmente bella che quasi ne ho paura.

Il suo modo di fare, in quello che dice, che fa, come mi tocca, come mi prende fisicamente e mentalmente, mi fa sentire desiderata, col corpo interamente vibrante di attesa e piacere.
Pienamente Donna. E' la prima volta che mi sento così.
Dice fare "l'amore" che sta cadendo sempre più in disuso. Eppure nessuno mai come questi termini possono definire al meglio la forza -"fare"- e la dolcezza, il romanticismo della parola "amore". Un equilibrio sublime.
Quel sublime romantico di accezione ottocentesca, di fronte alle tempeste e ai fenomeni naturali impetuosi che suscitano meraviglia e anche inquietudine.

Meraviglia e inquietudine.

Carpivo di nascosto, nascondendo la mia timidezza, quegli occhi grandi che spuntavano da un profilo completamente glabro, mi guardavano compiaciuto e domandavano diretti. Uno sguardo intelligente, malizioso e pungente che sapeva dove mirare

Meraviglia e inquietudine.

Scosse la testa come per chiedermi come mai lo fissassi in quella maniera.
Presi uno specchio che avevo sul comodino di fianco al letto e glielo porsi
”Sai, dovresti proprio parlarci coi tuoi occhi. Sanno tante cose, possono raccontarti più di ciò che sai, più di ciò che credi, che pensi di sapere. Parlaci, parla con te stesso”.
Afferrò quel vetro e si guardò.
”Non so come fai ma riesci a colmare i miei vuoti... Sono qui con te e mi stai dando tutto questo..." poi si voltò verso di me "Cosa ho fatto per meritarmelo...?”

Se c'è un motivo trovalo con me 

Senza ingranaggi senza chiedere perché. 
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti.

”Sincerità. Questo voglio, questo cerco. Non voglio finti Dei della perfezione. Voglio persone vere, imperfette. imperfette di realtà, di vissuto, di dolore. Indossiamo già troppe maschere nelle abituali botteghe delle ipocrisie. Ti sei mostrato a me come sei. Grande e indifeso, toro ferito da corride e matador che in parte hai scelto anche tu. Forse per leggerezza, forse per immaturità e paura.”
Guardò in basso con un espressione che annuiva a ciò che dicevo.

Continuai ”Non conosco la tua storia e non voglio saperlo, viviamo il presente  questo importa, ma sono sicura che hai una gran forza da qualche parte, vedo quel fuoco nei tuoi occhi..quel fuoco ora sopito. Riaccendilo prima che sia tardi. Prima che il tempo e il rimorso lo divori completamente nell'abisso del nulla...”

Con un respiro cupo disse ” Lo sta già divorando...ma tu sei la mia cura, lenisci le mie ferite..”

Due solitudini si avvolgono 
Due corpi estranei s'intrecciano 
Duemila esitazioni sbocciano 


Stai con me!

Svanirò, forse già fra poche ore. La luce mi porterà via.
Non pensarci. Voglio godermi questi attimi con te perché so mi custodirai gelosamente dentro di te. Lo farò anch'io, anche quando crederai ti abbia dimenticato. Godiamoci, respiriamoci questa polvere di stelle.


Se c'è un motivo trovalo con me 

Senza ingranaggi senza chiedere perché. 
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti.

Dentro i miei vuoti: Start the game - Allora giochiamo, Baby!




Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali


Qualche giorno dopo il concerto al pub, ricevo una mail su facebook da un contatto che a quanto pare   non é tra i miei amici virtuali. Inforco gli occhiali per leggere meglio.
”Ciao, finalmente ti ho trovata! L'ultima volta mi sei praticamente fuggita :)
Hai qualcosa di intrigante, vorrei conoscerti...spero me lo permetterai.
Rick”




Leggo che il suo nome vero è Riccardo. Guardo la foto profilo, la ingrandisco e non ho piú dubbi.
È proprio l'uomo a cui pestai il piede quella sera.
Provo a scuriosare un po', clicco sull'avatar e, sebbene la maggior parte delle informazioni è celata da privacy, riesco a vedere qualche foto, qualche interesse in comune.
Mi accorgo che abbiamo frequentato gli stessi posti senza mai beccarci.

Siamo destinati a essere vite parallele. Ci siamo incrociati per sbaglio. Un incidente.
Torneremo a essere vite parallele. Prima o poi...

”Ciao Rick, si mi ricordo di te...e del tuo piede :) Preferisco conoscere persone libere....mi spiace!
Buona giornata!”

Concludo in modo educato, un po' da impiegata diligente che saluta sempre tutto e tutti con educazione  da manuale. Mando talmente tante mail che  spesso il burocratichese entra anche nelle mail più informali. Un po' come il mio lavoro che entra anche nella mia vita, spesso e volentieri.
Anzi. É la mia vita.

Mi risponde dopo poco. ”Capisco...una birra? Che male c'è in una birra...dai...quattro chiacchere....da amici.... :)”

Di solito le emoticons o 'smiley' sono molto usate dalle ragazze, ma a quanto pare anche Riccardo le apprezza molto. Da' una nota di colore in più, suggerisce un carattere vivace e malizioso, come lo sguardo che vidi quella sera.

Non risposi alla mail. Passò qualche giorno e mi scrisse ”Aspetto ancora per quella birretta...;)”
Risposi al volo dopo un paio di giorni. La sua era insieme ad altre mail a cui dovevo rispondere.

Mail di lavoro, di amici, varie ed eventuali a cui prima o poi devo rispondere, ne approfitto la notte, quando torno da lavoro o quando ho appena finito le incombenze editoriali. 
Nel silenzio della notte, mi concentro meglio. Non devo correre da nessuna parte, non mi chiama nessuno. Svolgo in tranquillità ciò che rimando durante la giornata. Pianifico la settimana, ordino gli appuntamenti. Si, in pratica é ancora lavoro.
Devo pur farlo. Ma non mi pesa, la notte. Momento tutto mio....(dell'insonnia...e del restante lavoro..)

Rispondo un po' distrattamente qualcosa del tipo ”vedremo...adesso sono molto impegnata, rimaniamo in contatto!”
Sto per premere invio ma mi rendo conto di essere un po' troppo secca. Troppo sintetica. Metto una faccina smile finale e penso che vada giá meglio. Premo invio.

Il giorno dopo, o meglio qualche ora dopo, mi scrive incuriosito.
”3 di notte? E l'altra volta le 4? Che combini a quell'ora per essere ancora sveglia...?:)”

Gli rispondo dopo una settimana credo, il tempo scorre e manco me ne accorgo.
”Lavoro. Finisco tardi.”

Sicuramente gli avrò solleticato la curiosità. Mi chiede che tipo di lavoro faccio.
Mi dimentico di rispondergli.
Dopo una settimana ritenta. Mi riprometto di rispondergli ma un po' mi passa dalla mente e un po' lascio passare.

Mi scrive ”Mi hai abbandonato! :(” 
Gli rispondo la sera dopo ” Non siamo ancora amici e già ti attacchi a me così...non sono una donna con molto tempo ed energie a disposizione..sorry.” Un invito a rivolgersi altrove.
Ritenta, sollecita, mi ha proprio puntato e non vuole lasciarmi perdere cosí facilmente.

Mi piace questa cocciutaggine. Mi piace questa insistenza, sotto sotto..

Mi chiede se puó offrirmi almeno un caffè, che tipo di lavoro faccio, il mio numero di telefono, qual é il mio nome vero e perché Kennie.
Finisce la mail con ”troppe domande immagino. Sará deformazione professionale ;)”

Diiiiiiiin ha colpito la mia curiositá!

Gli rispondo incredibilmente invece di una riga striminzita, gliene scrivo ben quattro righe, e anche un po' di gusto. È pomeriggio. Rilancio.

”Mmm deformazione professionale eh? Mmm...investigatore?
Il nome non ha importanza, né quello che faccio. Ti posso dire che ha a che fare con l'arte..;)
Piuttosto, sei sicuro di sapere cosa vuoi...?
Io si, di sicuro non una relazione, per giunta incasinata. Voglio essere libera.”

Mi risponde dopo poco, 

”Fuochino....dai che ci sei vicina....;)
Anche tu però pizzichi, indaghi e fai orari assurdi...Sei una investigatrice privata? Una ballerina? Un'attrice? :)
Io cerco solo  un'amica con cui parlare e condividere...come hai potuto già capire, una relazione già ce l'ho...quindi direi che siamo sulla stessa lunghezza d'onda.....”

Ci stiamo mentendo entrambi, fin dall'inizio.
Le nostre celate necessitá di sentirci completi. Di colmare le nostre solitudini

Mi scorre davanti già quello che potrebbe succedere.

Io peró sono in vantaggio, vedo, ho il controllo.

L'idea mi solletica, mi eccita.

Ho il controllo.

Comincia il gioco!!!

Potrebbe sfuggirmi, potrei scottarmi..

Perché no. vuol dire che sono viva. Ho fame di emozioni.

É partito il gioco. Allora giochiamo, baby!





Dentro i miei vuoti : Sguardi


Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone reali sono puramente casuali

Una sera di un weekend di fine aprile.
Io, Elena e Lina, le mie amiche coinquiline andiamo a vederci un concerto di nostri amici a Modena.
Il locale, come piace a me, grande, pieno di bikers, rockers e birra.
Puzza di rock, come piace a me.

Arriviamo alle 22 e i concerti di solito non iniziano prima delle 22,30/22,45. 

I nostri amici sono nei camerini a prepararsi. Ultimi dettagli di vestiario e trucco. Ultima accordata agli strumenti.

Non mi piace far la rompicogliona e disturbarli, così ci andiamo a prendere da bere.
Punto subito la zona delle spine. Le altre drink analcolici, una perché guida, l'altra perché é delicata. Non mi lascio sfuggire l'occasione per prenderle un po' in giro, contraccambiata dall'affettuoso epiteto di ubriacona.
Vengono servite subito e le invito a cercare un posto prima che il locale diventi affollato. Sembrano rimasti solo un paio di tavolini in fondo.
Dopo qualche minuto vengo servita anch'io e vado verso le mie compagne.
Il locale é sempre più pieno pieno, sguscio tra sedie, tavoli e persone.

Senza volere pesto, per fortuna leggermente, un piede.
”Pardon!” Faccio io, alzando una mano in segno di scuse e l'altra appena appoggiata alla spalla del malcapitato per palesare meglio la mia presenza e passare.
”Nulla, tranquilla. Prego!” 

Prego?

É un invito a servirsi dei suoi piedi ancora? A ripetere quell'atto che in teoria é doloroso?
Simpatica risposta. Mi fa sorridere e fermo un attimo il mio incedere verso il fondo della sala. 
Fine trentina, rasato, con due occhi grandi da furbetto simpatico che mi guardano. Osservano, scrutano.
Sento che mi sta chiedendo qualcosa, ma imbarazzata, un po' per l'avergli pestato il piede e un po' per quello sguardo intenso diretto a me, sono giá sgusciata dalle altre.

Arrivo finalmente al tavolo con le ragazze. Parliamo un po'.
Lo show inizia, quei ragazzacci sono proprio carichi stasera!
Ogni tanto d'istinto giro un po' la testa verso il bancone. 
Il mio sguardo incrocia quello del tipo per alcuni secondi. 
Faccio finta di niente e torno a guardare il palco.
Lina mi da un piccolo strattone al braccio e si avvicina al mio orecchio e mi protendo verso di lei.
”Hai notato che c'è un tipo che ti fissa?”
”Ehhhh???Coooosa??" La musica alta non mi ha fatto capire.
”UN TIPOOOO!!! TI FISSA!!!”
”Chi??Dove??”
Fa segno con la mano e guardo in direzione. Me l'aspettavo. É Lui. 
”Gli ho pestato il piede prima! Sará ancora arrabbiato” - Le dico.
”Non ha la faccia da arrabbiato!” Mi urla Lina attaccata al mio orecchio.” Sembra ti stia puntando!”

Mi volto ancora. Incrociamo i nostri sguardi ancora. 
Mi sorride leggermente. Lo ricambio accennando un sorriso anch'io, mentre volto poco dopo la testa avanti verso il palco, toccandomi i capelli un po' per coprire il mio imbarazzo con nonchalance. Continuo a sorridere.

 Il mio sguardo mentale é ancora rivolto a lui.

”Ti piace?” Mi urla Elena che un po' a gesti un po' leggendo il labiale ha compreso qualcosa.
Faccio spallucce ”Mah..Boh...Non lo conosco.....!”

Lo riguardo. C'é qualcosa di magnetico che mi spinge ogni tanto a buttar un'occhio.

”Ma a te non piacevano capelloni occhi chiari?” Mi fa Lina.
Annuisco. Mi aveva talmente catturata che non ci feci caso ai capelli. 
Lo guardavo e mi rapiva così com'era.

 ”Si...ma c'é sempre una prima volta...si puó sempre cambiare idea!” Le risposi ridendo.
Lina conoscendomi da anni mi fa una faccia strana e agita la mano come per dire 'Che cazzo dici?!'.

Più lo guardavo piú mi piaceva. Quel pizzetto che gli incorniciava il volto molto maschile. 
Quei bei occhi scuri grandi come di un bambino curioso, che in un momento diventavano furbetti e maliziosi.
Cercavo di carpirlo con la coda dell'occhio, per non essere troppo esplicita.
A fine concerto, l'uomo si alza a viene verso di me.
Non fa in tempo che il cantante e il chitarrista della band, scesi dal palco, vengono a salutarci e ci offrono da bere. Rimane un po' interdetto ma rimane fermo in attesa di un momento propizio...

...Che però non arriva.
Tra saluti vari, birre, seguiamo il gruppo improvvisato che va un po' di qua, un po' di la e poi fuori a fumare. Ci perdiamo di vista.
Sono oramai le 3.30 decidiamo di tornare a casa. Consapevole che é tardi, provo lo stesso a rientrare nel locale, non c'é. 

Elena prima di salire in macchina mi ferma.
”Mi dispiace dirti una cosa che ho notato prima...ma meglio te la dica”
La guardo sorpresa.
”Dimmi pure Ele.”
”Hai visto la mano?”
”Non ci ho fatto proprio caso. Perché?”

”Aveva qualcosa al dito...”
Rimango sorpresa e le chiedo conferma se ha visto bene, se ha notato i particolari, magari é per bellezza, magari ha sbagliato dito. Mi ha detto che non ha visto i particolari, ma é sicura di aver visto bene, quando si é alzata per andare in bagno, gli é passato vicino. Anulare sinistro.
Penso sia andata bene così, allora.
Meglio non cominciare neanche. 

Due scie parallele che non si sono mai toccate.
Due sguardi che non si erano mai sfiorati....
Fino ad ora.
È stato per poco, é stato un'incidente. Va bene così.

Peccato però.....peccato.