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giovedì 8 agosto 2013

Dentro i miei vuoti : Segni



Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone reali sono puramente casuali

Segni come passaggi.
Paesaggi passionali. 
Di bisogni.
Di desolazione.

Come due estranei che sorvolano
Le tangenziali dell'intimità 

Segni come passaggi.
Strade, tangenziali e autostrade emozionali sul corpo.
Tracciate da denti carnivori, bocche affamate, mani frementi.

Segni come passaggi.
Alcune si dirigono al fegato, allo stomaco, al proprio sesso. Altre al cuore.

Segni come passaggi.
Che diventano ferite. Cicatrici. Ricordi. Indelebili.
Permanenti. Come tatuaggi invisibili di cui beffarda la sofferenza ci ricorda l'esistenza.
Segni come ferite. Della vita.

Segni come indizi. Paesaggi sempre più vividi. I miei incubi diventano più chiari, cominciano a parlarmi, spiegarmi. Forse sono io che finalmente sono pronta ad ascoltarli. Ad affrontarli.

Segni taglienti. Vetri che addentano cuoio umano. Passaggi dal dolore al calore affilato. 
Per scavare nei propri vuoti. Cercando qualche goccia di sensazioni.
Dai polsi dove la linfa é più pulsante. Dove forse é rimasta un briciolo di sensibilità.
Il dolore scivolerà meglio. Le squame di cemento solcate, squarciate, sentiranno finalmente qualcosa.

O per immergersi dentro, per annegare dolcemente, non respirando più.

Quella donna nella vasca.
Così familiare ...

Il vuoto mi graffia
Squarcia le mie carni putride

Sto annegando nel nulla
sgocciolando plasma incolore


Mi sto addormentando o sto già dormendo?

Il sonno lacrima i suoi spasmi
contorcendosi nei suoi cunicoli
mi celo nel buio
gradini che si aprono facendo perdere i miei passi....
Cercano un nuovo cammino nel nulla...

di nuovo una voce che riecheggia nel vuoto,
e si chiede se esiste.

Un urlo,
una mano che disperata si aggrappa alle ombre

Il freddo dentro di me
gelo che mi afferra insinuandosi nelle mie vene

L'eco della voce
La mano che si aggrappa
Si aggrappa a me
La voce che risuona nelle mie orecchie parole che non riesco a distinguere.
Si fa tutto più forte, la voce, la mano.


Mi sveglio di soprassalto. La gola mi brucia, mi sembra di sbavare acido.
La mano  sinistra mantiene il mio petto  come per non far uscire il cuore. Come se bastasse.
C'é fresco. Approfitto per farmi una tisana per calmarmi. Elena studia erboristeria e mi ha insegnato un sacco di cose sulle proprietà delle erbe. Sono le 3 di notte. Acqua sul fuoco, preparo l'impacco benefico e poi al momento opportuno rilascio in infusione. Bagno nervosamente l'impacco nell'acqua.
Mi accarezzo il collo e scendo sui seni. Osservo con soddisfazione che il destro ha ancora il segno..il suo segno. Mi é rimasto solo quello ora e vuole rimanere ancora un po' con me e lo accontento coccolandolo un po' sfiorandomi e sorridendo ripensando all'ultimo focoso incontro.
Abbassando il braccio vedo altri segni sulla parte interna. Cicatrici. Ferite varie. Quelle purtroppo non evocano bei ricordi. Sono segni di battaglie. Contro me stessa.

Quella donna nella vasca...
non sono io, o si?
Ha un non so che di conosciuto...
Anche lei segnata.

Mentre ripenso a possibili collegamenti, mi arriva un messaggio sul cellulare. Anonimo.


”Anche se sono lontano e non mi vedi, sappi che ti voglio un gran bene piccola mia”

Non è la prima volta. Sono sette anni che ogni tanto mi arrivano.
Sono sicura, é un segno che mio fratello é vivo e mi pensa, da qualche parte.
Devo trovarlo. Devo capire cosa c'é sotto, ad ogni costo.

Non so da dove partire, ma ho idea che quel Rick mi potrà aiutare. 
Se non vorrà,lo obbligherò,gli argomenti di certo non mi mancano. 
Ho bisogno di informazioni. Ma spero di non dover tirare troppo la corda. 
Ho bisogno di informazioni...A qualunque costo. Anche se ci rimetterò.
Devo sapere.


Kennie si mise a scrivere la mail diretta a Riccardo col suo solito stile asciutto e pragmatico.
”Ti devo parlare” digitò. Le arrivò una fitta allo stomaco che le provocò una gran nausea. Per alcuni minuti rimase chinata dolorante, bevve la tisana che si era quasi raffreddata e finì di scrivere. Spense il pc e tornò verso il letto.
Si sentiva strana, un movimento interiore.
”Questi segni, tutti insieme, lottano dentro di me....spero che adesso però anneghino in questa tazza, devo dormire cazzo!!!!” Pensò.
Si stese sul letto. Spense il lume e la luce della luna si fece spazio nella stanza insieme ad una freschissima brezza che sfiorò tutto il corpo. Si strinse al lenzuolo e si addormentò su un lato con la mano sinistra sul seno destro e la destra sul polso sinistro stringendo con le braccia leggermente il cuscino.


Segni come passaggi.

Come due estranei che sorvolano
Le tangenziali dell'intimità 
Fiutando diffidenze e affinità
Resta qui!

Non sono cattiva, ma se mi é richiesto, non esiterò.
Questa storia, questa ricerca mi sta sfibrando, mi sta cambiando.
Starò qui. Le mie dita tracceranno i percorsi dei nostri viaggi, notturni e non.
Sognerò di averti un po' qui con me e anche se tenterai di resistere, so che troverò il tuo pensiero sognante di fianco al mio, avvolto al mio. Ancora.
Respirerò polvere di stelle. Ancora.





lunedì 21 gennaio 2013

Vino, maschere, domande esistenziali ed elucubrazioni sull'arte delvivere




Per quanto ti possa truccare, non puoi sfuggire alla tua ombra, che persino di notte traccia il tuo profilo, seguendoti ovunque. Persino la luce a volte è ingannevole.
Stasera siamo dei colori sordi che camminano tra il buio e il silenzioso bagliore dei lampioni.

Questo pensavo tornando a casa, percorrendo il vialetto con una pioggerellina battente come questi pensieri, abbeverandomi, respirandoli.

Quindi, chi sono davvero?
Vado a dormire con la mia essenza sgusciata, smascherata,  nuda e pallida come verme o ogni mattina quando mi ridisegno torno a esistere? Maschere e scudi con spessori invisibili fuori e dentro la pelle.

Mentre penso a tutto ciò, questo movimento interiore che si spegne improvvisamente guardandosi attorno.

Era forse un sogno questa emozione che sento ancora?
Un mio sogno?

Gli altri, in espressioni standard, sembrano così tranquilli e sereni di vivere una vita regolare, senza sorprese, in cui il massimo dell'aspirazione è un mondo in cui tutto è imperturbabilmente equilibrato, statico (non esiste, troppa paura di accettare la naturalità del cambiamento).

Sarà colpa mia che non accetto queste regole. Anzi no, è colpa di quella sostanza inebriante, che da quella voglia di vivere, di cambiare, quel fuoco che brucia dentro che scalda e consuma, da estasi e dannazione insieme.

Sarà questo vino grezzo, denso e avvolgente in cui i miei pensieri annegano, si impregnano inebriandosi dolcemente, un nettare cui il primo sorso entra nel profondo, scorrendo direttamente nelle vene, eccitando il cuore, demolendo le razionali difese, lambendo l'anima.

Sarà questo che mi tiene ancora sveglia, queste onde che si scatenano in me.

É L'ARTE...
quest'incantesimo che mi coinvolgerà sempre, questa dolce-amara dipendenza, questo viaggio, questa ricerca perpetua...che suona come condanna ma è semplicemente vivere l'arte e l'arte del vivere.

Ecco, deve essere questo il sapore dell'esistenza.

Calda, corposa, intensa e sanguigna.

martedì 11 settembre 2012

Arcobaleni improvvisi


Agosto 2012, nel giardino della nuova casa.

Mordina, l'amorevole padrona di casa che vive al piano di sotto che per me é già diventata una seconda nonna, mi insegna un trucchetto per innaffiare le piante più velocemente, mettendo un dito sul tubo dell'idrante il getto dell'acqua si  diffonde a doccia.
Non solo; si crea una pioggerellina deliziosa che uso subito per rinfrescarmi divertita. 
Sbalordita intravidi dei colori, un gioco di getti e riflessi colorati tra gli alberi. 
Un arcobaleno può spuntare quando meno te l'aspetti!


"La depressione è quando non riesci a provare l'arcobaleno dei sentimenti" mi dissero una volta tanto tempo fa e mi é sempre rimasta molto impressa.
Mi figuravo questi colori emozionali e mondi in bianco e nero, tendenti al buio, che nel tempo avrei non avrei mancato di visitare.

Una mia amica, riflettendo sul suo astuccio della scuola ripreso da casa sua scrisse:

"...Ad un certo punto mi sono fermata a riflettere osservandoli bene mi sono accorta che il primo che ho sistemato è il bianco mentre al capo opposto c’è il nero, quasi mai usati,  con la punta ancora affilata. Essi sono i colori con cui vedo il mondo ora: tutto per me è positivo o negativo, bianco o nero, ma in mezzo ce ne sono tanti altri bellissimi! Ho capito di sbagliare qualcosa nella mia visione della vita perché può tingersi di ogni sfumatura intermedia, di tante tonalità, non solo giallo, marrone, blu, fuxia e verde, che sono i più consumati.
Nel mio cuore e nella mia testa invece è il contrario, credo di “aver tirato fuori dalla scatola” solo il bianco e il nero, non riesco a vedere le sfumature del mondo ora, ma un passo avanti oggi l’ho fatto: ricordare che ci sono. Devo solo ritrovarli per far ritornare a colori il mio quadro!"



Io penso che la realtà sia una, ma abbia infinite sfaccettature; a seconda del punto di vista cogli un aspetto rispetto a un altro, e alle volte siamo noi stessi a portare degli "occhiali" che ci  disturbano la visione o la  alterano, invece di indossare quelli che potrebbero amplificarne le sfumature. Molto spesso guardiamo solo per contrasto, luce e ombra.
Nessun oggetto é mai completamente illuminato o al buio e anche i colori non sono sempre così puri e netti. L'arcobaleno ne é una prova, un passaggio cromatico in cui é difficile capire dove comincia e finisce uno piuttosto che l'altro, ed oltre alla varietà dei passaggi, é anche questo che ci incanta.

Per me anche la vita é un passaggio, un oscillare ciclico tra bianco/nero, luce/oscurità, colori, tra emozioni e stati d'animo che si evolvono in qualcos'altro, ma tutto é necessario e utile.
In bianco e nero osservi di più i gesti, le forme nella loro essenzialità, nel fluire dei colori l'intensità cromatica.
Anche i periodi più "bui" sono in realtà fucina di qualcosa che verrà, brulicante trasformazione che ha bisogno del niente, del silenzio.
L’imperfezione della vita crea un equilibrio - disequilibrio dinamico, movimento rigoglioso, paesaggio vivido e vitale che crea, che é bellezza.