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venerdì 19 luglio 2013

Dentro i miei vuoti: Game over?

Photo&graphic by Kirayel
Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone reali  sono puramente casuali
Le mie provocazioni hanno avuto l'effetto sperato. Risponde e conferma l'appuntamento con un fare un po' spavaldo, con delle frecciatine che probabilmente vogliono farmi ingelosire.
Conclude con ”ultima occasione!” e una emoticons sorridente che infiocchetta il tutto con una certa sicurezza di sé.
Sorrido. Penso che é diventato un po' più bastardo. Certo, ha imparato dalla migliore! (Da me!)

L'appuntamento é in una biblioteca in cui posso accedere perché molto spesso vado a dare una mano, o tengo delle lezioni collettive coi ragazzi. Nel primo pomeriggio non c'é mai nessuno, si riapre verso  le 16. E sono le 14 e qualcosa.
Nella mail siamo stati entrambi chiari. Perentori. Un caffè. Solo un caffè, 10 minuti.
Massimo venti minuti.
Solo un tranquillo caffè, per far due chiacchiere. Chiacchiere in tranquillità.
Perfetto. Benissimo, io devo andare a consegnare degli editoriali e la sera abbiamo una riunione importante.
Perfetto. Tutto si incastra perfettamente.

Tutto calcolato.
Tutto sotto controllo. Il mio controllo.

Bussa. Gli apro. Comincio a sentirmi lievemente indolenzite le braccia.
Non ci faccio caso.
Entra. Lo saluto talmente al volo che non ricordo come, di certo distante.
Le braccia quasi mi sembrano formicolare.
Non so che fare e butto subito un ” Ti faccio il caffè!” E volo verso la salvezza, la macchinetta.

Mentre lo preparo e glielo porto, mi fa delle domande, precise, dirette.
Il perché della mia freddezza. Dei miei toni che interpreta come rabbiosi e cosa ha fatto per meritarseli. Gli spiego che preferisco che le cose e gli appuntamenti siano più leggeri, mettendosi d'accordo all'ultimo, evitando attese e illusioni inutili. Aggiungo che non mi competono i dettagli, non sono affari miei e non voglio saperli. Voglio netti Si o No.

È seduto di fronte a me, si avvicina incastrando leggermente le gambe con le mie. Rispetto a lui non sono frontale, ma un po' di lato. Sono frontale al tavolo che dopo la macchinetta é diventata la mia salvezza.
Prendo il mio libro. Sa già a chi è ispirato. Porto la sua attenzione sulle ultime pagine, quelle che lui non aveva potuto leggere perché le avevo strappate.
Legge.
Io l'ho voluto vedere apposta per fargliele leggere davanti a me, per guardarlo bene, vedere la sorpresa, commozione, qualsiasi emozione da sondare.
Non é possibile....tutto sto casino e non riesco a guardarlo!
Tengo la testa bassa. Bevo compulsivamente caffè, a microsorsi, per non finire un'altra scusa per fare un movimento. Non riesco a stare ferma e quello di toccarmi i capelli l'ho giá finito.

Cazzo, le mie mani tremano!!!

Respiro ampiamente e dissimulo una pacata sicurezza. Finito il caffè mi ritocco i capelli.
Esaurito caffè e capelli, mi massaggio  nervosamente le mani.
Sono indecisa se lanciarmi e sfiorargli il ginocchio rivolto a me, io sono un po' piú rivolta a lui.
Lui se ne accorge. Prende la mia mano, la stringe e la porta verso il suo petto mentre finisce di leggere.

”Bello, davvero bello....sono senza parole....” 
Prendo coraggio nel guardarlo e sorridiamo insieme.
Freccia diretta ” Avevi calcolato tutto eh? Avevi già calcolato la fine del gioco..”
Gli vorrei dire: ”Già...”
Gli dico ” Come puoi dirlo..?”

Mi dice ” Non prendermi in giro. Ciò che scrivi, ciò che mi hai detto, che mi hai scritto...sono solo un gioco, vero...?”
Gli vorrei dire :”Giá...il problema è che temo di scoprire che non lo sei piú. Non riuscirei ad ammetterlo a me stessa”
Gli dico ” Queste erano le regole...”

Mi dice ” Lo so, non ci posso far niente se c'é qualcosa di piú. Sei stregata, non riesco a non pensarti...non riesco a resisterti...” E si buttò sul collo. Con le mani mi esplorava voracemente, di gusto, assaggiandomi con le dita.

Come cazzo fa a sapermi prendere? A sfondare le mie difese, a farsi desiderare così tanto?

Il mio controllo é andato a farsi fottere. E con lui anche...

Con un filo di voce io ”Abbiamo parlato troppo. Basta parlare...” E gli chiudo definitivamente le labbra baciandole.

Il mio controllo è andato farsi fottere sempre di piú. E con lui anche...

Improvvisamente sentií dei passi avvicinarsi alla porta.  
Lo spinsi dietro una libreria e mi ricomposi. Andai a sedermi dietro il tavolo. Giri di chiave e una bionda riccioluta entró nella sala. Mi girai composta per salutare. ” Ciao Claudia!” una delle responsabili comunali della biblioteca che conoscevo piuttosto bene. 
”Ciao Kennie! Oggi fai qualcosa?”
”Si, dopo aver consegnato l'editoriale in sede ho una lettura collettiva coi piccoli. Mi stavo un po'documentando....te invece?”
Nel mentre mi informavo se era di passaggio, davo un'occhio che lui non uscisse da dietro la libreria.
”Ho dimenticato in giro la custodia del mio cellulare, visto che ero qui vicino, passavo a controllare. L'hai vista?”
Con fare calmo, controllando l'agitazione e la paura di essere beccata, mi sono guardata intorno. Per fortuna era sul tavolo, appoggiato e un po' camuffato tra diversi astucci.
”Eccolo é qui! Si era nascosto!” Dissi ridendo e lei ”L'hai scovato! Alla grande!”
Prese anche una bottiglietta d'acqua dal minibar alle spalle mie e del tavolo e dopo avermi salutata se ne andó.
Chiusi bene la porta e lasciai la chiave nella toppa, così almeno se qualcuno avesse voluto entrare avrei  avuto il tempo.
Si erano giá fatte quasi le 15,30. La sala apriva alle 16,30, io avevo un impegno dall'altra parte della cittá a quell'ora. 

Chiusi la porta a chiave, andai dietro la libreria e lo baciai sbattendolo al muro.
Lasció fare. Dopodiché mi prese, mi trascinò qualche metro verso quel tavolo, un gesto rapido e forte, quanto la voglia di avermi, liberó da libri e astucci il legno, riuscendo allo stesso tempo a non far cadere il portatile e un paio di occhiali, forse di uno dei responsabili.
Liberò lo spazio necessario per possedermi, li, subito, davanti, poi dietro, non risparmiando forze, facendosi sentire nettamente, prepotentemente in me.

Il mio controllo é andato a farsi fottere. E con lui....anche...

Come fa a prendermi così. Come fa a sapermi prendere, in tutti i modi
In tutte le posizioni

”Cazzo sono le 16 passate!! Sono in ritardissimo!!”
”Non é un problema mio...” - di solito lo dicevo io a lui, mi fa il verso, mi fa incazzare, mi provoca, punzecchia, mi punzecchia e sa come farlo, mi punzecchia, sa dove colpire, sa trafiggermi nelle mie debolezze, la prima piú grande è proprio Lui, che mi punzecchia e sa trafiggermi fino in fondo, si, in fondo, sa farsi sentire, sa farmi eccitarmi di piú.
Lo vorrei picchiare, strozzare, graffiare, mangiare, mordere.....
Lo assaggio tutto e non mi sazia mai, é un delirio dei sensi.

”Perché....perché mi fai quest'effetto...cosa devo fare con te...Cosa?”
Dissi io con un filo di voce vibrante di piacere.
”Niente...lasciati andare,..Non fare niente...”

Intravedo dal mega orologio a muro della sala che sono le 16 passate.
Fra po'aprono e sono nel pieno del delirio.
Mi riprendo istantaneamente nel momento in cui mi pare di sentire dei passi.
Ci rivestiamo in fretta e furia e ci lasciamo col desiderio in sospeso.
”...Cosí avrai voglia di finire il discorso quanto tornerai...” Con un sorriso soddisfatto.
L'allievo ha superato la maestra. L'hai vinta tu questa partita!


Gli appuntamenti della giornata sono un delirio, un rincorrersi di ritardi su ritardi, senza afferrarli e fermarli.
In un solo giorno ho incasinato mé stessa, il posto di lavoro, gli impegni...bel colpo Kennie!
Gran colpo Kennie!

Il mio controllo é andato a farsi fottere. E con lui....anche...

Sono finalmente sopravvissuta alla riunione, é davvero tardi.
Il mio amico di sempre  Andrea mi manda un secondo messaggio per dirmi che lui e gli altri erano ancora al pub se volevo raggiungerli, ma ero troppo a polpette. ”Facciamo per la prossima! Tieniti pronto per una superbevuta di birra!” Risponde subito con smile al seguito ”Agli ordini ;)”

Tornai a casa, una mail mi attendeva.
Mi stava pensando, voleva gli inviassi la stesura completa del libro, una copia in anteprima solo per lui, per porterla leggere e sentirmi ancora li con lui, vogliosa, desiderosa della sua voce, dei suoi sguardi, delle sue mani, del suo corpo..

Non gli ho risposto. Non so se lo farò.

É strano. C'é forse anche una sottile voglia di contenersi, di nascondere il desiderio di stare ancora insieme all'altro. Chi non risponde é come se si mettesse su un gradino superiore di controllo e potenza, quasi una sfida verso sè stesso e l'altro; anche questo è un gioco.
Un gioco che a turno giochiamo entrambi e che puntualmente perdiamo entrambi.

Il nostro controllo sta andando a farsi fottere. E con lui....anche...

Sará paradossale ma ho talmente tante sensazioni che non ho parole per spiegarle, sono indescrivibili.
Penso sia meglio così, domani parto, credo anche lui a breve, lontani ci riempiremmo di parole, scuse, illusioni, rovinando tutto.
Le parole a volte sono schiave di ipocrisie, di doveri, di mezze veritá, di maschere e scudi che dobbiamo indossare. Che dobbiamo spalmarci addosso, e ci entrano talmente dentro da non distinguere piú il confine.
Dal vivo peró no, non è possibile, é palpabile il desiderio, la voglia, la fame, la sete di noi, di stare insieme, di possederci. 
Uno di fronte all'altro non possiamo mentirci. Gli occhi, le mani, il corpo non mentono. Fremono. Vibrano. Si desiderano. Si avvolgono

Due solitudini si avvolgono
Stai con me

Congelo tutto. Questi istanti preziosi, questo desiderio. La tua faccia da schiaffi da riempire di baci che sorride compiaciuto. 

É passata oramai più di una settimana, non gli ho scritto.
Creederà di non essere nei miei pensieri. Meglio cosí, stará piú tranquillo. 
Gli scriverò quando torno forse. O forse si farà risentire lui.
Lo penserò talmente tanto da percepire l'acqua che berrà come i nostri sudori che si incontrano, ancora.
Strofinerò l'aria sulla pelle per imprimerle il mio profumo e la respirerà, soffocandosi.
E desidererà altra aria, altro profumo, altro sudore. Languirà toccando i tasti come fosse un corpo, come fossero mani. Mi scriverà forse.
Mi desidera ancora? Chissà...

Non è solo. Era nelle condizioni del gioco che ho accettato.
In questo momento quelle mani forse esplorano altre isole.
Il pensiero mi sfiora, ma non é affar mio. Non fanno parte del gioco questi pensieri.

Congelo tutto. Miei pensieri inclusi. Chiudo gli occhi e mi rigodo la scena. Ho fatto bene a rivederti.
Il mio cuore é un po' piú leggero. Ti penso e...
La tua faccia da schiaffi da riempire di baci che sorride compiaciuto. 
Sorrido anch'io. 

Stesa su una brandina, il vento mi accarezza tutta. Mi stringo e mi contorco un po'. I brividi di piacere scendono e salgono su tutto il corpo. Dai piedi fino alla testa. Dentro la testa.

Per te è stato tutto un gioco? 
Sono ancora un gioco?

Non so rispondere. Non voglio chiederlo a mè stessa. Ho paura della risposta.
Basta parole, basta pensieri contorti. Assaporo questa brezza e lascio che entri in me.

Tuffo nel vigoroso mare emozionale


Il mio controllo é andato a farsi fottere. E con lui....anche...

Il gioco si é spezzato. 
Forse mi sono fatta un po' prendere.
Ma devo impormi. Non posso lasciarmi bruciare.

Game over



sabato 13 luglio 2013

Dentro i miei vuoti: L'inquietudine prima e dopo la tempesta

Una notte così silenziosa non l'avevo mai sentita. Si sentono ancora di più i miei pensieri che si contorcono, stringono, affannano, graffiano cercando riparo. Forse avranno requie nel bagliore delicato dell'alba.
Mentre una leggera brezza sembrava cullarmi e tranquillizzarmi, improvvisamente tutto si stravolge.
E' arrivata una bufera di vento. Anche l'aria con me si stringe, urla, in vortici infiniti, strappa anche le morbide nuvole fluttuanti.

” Ho bisogno di TE”

Stavolta non sibilerei 'Davvero?' E neanche 'Già'. Ascolterei. Nient'altro.
Nascosta dal vento potrei....
Si, potrei dire a voce piena: ”Anch'io. Anch'io ho bisogno di te!'.
Ma non sarei coerente con ciò che debbo fare.
La razionalità è la mite governante tuttofare di una casa che viene sempre messa in disordine, nonostante i continui tentativi di tenerla in ordine, nonostante corra a prendere i cocci per rimetterli insieme e buttarli, nonostante compri anche nuovi mobili per riporre le cose, passa il tornado e butta all'aria tutto.
La padrona di casa sembrerebbe un misto tra ubriaca e drogata, ma di emozioni sempre nuove che le danno alla testa.
Pensa che il gioco vale la candela e le piace sentirne il calore, dentro, sentirsi fiamma, fino a rischiare di bruciarsi. Vuole sentire il limite e infrangerlo, lasciarsi bruciare, lasciarsi cadere.
Sentire che la paura diventi adrenalina, diventi fuoco nel profondo e ghiaccio come un fremito che pervade tutto il corpo insieme.

Sono passati i lampi, gli incendi.
E' passata la bufera, la grandine che imbianca leggermente le strade.
Ha smesso di piovere. Tutto si è placato.
Tutto si rilassa e il respiro pervade ogni anfratto dell'anima, scivolando lieve, senza pretese.
Trova un campo di battaglia dismesso che solca ancora la terra con la cenere e qualche fuoco ancora acceso, sotto la pelle.

”Tu, chi sei?”

Stai ancora un altro po' con me. Ispirami nuove parole, nuovi brividi, dai sostanza ai colori della mia tavolozza, sussurrami nuovi suoni. Stavolta rimarrò ad ascoltare, con le mie orecchie, con i miei grandi occhi e con le mie mani, senza dire nulla.
Bevo l'illusione di un incontro, come un caffè, per annaffiare almeno un po' l'arsura desertica che ho dentro.
Sorrido. Mi abbandono sul divano. Chiudo gli occhi.

Con le mie mani ridisegno i lineamenti del viso che pian piano si distendono.
Scendo sul collo e sulle mie forme che abbraccio.
I lividi, le imperfezioni, le cicatrici, i ricordi. Fa parte di me.
Continuo ad esplorare cadendo in una lenta e inesorabile discesa agli inferi nei più libidinosi nascosti piaceri.

Mani vogliose, baci assetati.

In questi attimi, sola col mio essere, respiro i miei pensieri.

Dentro i miei vuoti: Polvere di stelle


Dentro i miei vuoti é un racconto a capitoli ispirato all'omonima canzone dei Subsonica. Riferimenti a fatti e persone esistenti sono puramente casuali

Colonna sonora:  Stardust - Kirayel


Che strane queste pareti ferrose. Non avrei mai detto che da un angusto spazio grigio avrei potuto ricavarci un alcova romantica. In realtà non lo pensavo, ma lui la considerava tale e regalò uno sguardo diverso anche a me.
Era una piccola baracca che con del vento ballava cigolando. Un ripostiglio, niente di più.
Complice la notte, il buio che cela e intriga, qualche candela, per magia tutto si trasforma.

”Proprio bello qui, sai!” con gli occhi brillanti di un bambino e un filo di voce calda e sottile come fiammelle, quasi a non voler rompere l'incantesimo, non disturbando il vento impalpabile della notte.
Lo guardo per imprimermi la sua espressione sorpresa e divertita e la ricambio anche io, pensando come non venga notata la confusione del posto improvvisato. Annuisco e sussurro " Già."

Le sue mani scrivono su di me emozioni, suonano e plasmano il mio piacere con forza ardente, sinuosa eccitante curiosità e preziosa suadente dolcezza.
Le mie mani affamate e i miei baci assetati tracciano i suoi confini. I suoi desideri. I suoi vuoti.
Riempiendoli.
Riempiendomi.
Intimamente, profondamente..dentro ogni cellula, ovunque.

Il tempo ci fa ricordare che sono attimi, stralci di buio. Eppure così intensi che si mistificano celandosi con l'eternità.

Da quanto siamo qua non chiederlo, 
Dalle finestre luci scorrono, 
Lenzuola stropicciate, che ora è?  
Stai con me! 


Parla e lo ascolto con orecchie silenziose ma voraci.
Parla e ha quel suo modo , Lui non lo sa, non ci da peso, e mi attira moltissimo.
A volte, sopratutto quando é molto rilassato, prende fiato dopo poche parole e la sua voce assume una leggera cantilena che ricorda quella semplice e immediata dei bambini, ma forse é solo questo strano dialetto che non ho mai imparato. Sembra in contrasto con i discorsi pessimistici che fa, a me risulta chiaro il quadro di una persona col cuore grande ferita dalla vita, che da qualche parte vuole sognare ancora, vuole essere felice ancora.
E forse sottovoce, sussurrava che quella parte é con noi, ora ”Sto bene” E mi disegna di piccoli baci, rimarcando bene il viso, le sopracciglia, e io credo avrò assunto un sorriso da ebete dalla beatitudine in cui annegavo.

Tra me e me pensavo
”Vorrei che il mio uomo fosse così” non voglio pensare ”vorrei che...fosse il mio uomo” .
A differenza delle eroine romantiche dei film e dei libri, non vivo di illusioni e sono cosciente.
Sogno, ma mi sono vaccinata per anni di dolore e adesso non lo sento più.
Vivendo ogni attimo intensamente, non ponendosi il problema del 'domani'. Se ci si ostina a guardare troppo l'orizzonte, si inciampa. Bisogna vivere il presente, l'immediato.
Senza domande e senza parole.
Non ho pretese. Mi godo il momento.

”Lo sai che siamo polvere di stelle?”
Ascolto il suo pensiero. Dolce e amaro. Poetico e triste, come una canzone.
Una musica che mi risuona dentro.

Forse sarà l'ultima volta che ci vedremo. Che le nostre scie si incrociano.
Ma in questo cielo notturno, che si appresta a nasconderci e strapparci via, 
abbiamo brillato come non mai, come una luce che non vedremo mai più nei nostri screzi di cielo paralleli.

Portati un bel ricordo di me, nascondilo gelosamente in un cantuccio del cuore.
A presto o Addio, nessuno lo sa. 
So che ti penserò, perché da qualche parte, ci sarà sempre un pezzetto di te custodito gelosamente.

Addio, a presto polvere di stelle.


sabato 17 novembre 2012

Lettore silenzioso



C'è voglia di leggersi tra le righe.
Voglia di toccare un'emozione, cliccando un pensiero.
Un gioco di sguardi e parole che scorrono leggeri, in un brivido tra le dita, sfiorando tasti definiti, da toccare e da evitare, per descrivere emozioni infinite.

Dietro lo schermo alle volte si mostra  una persona che scava dentro di sé e racconta la sua essenza, altre volte si nasconde chi cerca conforto e condivisione di stati d'animo, situazioni, spirito affine.

Strano come noi esseri umani necessitiamo di una maschera per liberarcene di altre.
Un armatura che ci protegge e nasconde dagli altri esseri umani,
dal pregiudizio della società,
dalla cattiveria e ipocrisia del mondo.



mercoledì 31 ottobre 2012

Parole danzanti

Parole formano cespugli danzanti
di spine
cocci di vita persi tra la polvere


Pietre di sacri edifici antichi
rotolano nel fango
il deserto si dilaga
divora edere, boschi, ghirlande di alloro,
colori...


L’orizzonte corre verso l’infinito..


Sempre più spazio
per disperse particelle
di anima.



perché la mente
perde il filo dei pensieri
il manto grigio cala
Di ogni cosa resta la sua ombra

di ogni emozione il suo silenzio



(1999)