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domenica 9 luglio 2017

Diario di Luoghi e di Cieli - Maschere




Per quanto ti possa truccare, non puoi sfuggire alla tua ombra, che persino di notte traccia il tuo profilo, seguendoti ovunque. Persino la luce a volte è ingannevole.


Stasera siamo dei colori sordi che camminano tra il buio e il silenzioso bagliore dei lampioni.

Il mio cuore scalcia.
Punta il tacco e perfora l'anima.

Non respiri, scavi dentro di me.

Provi a rivestirti di bugie e chiacchiere, la confusione ti nasconde da te stesso
E nella nebbia dei tuoi pensieri ti sei perso e non vuoi ritrovarti,
ma non mi hai lasciato nell'oblio, segui i miei passi, mi vieni incontro e mi rapisci alla logica spazio tempo stringendomi, afferrandomi in questa immensa nuvola che ci avvolge.

Abbracciami. Prendimi.
Ti vedo, sei qui.
Non darmi spiegazioni inutili che noi ben conosciamo.

Sono finiti i giochi ma continuiamo a nasconderci da noi stessi. Da noi.
Togliti la maschera, lo sai, ti vedo. So chi sei.
Riconosco la materia del tuo viso, pelle o cartapesta, ridisegnarti non servirà a camuffare il tuo profilo e la tua storia.

Senti il respiro affannato dentro questa gabbia, vapore umido, condensa di paura gocciolano lente e silenziose,
In punta di piedi fuggono dai cancelli che sto distruggendo.
Fatti vedere, avvicinati a questa Luce.


Nella Luce della ragione, inutile ed essenziale.
Non illumina le mie azioni e non scalda il mio cuore.
Lambisce pagine vuote che scappano accartocciandosi
Per nascondere parole che non dette, nascoste, che rimarranno senza corpo fisico, senza inchiostro per delimitarle.

I miei occhi si perdono nelle tue voluttuose ombre e le mie parole bruciano nella lussuria delle loro danze.

Non c'é confine tra luce e oscurità.
Si chiamano, si cercano, si avvolgono.



Rimango incantata dai suoi bagliori, le fiamme riaccendono una parte di me che ha dormito per troppo tempo.

E ora sono in pasto al tempo, ai miei desideri affamati, a domande che sembrano senza risposta.
Vado avanti con una zavorra pesante in petto che non riesco ad estirparmi.

Quindi, chi sono davvero?
Vado a dormire con la mia essenza sgusciata, smascherata, nuda e pallida come verme o ogni mattina quando mi ridisegno torno a esistere? Maschere e scudi con spessori invisibili fuori e dentro la pelle.

Questo pensavo tornando a casa, percorrendo il vialetto con una pioggerellina battente come questi pensieri, abbeverandomi, respirandoli.
Mentre penso a tutto ciò, questo movimento interiore che si spegne improvvisamente guardandosi attorno.


Era tutto un sogno?

Come per i precedenti post, questa é la rielaborazione utilizzata per lo spettacolo omonimo del Blog.
Ph Chiara Rainer



domenica 13 ottobre 2013

Dentro i miei vuoti: Maschere


Dentro i miei vuoti' è un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. E' un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali

Il mio cuore scalcia.
Punta il tacco e perfora l'anima.

Non respiri, scavi dentro di me.
Ti ho di nuovo tra le mie braccia.

Di nuovo in me.

Vuoi sfondare tutte le mie porte e non lasciarmi nulla,
Penetrarmi l'anima lasciandomi il vuoto quando te ne andrai.

Provi a rivestirti di bugie e chiacchiere, la confusione ti nasconde da te stesso
E nella nebbia dei tuoi pensieri ti sei perso e non vuoi ritrovarti,
ma non mi hai lasciato nell'oblio, segui i miei passi, mi vieni incontro e mi rapisci alla logica spazio tempo stringendomi, afferrandomi in questa immensa nuvola che ci avvolge.
Abbracciami. Prendimi.
Ti vedo, sei qui.
Non darmi spiegazioni inutili che noi ben conosciamo.

Sono finiti i giochi ma continuiamo a nasconderci da noi stessi. Da noi.
Togliti la maschera, lo sai, ti vedo. So chi sei.
Io? Non riconosco la materia del mio viso, epidermide o cartapesta forse si sono fuse.

Mi disegni il volto di carezze e senti l'umidità delle mie emozioni
Gocciolano lente e silenziose, 
In punta di piedi sono sfuggite dai cancelli che hai distrutto.

"Ti ho fatto male?" chiedi.
Con un sorriso agrodolce "Sono altre le cose che fanno male...."

Poi, di nuovo sola. Incantata dai bagliori delle candele.
Fredda stanca notte, ma lo sguardo avvolge le fiamme.
Ipnotizzata le tocco e mi brucio le dita.

Un'oscurità segreta che incornicia i miei inconfessabili pensieri.
Bruciano, fanno male, ma non riesco a smettere di guardare e toccare. 
Non riesco a smettere di guardare la danza abbagliante guizzante che avvolgono il buio.
Voglio ancora sfiorare, voglio ancora toccare.
Forse non sento più dolore.

Subito quasi non sento nulla. 
La notte mi contorco, mi struscio al cuscino, al letto che sembra essere divorato, straziato dalla mia fame, dalla mia sete.
Mi sono bruciata. Dentro.
Ma sono ancora ipnotizzata dal fuoco.

E ora?
Mi hai dato in pasto al tempo. Mi hai dato in pasto ad altri desideri affamati.
In pasto a domande che sembrano senza risposta.
Vado avanti, anche se devo portarmi un cuore pesante  che non riesco ad estirpare.




lunedì 21 gennaio 2013

Vino, maschere, domande esistenziali ed elucubrazioni sull'arte delvivere




Per quanto ti possa truccare, non puoi sfuggire alla tua ombra, che persino di notte traccia il tuo profilo, seguendoti ovunque. Persino la luce a volte è ingannevole.
Stasera siamo dei colori sordi che camminano tra il buio e il silenzioso bagliore dei lampioni.

Questo pensavo tornando a casa, percorrendo il vialetto con una pioggerellina battente come questi pensieri, abbeverandomi, respirandoli.

Quindi, chi sono davvero?
Vado a dormire con la mia essenza sgusciata, smascherata,  nuda e pallida come verme o ogni mattina quando mi ridisegno torno a esistere? Maschere e scudi con spessori invisibili fuori e dentro la pelle.

Mentre penso a tutto ciò, questo movimento interiore che si spegne improvvisamente guardandosi attorno.

Era forse un sogno questa emozione che sento ancora?
Un mio sogno?

Gli altri, in espressioni standard, sembrano così tranquilli e sereni di vivere una vita regolare, senza sorprese, in cui il massimo dell'aspirazione è un mondo in cui tutto è imperturbabilmente equilibrato, statico (non esiste, troppa paura di accettare la naturalità del cambiamento).

Sarà colpa mia che non accetto queste regole. Anzi no, è colpa di quella sostanza inebriante, che da quella voglia di vivere, di cambiare, quel fuoco che brucia dentro che scalda e consuma, da estasi e dannazione insieme.

Sarà questo vino grezzo, denso e avvolgente in cui i miei pensieri annegano, si impregnano inebriandosi dolcemente, un nettare cui il primo sorso entra nel profondo, scorrendo direttamente nelle vene, eccitando il cuore, demolendo le razionali difese, lambendo l'anima.

Sarà questo che mi tiene ancora sveglia, queste onde che si scatenano in me.

É L'ARTE...
quest'incantesimo che mi coinvolgerà sempre, questa dolce-amara dipendenza, questo viaggio, questa ricerca perpetua...che suona come condanna ma è semplicemente vivere l'arte e l'arte del vivere.

Ecco, deve essere questo il sapore dell'esistenza.

Calda, corposa, intensa e sanguigna.