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martedì 24 gennaio 2017

Buon compleanno funghetto!



Oggi compieresti 26 anni.
Avrei scherzato sull'avvicinarsi ai 30, che non é poi così male, mi avresti ricordato che sono comunque più vecchia, punzecchiandomi su qualcosa. Lo so, sei sempre stato geniale, non perché eri mio amico, ma perché sei l'Arte pura, nei gesti, oltre i tuoi disegni, oltre le tue opere, nel tuo modo di sentire.

Sai, mi é capitato di vedere diversi oggetti opalescenti e fluo. C'é sempre una ragione dietro ad una preferenza, ma mentre é più facile trovarla per un colore semplice come il blu, colore riflessivo e melanconico per antonomasia, per un fluo e iridescente é particolarmente difficile. 
Questo é il tuo bello!
Riguardando il video di una macchina iridescente che ti mostrai, ho improvvisamente capito. Qualsiasi oggetto, anche il più banale, anche il più stupido, di qualsiasi colore che si riflette sulla superficie opalescente diventa magicamente bello e ricco di colori fluorescenti, come se qualcosa sprigionasse luce propria, l'oggetto o la superficie, o entrambe.

Qualsiasi realtà, anche la più grigia, si riempie di colori meravigliosi così. Il tuo mondo sparaflashoso.
Ora capisco. 
Sei l'opale. 
La superficie iridescente in cui qualsiasi cosa si arricchisce di colori e contorni  luminosissimi, come per un musicista una stanza magica che riverbera e armonizza ogni suono e rende melodia il rumore. 
Che ricchezza aver passato del tempo con te! Ne avrei voluto ancora, sei stato davvero tirchio in questo, sappilo. Ma mi hai fatto un gran regalo e continuerai per sempre ad ispirarmi.

Mi manchi tantissimo funghetto atomico



sabato 20 luglio 2013

Dentro i miei vuoti: Dolori alcolici

Un ringraziamento particolare ad Alberto Grima che ha concesso di utilizzare le sue foto per questo post e l'episodio 'Intro'


Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali

Una serata che scorre così, leggera, deliziosa, frizzantina come questa birra.
Nessun retrogusto amaro. 
Almeno, non lo sento, le mie papille sono assuefatte al sapore del dolce nettare degli Dei, dorato, ramato o scuro, corposo o leggero, con la dolce schiuma cremosa che preserva il suo delizioso sapore.

Quella dolce schiuma cremosa che preserva il delizioso sapore. Il tuo delizioso sapore.


Miriadi di bollicine che salgono in una folle corsa verso il nulla sovrastante.
Corrono verso un cielo che vedranno attraverso gli occhi di chi le berrà.
Corriamo anche noi verso l'infinito ma la maggior parte è inghiottita dalla vita. 
La stessa che ha cambiato i nostri occhi sul mondo.

Il proprietario, che oramai mi conosce, mi decanta le proprietà del nuovo acquisto e del programma autunnale, dedicato alla musica e alla birra sopratutto.

Credo proprio ti piacerebbe farci un salto! Anche la birra è uno dei tanti interessi in comune.
Credo proprio ti piacerebbe farci un salto, con me magari. Bevo l'illusioni e giù un altro sorso.
Bevo il tuo pensiero e mi disseto un po'. Ti immagino affamato, di me.
Scivolano bicchieri, litri parole, bevute una dopo l'altra, tra una chiacchierata e l'altra con Andrea, il mio migliore amico. Oramai ci conosciamo da più di un decennio, dal liceo.
Tutto può accadere ma alla fine riusciamo sempre a ritrovarci davanti a una birra a parlare dei nostri più e meno.
Quando parla é un concentrato di parolacce, doppi sensi, battute varie ed eventuali. A volte sembra un po' pompato, in realtà é super alla mano e simpatico.
Quando vuole però torna a essere quel ragazzino dolce e sognatore che ho conosciuto e che c'é ancora, nascosto da strati e strati di riviste porno e muscoli.
Ogni tanto mi manda i suoi racconti per avere un parere. A volte non riesco subito  a leggerli e gli chiedo scusa, ma lui ha pazienza e attende il mio verdetto che non é mai stato negativo.
Lo sprono spesso a pubblicarli ma non se la sente, li considera poca cosa, più probabile che voglia nasconderli.

Penso che la vita ci ha cambiati entrambi; ragazzino impacciato, timido e sognatore, io piuttosto solare, mondana. La cosa bella é che nonostante le nuove corazze che indossiamo, quando ci vediamo, anche con gli altri amici, riusciamo ancora a divertirci con poco come dei bambini!

Vorrei spronarlo a pubblicare i suoi racconti, ma é un discorso da birra scura. 
Troppo corposa e amara per questa serata. Troppo seriosa.
Al massimo stiamo su una fucsia ai frutti di bosco, che è il mio aperitivo preferito - dato che odio lo spritz, il martini bianco,vini bianchi fermi e frizzanti, bitter e roba al pompelmo, diciamo il 98% degli aperitivi..

Sono strana, come questa fucsia. Più la guardo più mi convinco che vorrei essere come lei, incluse le fettine di lime e la menta con cui me l'hanno vestita! Inclusa anche la fragolina sul bordo e la ciliegia immersa dentro. Mi ci tufferei volentieri, nuotare tra le sue onde alcoliche diventandone parte.
Dolci, gustose, leggere, frizzantine, simpatiche e colorate.
Sarebbe tutto più facile. Un sapore semplice. Di eterna estate, che in realtà odio, preferisco l'autunno, anzi la primavera. Anzi l'inverno.

Le mie elucubrazioni volano e si perdono senza cercare più senso, si stanno sciogliendo  in cieli d'oro e rame.
Parlo e parlo, a ruota libera.
Le mie gambe come morbide molle senza gravità mi conducono verso la macchina.
La mia mente credo  regge l'alcool ma non regge più me e le mie elucubrazioni.


La luna fa capolino dalla mia finestra.

Sono a casa!? 
Non mi ricordo niente, mi avrà dato un passaggio Andrea, domani lo ringrazierò e gli chiederò se ho sparato troppe cazzate!

La luna fa capolino dalla mia finestra, portata da una fresca brezza che sfiora tutto il mio essere.
Il tocco nascosto della notte.

Senza badare che sono ancora vestita, con la borsa tra le mani e le scarpe, mi addormento di colpo.


Sono in un'ospedale. 

Che é successo??? 

Una bambina é stata morsa da un serpente e suo padre chiacchiera come se nulla fosse con l'infermiera dell'accettazione. Non c'è fretta, penserà. Mi riferiscono che é morta una giovane.
Rivedo una scena in cui giocava felice e danzava, con un abitino che sembra da principessa blu e bianco, con un motivo a fiori o farfalle.
Gira e volta, gira e volta, si siede su una sedia e muore. C'è un'altra che osserva. Guarda lei e guarda me. Siamo nel presente. Cerco di tenerle compagnia e farla ridere. Non ride.

Disperata, con un dolore lancinante che mi fa piangere disperata, vago per questo ospedale degli orrori.
Entro in una stanza bianca. Vuota.
Il buio sarebbe più rassicurante. Non mi possono sfuggire i contorni. Questo bianco abbaglia di inquietudine e ansia. Questo bianco mi sta divorando come questo silenzio assordante.



C'é una vasca al centro della sala.
Vasca bianca. Come le pareti. Come i soffitti. Come i miei occhi.

Mi avvicino a piccoli passi.

Affanno. Affanno. Il vuoto pesa tonnellate sul petto. Ma avanzo.

Un liquido trasparente, giallognolo. Formalina? Acido amniotico?
Capelli lunghi chiari che ondeggiano.  Pelle chiarissima, immersa in questo liquido.

Un corpo immerso.



In quella vasca che doveva avvolgere vita
si scioglie un corpo

Non è colpa mia
non l'ho ucciso io
Perchè continuate a perseguitarmi
non ho fatto niente

in questa fredda stanza
in una vasca di acido amniotico
si scioglie una vita

Ingenua ragazza
dagli occhi così chiari e limpidi di gioventù
Perchè stai affondando il dito sul fondo?

Perchè assaggi quella sostanza
che sembra dolce sapone
ma che è velenosa placenta?

Che sapore ha la morte?

Ora lo sai,
e i tuoi occhi diverranno la teca di vetro
dove ghiacceranno le tue emozioni
Il tuo sguardo non avrà espressione
chi ti vedrà poserà lo sguardo
su un volto cui è stata rubata la luce
su uno sguardo vuoto

i tuoi vigorosi e dorati capelli
diverranno stoppa
con la quale gli altri puliranno per terra
o asciugheranno le loro lacrime.
Tu non ne avrai mai, anche se volessi
la tua freddezza dentro
le farebbe gelare

Anche il serpente con cui giocavi
ti ha morso
Quanto veleno
Quanto schifo
hai ingurgitato

Vomita tutto il veleno
e forse vomitando anche il sangue
riscoprirai di averne uno
di avere del calore dentro
Qualcosa che nonostante tutto scorre
e di non essere grembo sterile della dannazione



Mi sveglio.

Ho il cuore in mano. Una fitta lancinante nel petto.
Sudore o lacrime rendono appiccicosi gli occhi.
Affanno.

Non piango, non riesco, da sveglia. Neanche le catastrofi mi hanno smosso.
Qualcosa però dentro di me sta urlando ancora.


Cosa devo volete da me????

Improvvisamente. Senza bussare, senza prepararmi.
I miei vuoti sono venuti a trovarmi.
I miei vuoti mi hanno scavato dentro. Hanno squarciato ferite che pensavo di non avere.
Di non avere piú.

I miei vuoti sono venuti a trovarmi, dentro.



Il vuoto mi guarda
Il vuoto mi chiama nei miei sogni
Mi chiama. Insiste.
Non riesco a resistere.
Ha assorbito l'arcobaleno
Anestetizzato da fiori e spine
Il mio strazio pulsante giace esanime
Forse urla. Forse non più.
Il vuoto mi abbraccia
Mi porta a sé
Sto annegando nel nulla
sgocciolando plasma incolore

martedì 9 ottobre 2012

Pyramid song



Ci vuole fortuna a nascere...e a morire.
Stiamo a dannarci cercando un perchè, ci appelliamo a qualcosa di superiore che forse non esiste, o non ascolta e nel mentre soffriamo, logorati da una vita che si accanisce e trascina con violenza e cattiveria nel baratro.

Perché tutto questo dolore?!

Domanda che non avrà mai una risposta, come chiedersi il perché del destino.

Bisogna solo vivere e andare avanti...
ed é per questo che esiste l'Arte, quel gesto d'amore nel fare, nel creare e nel goderne coi sensi.

É consolazione, é espressione, é reazione, é racconto, é catarsi, é quella piccola speranza,
quei sogni a cui non dobbiamo rinunciare perché ci accompagnano nella vita attraverso i dolori,
é quella musica, quel sussurro, quel  brivido che fa vibrare il cuore.
Nasce dal tormento, quel fuoco che scalda e a volte brucia.

Cari amici miei, quest'anno é stato proprio triste....
bisogna proprio combattere con i denti per avere il proprio screzio di felicità, nascosto da qualche parte..

...Ma lo troveremo, prima o poi...

Vi stringo forte in un abbraccio unico, infinito...

A voi dedico questa canzone magica.
Vi voglio bene


Pyramid song -Radiohead

Mi sono gettato nel fiume e cosa ho visto?
Angeli degli occhi neri nuotavano con me
Una luna piena di stelle e di macchine astrali
E tutte le figure che ero solito vedere

Tutti coloro che avevo amato erano lì con me
Il mio intero passato e i miei possibili futuri
E siamo andati tutti in paradiso su una piccola barca a remi



Non c’era niente di cui aver paura e niente di cui dubitare.........







mercoledì 1 agosto 2012

Cosa porteresti su un'isola deserta (e la fola l'è finida!)




In una sala d'aspetto, non ricordo quale di preciso, sfogliavo i soliti giornaletti di gossip o di tendenza. Capitai nella solita pagina dei test, affinità di coppia, 'dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei', 'dimmi come vai in bagno e ti dirò il tuo destino' etc etc. Le domande che mi attirarono furono:
"Cosa porteresti su un'isola deserta?" oppure "Cosa salveresti da un incendio?"


Mi hanno sempre destato ilarità queste domande, perché oltre ad essere situazioni limite, nella realtà dipende dal periodo, dalle priorità e così su due piedi dimentichi sempre di mettere l'essenziale.
Sono domande che hanno presupposti diversi ma le metto insieme perché quando ti capita di dover salvare le tue cose da una catastrofe naturale, cerchi di portarti non solo ciò di cui non puoi fare a meno, ma anche ciò che ti serve nella nuova "isola" in cui andrai a finire.

Un giorno improvvisamente ti capita davvero.
Magari non un incendio, ma un'allerta esondazione o un terremoto.
Devi decidere in pochi secondi cosa fare. Se puntare sull'utile o sui beni affettivi.
Pochi secondi, due mani e se ti va bene una sporta, una borsa o una valigia e se ti va male ostacoli vari ed eventuali, come una porta che magari per metà non si apre incrinata dal peso dei piani superiori che cominciano a collassare.

Cosa prendo???

Oggetti accumulati da una vita in una domanda, tanti dubbi e pochi istanti.
Senza neanche aver il tempo di pensarci, o scappi fuori pensando solo a salvarti, o l'adrenalina ti fionda sulle prime cose che di pancia vuoi prendere, e se non stai attendo, rimani troppo tempo a raccogliere che passa in secondo piano uscire.

Cosa prendo???
Questo fu quello che presi io quando ci fu il terremoto.

Il mio Book, hard disk esterno, contenitore di anni e anni di ricordi, foto, musica, video, nonché testi, poesie, canzoni.
I miei orecchini. Non perché siano oggettivamente preziosi, ma perché ognuno ha un motivo ha una storia, un mondo messo insieme con pazienza che parla di me.
Un giochino di quando ero bimba. Per me è il simbolo della purezza e dell'ingenuità che viene sporcata e deturpata dalla vita. Lo tengo in un portagioie robusto, come per proteggerla dal tempo.
Qualche indumento, coperta, qualche trucco e ovviamente qualche strumento (anche se un piano digitale non é proprio portatile purtroppo) e apparecchio elettronico.

Gli scatoloni in questi casi diventano i migliori cassettoni / armadi / comodini che si rimediano e si trasportano facilmente.

Jessy giorni prima, mettendo velocissimamente tutto ciò che poteva nel borsone, prima di uscire d'istinto prese la fotografia della nonna, che viveva con lei, morta davanti ai suoi occhi pochi mesi prima. Del padre, morto anni fa, ha già una foto nel portafoglio e la fede nella collana da cui non si separa mai.
Così, insieme a loro, ai loro ricordi, poche frazioni di secondi dopo, strattonando il braccio della madre, la casa comincia a cedere e lei fuori a poter solo guardare.

Chi si è precipitato a salvare i ricordi, preferendoli alle cose più utili ma che si possono trovare, mentre album di foto e di cd autografati, giocattolini del proprio bimbo, il cuscino e la copertina preferita dal proprio cagnolino morto mesi prima, i peluchetti e altri oggettini regalati da persone care che non ci sono più non si potranno mai più ricomprare.

Capisci che le cose che davi per scontato, ti rappresentano, sono parte di te e ne hai bisogno. Ti guardi attorno e ti ricordi la storia che c'è ogni oggetto, di tutte le paghette che risparmiavi da piccolina per comprarti la play1, del televisore piccolino ma che va ancora alla grande che mi aveva regalato il nonno quasi due decenni fa, dello stage piano della yamaha preso dopo mesi di ricerca a un prezzo covenientissimo vicino Rimini, dei libri di storia dell'arte e di musica che mi piaceva trovare alle bancarelle dei libri antichi perché la carta anche ingiallita ha quel vissuto da raccontare..per non parlare dei miei quadri e il resto...praticamente tutti racconti aperti che nel momento della scelta fugace urlavano, si spintonavano per farsi sentire di più per avere attenzione ed essere presi.

Penso e ripenso ancora e mi viene in mente anche un sms di Jessy ricevuto una mattina di qualche settimana fa...

"Li ho trovati! :')"
Sonnolenta e rintronata, mi svegliai dal torpore del sonno, continuando a non capire cosa intendesse.
Timidamente scrissi "Bene...ma...a cosa ti riferisci?"
"I trucchi :)"

Me ne aveva parlato il giorno prima di mandare questo messaggio, ma non ci avevo dato molta importanza, le dissi che glieli avrei ricomprati io e le altre amiche con cui feci il regalo al suo compleanno.
Mi stupii. Nientemeno con tutte le cose da prendere e da fare, ci aveva pensato! Quel sacchettino col suo contenuto era lo strumento per valorizzarsi che noi amiche le avevamo donato, per ricordarle che ogni giorno bisogna volersi bene, nonostante tutto, e ancor di più in quei momenti.
Così anch'io come lei, ho ripreso tutti i miei trucchi e con maggior vigore osservo lo scrupoloso rituale del make-up. Non come si potrebbe pensare solo per estetica, ma come guerriere che vogliono far paura al nemico, noi indossiamo la maschera della lucidità, della fermezza, del bene, per esorcizzare, per combattere la bruttezza del male, del dolore.

Finisco citando due frasi che mi sono piaciute moltissimo dette o scritte da alcune mie conoscenze

"Giornata piena di soddisfazioni
Liberatevi di chi porta solo nuvole nella vostra vita
imparate a vedere il mondo a colori e fatevi un regalo.
A volte può parere stupido o da superficiali, invece dedicarsi cinque minuti per se stesse
scegliere quello che potremmo sfoggiare per festeggiare un Nuovo Inizio
è un passo importante per Cominciare da Se stesse.
Scegliete il vostro colore, la vostra forma e regalatevela. Ve lo meritate."


E per finire in bellezza, una filastrocca che ripeteva spesso la nonna di una mia amica, la quale in sostanza dovrebbe avere il significato di arrangiarsi con quello che si ha ( credo equivalga ad "attaccati al tram", oppure "arrangiati con quello che hai").
L'ho ritrovata anche in carpigiano su questo sito. Io la riporto così come me l'ha passata lei

E la fola l'è finida
Taiat al nas e fat na piva
Se la piva l'è trop longa
Taiat al nas e fat na tromba!


lunedì 16 luglio 2012

La cicala e la formica - una 'non favola' moderna

Tra un morso e l'altro alla succulenta piadina servitaci in un pub dall'ingresso a tema motociclistico che a molti sembrerebbe rude, per scoprire una cortesia e gentilezza fuori dal comune, io e Jessica riflettiamo e scherziamo un po' sugli strani casi della vita. Le faccio leggere la mia riflessione sul piccolo phone che le prestai, che ridendo e scherzando ha girato mezza bassa e fantastichiamo in modo scherzoso sui suoi prossimi possibili viaggi.
Dopo un altro morso e un sorso di Coca Cola tornando un pò più seria, ma con allegra positività continuò "...Speriamo che, quando tutto sarà finito, questo phone ce lo porteremo in vacanza e si godrà un po' di allegria, caspita! Mica si può sempre star male, no???!!"

Morso dopo morso, voracemente finiamo la nostra piadina farcita. Parliamo del più e del meno, di cosa sta cambiando fuori e dentro di noi.
Racconto un po' di me, della mia voglia di andare avanti e reagire organizzando iniziative a cui vedo sempre più gente partecipare con entusiasmo, la voglia di concretizzare qualcosa e di dare sempre più risalto alla mia musica dentro, che dopo tutti questi anni ora ruggisce più che mai, di come queste novità propulsive mi danno la benzina per muovere la macchina della mia vita attraverso le macerie che vedo tutti i giorni.

Lei mi racconta di come se la sta passando, quando a un certo punto dice:
"Sai la favola della cicala e della formica? Ecco, io sono stata troppo formica, sempre frenata a pensare al domani, a mettere da parte e basta e adesso che è arrivato "l'inverno", è arrivato per tutti.
La cicala almeno si è divertita, si è goduta la vita!
Anche in un momento come questo, la cicala può dire di aver vissuto. Invece la formica?
Ha sempre e solo risparmiato. Per cosa poi?!
Alla fine ci troviamo lo stesso tutti sulla stessa barca...dobbiamo cominciare a pensare giorno per giorno come se non avessimo un domani!Ho capito che devo godermi un po' di più la vita e pensare un po' di più a coccolarmi.

"Sai Jessy hai ragione"- le rispondo io- "..però ti dirò....io invece, prima di questo momento, son stata molto cicala....mi sono goduta la vita è vero, però forse ho anche un pò esagerato...Adesso rifletto sul fatto che avrei dovuto pensare a mettermi qualcosina in più da parte...ma non rinnego nulla. Mi sono divertita, mi sono tolta degli sfizi sopiti da anni.
Ho sempre avuto di mio il "carpe diem", dato il mio passato di sofferenza, ho avuto una vita in cui nulla era scontato e in cui il giorno i miei punti di riferimento potevano crollare da un momento all'altro e ogni cosa per me era preziosa. Pensa, anche se tutti i giorni facevo la stessa strada, a volte mi fermavo per guardare le sfumature del cielo. Un'altra volta ho colto una rugiada scivolare su una bellissima rosa. Le mie orecchie e i miei occhi pronti a catturare un attimo bellissimo e indelebile di piccola e giocosa felicità. Adesso che purtroppo mi manca tutto, posso dire di esser contenta che almeno mi sono goduta quello che avevo prima intensamente e di essermi tolta qualche sfizio. Se anche mi cadeva qualche tegola avrei potuto quasi dire di "morire contenta" ...se non fosse che devo ancora mettere in atto parecchi progetti!" conclusi sorridendo.

Come la livella di Totò, anche il terremoto e le difficoltà ci hanno messo tutti sullo stesso piano.
Poveri, ricchi, anziani, giovani, cicale, formiche, grilli, leoni, pecore....'l'inverno' è arrivato per tutti....
Una cicala musicista e una formica scienziata si ritrovano a mangiar un boccone insieme confrontandosi e confortandosi...

Se si può, godiamoci la vita senza troppi "se" e senza troppi "ma".
Viviamo finché possiamo e non affanniamoci troppo chiedendoci il perché del destino.
Investiamo ciò che ci rimane, il tempo, la forza  e facciamo ció che sappiamo fare, costruire, organizzare, suonare.... Impariamo dagli animali, pensiamo al presente e cerchiamo di non fasciarci la testa pensando troppo, perché a certe domande non c'è risposta imminente. Andiamo avanti un passo per volta.
Agiamo. Reagiamo!





giovedì 5 luglio 2012

La staffetta del phon. Ieri dicevi domani.

Il viaggio incredibile di un semplice phon 
Finalmente una doccia!!
Un paio di giorni tra corse, caldo, freddo e sudore.
Paure, tensioni, volti, occhi vuoti e impauriti appiccicati nervosamente alla pelle.
Quando finalmente riuscii a farmi una doccia non mi sembrò vero di potermi sciacquare.
Sperimentai per la volta che pur essendo quasi giugno, c'era freschino la sera e per asciugarmi i capelli necessitavo di un phon, che girava tra S.Felice e Mirandola.
E ora serviva anche a me, nella mia piccola frazioncina di Novi.

"Pronto Je. Purtroppo devo richiederti indietro il phon...."
"Tranquilla, qui ora ci sono. Hai bisogno di qualcosa?"
Istintivamente ci venne un po' da ridere.Entrambe senza casa, lei dal 20 e io dal 29, con questo phon a fare da staffetta di due momenti. Due scosse. Due posti. Due vite.

Chi l'avrebbe mai immaginato mentre compravo quel piccolo phon da viaggio per lei, il 21 maggio, che l'avrei usato io alla fine!

Ancora ignara di tutto ciò che sarebbe successo, ma con una strana sensazione di countdown verso qualcos'altro che doveva succedere, lo portai alla mia amica insieme a quaderni penne e matite.
Mi disse :"È un'esperienza incredibile, che non vivremo mai più. Ho bisogno di scrivere per ricordarmi di questi giorni.".
Mi colpì questo suo desiderio. Divenne anche il mio.

Qualche giorno dopo, aggiunse :" ...Sai Elisa, noto che pagina dopo pagina, cominciano a diventare tante. Sto realizzando che stanno passando i giorni e che dovrò ancora star qui per tanto tempo!
All'inizio la tua mente pensa che è tutto temporaneo e veloce... Si fa fatica ad accettare che non è così...." e mentre cercavo di rincuorarla spronandola a pensare che magari prima dell'inverno avrebbero cominciato a metterle apposto la casa, mi guardavo intorno e mi rendevo conto che tanta gente aveva case distrutte e che purtroppo aveva ragione.

Ogni giorno si aggiungeva una nuova struttura e un nuovo gruppo di volontari.
La palestra non riusciva a contenere più tutti.

Poi arrivò la scossa del 29 Maggio e da quel momento anche io non avevo una casa e mi tornavano in mente le immagini viste i giorni prima. Mentre la terra bolliva e ci si accampava come si poteva, cercavo di realizzare la situazione, e una doccia. Eh si, quel phon ora serviva a me!
Mentre lo toglievo dalla scatola dell'imballaggio, sorridevo alla strana sorte di cui quell'oggetto era testimone.

L'avevo comprato per me e non lo sapevo!!!


Come in un film di cui hai visto un'anteprima, rivedi le stesse scene.
Dopo essere tornata alla vita grazie a una desiderata doccia,  passavo tra i gazebi che giorno dopo giorno diventavano sempre di più e sempre più organizzati e le pagine aumentavano.
Le parole della mia amica ritornavano, anche io mi stavo sempre più rendendo conto che non sarebbe stata una cosa veloce, ma non volevo crederci.
Ripetevo a me e agli altri che non era grave, che era questione di giorni e saremmo rientrati, mi drogavo di queste parole, purtroppo vuote. Le cose sarebbero andate diversamente.

Ricordo quegli sguardi indescrivibili che ci scambiavamo senza parole. Profondi.

I giorni passano, i minuti passano, i secondi passano. E mentre ci pensi sono già ieri.
[Alidi sul suo blog]

Purtroppo non si tornerà mai come prima. Ma si può ricominciare, meglio di prima.

Ci proverò, sempre.

mercoledì 20 giugno 2012

La lista: la collana-plettro


20 maggio 2012, 4 di notte.

Gironzolavo per la casa con un balsamo in testa che, dopo diverse ore, era il momento di togliere. Per andare in bagno, passo per la cucina e mi viene un languorino, apro il frigo e sento distintamente un boato e dopo pochi secondi il terremoto. Va via la luce, mi vado a rintanare sotto un muro maestro, sorrido pensando che quelle circostanze sembravano l'inizio di un film horror. Sto ferma li finché non passa, vado in cerca di una candela o una torcia, trovo quest'ultima e mi rimetto sempre sotto il muro maestro. Arriva un'altra scossa. Controllo che non caschi il televisore, costa parecchio e devo ancora pagare la prima rata. Arriva un'altra scossa. Rimango ferma in osservazione un quarto d'ora dopo di che comincio a muovermi. Spazzo per terra, butto i cocchi, mi tolgo il balsamo con una bella doccia. Sono circa le 5. Sento bussare forte, è mio padre che è corso da me non riuscendo a contattarmi telefonicamente. Accendiamo la tv, accendo anche internet e in pochi minuti ci rendiamo conto del disastro.....

I miei amici e i miei parenti tutto bene. Una mia amica ha la casa che ha delle crepe gravi....ancora non lo sapevamo, ma 9 giorni dopo avrebbe ricevuto il colpo di grazia....e sarei diventata sfollata anch'io...
Ma quel giorno li eravamo solo all'inizio dell'odissea, del calvario che ci aspettava.
I giorni successivi ero abbastanza tranquilla, minimizzavo, ma in realtà dentro di me c'era una gran tensione, quando camminavo ero tutta una vibrazione.

Sarà strano da credere ma già da inizio Maggio, nei weekend mi svegliavo improvvisamente di notte come se avessi sentito una scossa. Sognavo nettamente di mettermi sotto un muro maestro ( ho scoperto di recente di non averlo mai avuto, nonostante i muri sembrassero  grossi erano vuoti! Due muri tramezzi a distanza che lasciavano un vuoto). Non sono paurosa di natura e non avevo paura delle scosse, però mi pareva di avvertirle nettamente. Sentivo che doveva succedere qualcosa e non sapere bene cose mi inquietava.

Difficile da credere ma mi sarei 'calmata' il 29. Il 29 finí 'l'attesa' e cominció la sopravvivenza.

Sentivo che forse sarebbe successo qualcos'altro....sentivo che quello che avevo visto a S.Felice, alla tendopoli a Mirandola era solo l'assaggio di quello che sarebbe toccato a noi...
Intanto la domenica mattina del 20, ancora ignara di tutto ciò, mentre tornavo in soggiorno, il mio sguardo si posò sulla collana col plettro , regalo del giorno prima di una mia carissima allieva e amica, Alidi, che giaceva ignara sul tavolo ...........

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Sabato 19 maggio, mattina.
Mi sveglio pigramente come al solito.
Sapevo di dover andare a Bologna a seguire una lezione, ma mi premeva prendere in mattinata l' iPad. Avevo proprio fretta di comprarlo, come se fosse l'ultimo giorno buono per farlo. Richiedo anche espressamente l'abbonamento internet, così da essere indipendente dalle reti wireless che non sempre si prendono da me.
Dopo l'acquisto mi son goduta una bella colazione in un bar con mia madre che forse non facevamo da anni.
Tutta contenta di provare il mio nuovo gioiello tecnologico sul 'campo', nel pomeriggio sono a Modena per fare lezione di canto. Le prime due allieve della giornata sono due sorelle di Medolla, molto simpatiche, dallo sguardo vivo e intelligente. La più grande, Alidi, mi disse subito che aveva un regalo per me e con impazienza le chiesi di mostrarmelo subito.
Mi diede un portaoggetti ricavato dalla lavorazione di un vinile e una fantastica collana con un plettro triangolare, tutti fatti da lei. Già il mese prima mi aveva accennato al fatto che stesse organizzando un mercatino e con curiosità, le chiesi come era nata quest'idea.
Alidi mi racconta che mesi prima, mentre attendeva che il datore di lavoro la licenziasse o la promuovesse con un contratto a tempo indeterminato, aveva passato un periodo di crisi. Cominciò a fare un bilancio della sua vita. Si chiese se poteva fare qualcos'altro, tentare nuove strade. Vide che c'erano parecchie cose in sospeso, che aveva sempre rimandato ed era il momento di attuarle senza pensarci troppo. 
Così, fece una "Lista delle cose da fare prima di morire". Tra le varie voci, c'era il mercatino.

La sera andai a mangiare con gli amici al giappo. Gli raccontai la storia della mia collana e conclusi la serata chidendo loro:
” Quali sono le cose che vorreste fare prima di morire?”
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Quella domenica, non subii ancora danni rilevanti, anche se un pezzo di casa si stava giá staccando, sapevo che da un momento all'altro poteva toccare a noi. Presi la collana col plettro tra le mani impolverate e sorrisi.
Feci anch'io un bilancio della mia vita e pensai che ero riuscita a coronare il sogno di sostentarmi con la mia passione, che in fondo molti sfizi me li ero tolta, che avevo provato e visto molte cose....che ho sempre avuto uno slancio passionale e tenace che mi ha permesso di raggiungere molti dei traguardi che mi ero prefissata, ma che c'era ancora da fare. Tutto sommato, una buona valutazione, senza rimorsi, potevo morire ' quasi' contenta.

Respirai profondamente. Guardai in alto in senso interrogativo verso il cielo...come per porgli una domanda a cui non avrebbe mai risposto, nessuno avrebbe mai potuto....

Sembra incredibile, è già passato un mese.
Abbiamo ancora l'aria da campeggiatori in vacanza che presto torneranno a casa, ma in realtà le cose andranno per le lunghe.
Ho tanto sconforto, ma cerco di riprendermi subito pensando che devo arrivare a domani, perché devo fare, devo vedere...voglio vivere tante cose ancora.....

Perché da qualche parte c'è una fetta di felicità che mi aspetta...qualcosa di nuovo e incredibile......
....La mia lista, come la mia vita ha alcuni punti che neanche il terremoto può far crollare..

NON MI FERMO