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venerdì 29 maggio 2020

29 Maggio 2012, Terremoto in Emilia. 8 anni fa.

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗲𝗺𝗼𝘁𝗼 𝗘𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮
𝟮𝟵 𝗠𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝟮𝟬𝟭𝟮. 𝗢𝗿𝗲 𝟵,𝟬𝟬.
8 𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙛𝙖.

8 anni fa segna un "prima" e "dopo".

8 anni fa scappavo da una casa in cui non sarei più tornata a vivere.

8 anni decidere in pochi secondi cosa acchiappare, cosa portare con te, sapendo che il resto potrebbe andare distrutto o provarlo a cercare scavando.

8 anni fa la polvere nell'aria.

8 anni fa la terra per giorni "bollire" sotto i piedi.

8 anni fa paesaggi oscuri di notte senza luce, parevano irreali.

8 anni fa edifici in ginocchio, pendenti su un lato o in avanti/dietro, nebbie polverose di macerie, improvvisi "buchi" dove c'erano palazzi in cui per la prima volta intravedevi ciò che c'era dietro e si aprivano squarci, si ridefinivano gli spazi che credevamo di conoscere.

8 anni fa dormire in macchina, in tenda, per terra, poi un materasso, il freddo della notte, recupera delle coperte a casa di corsa incrociando le dita, il sole maleducato picchia alle 7 di mattina e ti svegli.

8 anni fa non era più scontato nulla, nemmeno avere un posto per i bisogni primari, per dormire, per andare in bagno, per lavarsi.

8 anni fa le scatole, i migliori mobili.

8 anni fa suoni di sirene, ambulanze, polizia, esercito, giornalisti ovunque che attendono lo scoop.

8 anni fa 'turisti' e le foto alle macerie dei posti della nostra vita e sentirsi nudi e violati nella nostra dignità del dolore.

8 anni fa dopo il terremoto, le trombe d'aria, gli allarmi esondazione del Secchia e l'alluvione nel 2014 a Bomporto pensavam di aver visto tutto qui nella bassa.

Non potevamo immaginare che ci attendeva un'altra calamità, una pandemia.

8 anni fa chi era fuori dalle zone colpite non capiva questo inferno.
"sei già tornata a casa?" "si ho sentito una scossetta".

8 anni fa guardarsi negli occhi, in silenzio, capirsi, comprendersi di 1000 parole. Tanta condivisione.
Chi é sensibile soffre, chi é bastardo se ne approfitta, chi é altruista si attiva per donare e fare volontariato.
Tante persone meravigliose ci hanno dato il cuore.

8 anni fa la terra "scuote" e smuove, c'é chi va in depressione e chi si lancia in nuovi progetti, le coppie scoppiano o fanno bambini.

8 anni fa, questi grandi eventi sono le cartine tornasole per capire l'essenza delle persone e dei rapporti umani, non c'é più inerzia, routine o via di mezzo.

Ho visto quanto bene e quanto male si può ricevere, quanto l'essere umano può farne e anche adesso, si rivedono tante di queste situazioni, tanta bontà e sacrificio ma tanta, troppa ignoranza e cattiveria.
Nella mia mente e nel mio cuore tutto é vivo più che mai.

8 anni fa si "𝒕𝒆𝒏𝒆𝒗𝒂 𝒃𝒐𝒕𝒕𝒂" e anche se ora stanca di combattere, lo so che bisogna andare avanti.
Bisogna continuare a 𝙩𝙚𝙣𝙚𝙧𝙚 𝙗𝙤𝙩𝙩𝙖



giovedì 5 dicembre 2013

Can't find my way home - non trovando la strada di casa




Ero seduta su quella panchina da troppe ore. Oramai le sue cellule pietrose conoscevano bene la mia storia, i miei pensieri, quell'aria aveva ascoltato i miei sospiri, i miei affanni. Il primo sole, tenero ma abbagliante mi ricordava che stava passando il tempo e mi spronava ad andare...
Andare...
Andare dove???
Mi stavo rimettendo in marcia, su sentieri sdrucciolevoli annebbiati dalla polvere, con pochi soldi in tasca e ancor meno speranze. Neanche il tempo di far la valigia.
E pensare che l'idea giorni prima mi aveva anche sfiorato...ma era solo una sensazione, un'ansia che sembrava infondata.
Ci avevo messo tanto tempo per rimettermi in piedi e crearmi dei punti stabili,
Ma non c'é nessun principio che ti evita la sofferenza dopo che l'hai conosciuta, combattuta strenuamente. Non ci sono sconti. 
Per l'ennesima volta nella mia vita dovevo ricominciare tutto daccapo.
Dovevamo ricominciare tutto daccapo.
Dovevo capire che fare. Come. E sopratutto dove.

Dov'é la mia strada di casa...? Dov'é 'casa' mia?


















Non conoscevo nemmeno ciò che mi circondava, un paesino, campagna e niente più, mi sembrava.
Una voce mi chiama.
"Ma tu da dove salti fuori???"
Mi volto. Una donna che non conosco mi guarda con aria sorpresa  curiosa. 
"Abito...abitavo...stavo.. qui...."
" Anch'io! A pochi passi! Pazzesco non ti ho mai vista da ste parti! Da molto..?"
"Si, da diversi anni....viaggio molto, sempre in giro...difficile vedermi...."
"Beh allora buona occasione per conoscersi....buona, insomma...anche se la situazione non lo é, almeno siamo qui, uniti, non credi?"
Annuì, cambiando lievemente la mia espressione amara in un accenno di sorriso.
Mi disse che era inutile che stare soli e di seguirla al campo.
Stavamo in cerchio davanti al fuoco per scaldarci da quelle sere di inizio giugno che non sapevo potessero essere così fredde e umide all'aperto.
Quella sera i lampioni non funzionavano. Le case vuote, spente, in qualcuna la luce accesa per fretta.
Chi era scappato. Chi era rimasto. Chi cercava riparo. Chi vagava.
La luce del grande fuoco ipnotizzava tutti noi e nel silenzio sembravamo contemplarla nel vuoto delle nostre paure, dei nostri bilanci. 
Qualche bisbiglio e di nuovo silenzio compassato. Solo il crepitio del fuoco sembrava voler dire qualcosa.

Tante Persone diverse tra loro, molte delle quali non si erano mai incontrate. Altre che si conoscevano a malapena ora si parlavano, si abbracciavano, piangevano e ridevano insieme.
Forse quello era uno di quei rari momenti in cui l'umanità mi sorprendeva mostrandomi un lato che non conoscevo e che forse non avrei più rivisto.
Ha ragione mia madre, il dolore unisce le persone.
Nelle fiamme mi ritrovo a  pensare che non devo pensare.
Non devo pensare che non so cosa mi aspetta. Che sarà tutto difficile, a cominciare dalle piccole cose...che dovrò tenere a galla le persone a cui voglio bene, perché  basta poco per affondare tutti insieme...si cammina in equilibrio precario sui nervi sottili...
Prima o poi le cose miglioreranno, prima o poi finirà questa guerra...E se le cose non saranno come prima, saranno meglio di prima.
Non so neanch'io se credere io stessa alle parole che pronuncio...ma devo.Queste parole sono una palestra di energie che mi tiene a galla.
Non devo pensare, solo agire. Poi un giorno, quando tutto sarà finito, mi fermerò chiedendomi "Come sto?" E forse riuscirò anche a piangere e a tornare a sognare.
Mi mancano persino gli incubi che movimentavano di luci e ombre le mie notti...

"..Non è tutto finito....è appena iniziato..." 

La nostra vita ha fatto un balzo in avanti e noi ce la siamo ritrovata così, di faccia, senza avviso, senza preparazione,
con screzi sopiti, problemi irrisolti che sono esplosi insieme al crollo delle nostre certezze.
Forse c'è un senso nascosto da qualche parte, forse semplicemente le cose accadono, la terra si muove e smuove.
E noi con lei.

Bisogna camminare, bisogna cercare.
A volte, camminando camminando, passo dopo passo, altri passi si uniscono alla tua strada e ci si sente più forti.
Tanta energia e tanto entusiasmo che a volte, senza accorgersene, si corre persino.

Alla fine, la mia 'Home' dov'è?

Son convinta sia nel sorriso strappato a un'amica che piange disperata perché come te ha perso tanto. Quel sorriso strappato guardandola negli occhi, sapendo intensamente cosa si prova perché é la stessa barca che affondava su cui c'ero anch'io.
Nel convincere e convincersi che domani sarà un giorno migliore lavorando sodo e dando un senso anche quando tutto ne sembra privo, capire le idee, i desideri mettono in moto l'esistenza, nostra e di chi sta attorno.
Nello scoprire che ciò che ti era intorno era già tuo. Era già 'Casa'.
Quel luogo in cui torni dopo aver girato il mondo e che sarà li ad aspettarti, pronto ad ascoltarti affettuoso....
Chissà, forse l'ho trovato quando pensavo di aver perso tutto...
E ho trovato tanto altro...





















Riflessioni post terremoto emilia 29 maggio 2012

mercoledì 10 luglio 2013

Dentro i miei vuoti: Tramonto tempestoso




Dentro i miei vuoti' é un racconto a puntate ispirato alla omonima canzone dei Subsonica. É un'opera di fantasia. Riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali

Kennie guarda il tramonto dal balcone dell'appartamento della nonna, a Cavezzo.
Vigoroso, vivido, passa con nonchalance davanti ai suoi chiari e pensierosi occhi.
Ricorda ancora quando, tanti anni prima, da piccola prendeva la reflex del padre e si metteva a fotografare quei tramonti.
”Diventerai una grande fotografa” le diceva mentre le accarezzava vigoroso la sua testolina dorata.

Pochi anni dopo in lei si animò una grande voglia di indagare, di scoprire la verità, di raccontare le ingiustizie che viveva,  che fotografare non le bastò più e cominciò a scrivere.
Dai giornalini scolastici, ai veri e propri articoli per il gazzettino studentesco alle superiori, per continuare studiando scienze della comunicazione all'università.
Stage dopo stage, riuscì a distinguersi e ad ottenere un posto all'interno del giornale provinciale, confezionando articoli di cultura e spettacoli, ma alle volte dava una mano al suo collega di cronaca nera, Adrian, più grande di lei di una decina di anni, coetaneo e amico d'infanzia del fratello, scomparso senza lasciare tracce da anni. Dieci anni. Fu il motivo che la spinse a diventare giornalista, nel tentativo di approfondire la scomparsa del fratello e la ancora più dolorosa e misteriosa morte della madre, avvenuta quando era appena undicenne e di cui non ricorda nulla se non ciò che le diceva il padre ma che non l'ha mai convinta. Adrian gli é sempre stata vicina, come fosse il fratello, aiutandola anche nella sua inclinazione giornalistica.


Kennie poggia le braccia sulla vecchia ringhiera del balcone.
Guarda in basso e le sovviene il ricordo lontano di una sensazione fisica di un'attrazione al vuoto che aveva avuto anni prima. Era persino arrivata a pensare che aveva guardato il nulla negli occhi e viceversa, in una sorta di attrazione fatale che la stava scuotendo. Si strinse e pensò di essere felice di essere ancora li a raccontarselo.

Mentre in silenzio i suoi pensieri chiacchericciano come una comare pettegola indesiderata che non vuole proprio tacere, l'aria si agita violentemente, passa una tromba d'aria in lontananza.
Kennie la guarda avvicinarsi, si tiene forte con le mani alla ringhiera ma non demorde dal rimanere li e a continuare a guardare che succede. Vuole guardare negli occhi il tornado.
Il vortice ballerino si allontana con leggiadria come nulla fosse.
Anche lei come nulla fosse lascia la presa decisa ai ferri e riposa le braccia sulla ringhiera.
Guarda di nuovo su, il cielo.


La tempesta ha appena ridestato i colori che si sono accesi in uno spettacolo mozzafiato. 
Si dà il meglio, o il peggio, in situazioni estreme. Le nuvole lo sanno bene, e passano cariche e scure, per sciorinare fiumi di parole acquose. 
Fluttuano incorniciando il tramonto, leggiadri batuffoli, come se qualche mano sapiente avesse potuto montarle a neve creando delle noci spumose che ondeggiano felici nei colori e nell'aria, incuranti  delle storie e dei dolori di coloro che stanno sotto, laggiù, indaffarati con la vita, talmente presi e oppressi dall'esistenza che non fanno caso a questa meraviglia abbagliante.

Alcuni però volgono lo sguardo all'insù, speranzoso, come in preghiera silente del buio verso la luce.

"Loro, le morbide nuvole, non lo sanno, non hanno colpa dello schifo che sta sotto!" pensa arrabbiata.
"Non hanno colpa se la terra balla imitando il vento, volendo correre con esso, trascinandosi sia vite, case, edifici..."

Nonostante lei abbia odiato quel paese, non è rimasta indifferente quando é passata per la via centrale e ha visto un nuovo paesaggio che quasi non riconosceva.
Era abituata a certi spazi in cui l'occhio non andava oltre, fermandosi ai massicci edifici che bloccavano anche il sole e facevano ombra. Edifici massicci, ciò che si pensava fossero. Quando la realtá venne'smossa' poi rivelò tutt'altro...

Lo sguardo ora poteva andare oltre. Approfondiva, in squarci profondi. Ferite profonde per chi come lei conosceva bene quei posti. Per chi come lei ci aveva passato l'infanzia e l'adolescenza.
Il bar della domenica, la cartoleria, la fermata del bus. Luoghi di incontri e scontri, tutto demolito. Ora é solo una piana che lascia spazio al sole e agli occhi che ora vedono spazi a 500 mt di distanza, contro i 5 a cui erano abituati a fermarsi.

Senza rendersene conto immersa nei suoi turbamenti, è passata già più di mezzora.

Il sole che appena appena spunta da uno spiraglio, dona sfumature molteplici che cambiano col tempo e con la consistenza della nube. Il vento sembra asciugare le sue lacrime insivibili. 
Lacrime che si sono bloccate dentro e si aggiungono alle altre pietrificate. Le lacrime. Dentro. Pietrificate. Pezzi di pietra che pesano sempre di più sul cuore. 
Il volto é fermo in un'espressione indescrivibile, tra il serio, solenne condita con un filo di incazzatura e determinazione.
La sua mente continua a parlarle come fosse una vecchia pettegola che continua a blaterare e che lei sembra non ascoltare.


Starnutisce
Le sembra di aver starnutito pezzi di cervello dal naso, tanto è la forza e il dolore alla nuca. Si sente quasi male. Come se mancasse qualcosa. 
La sua pettegola smette improvvisamente di blaterare. Si ferma. 
”Stai bene?" chiede. Non la ascolta. Si siede e continua a guardare il tramonto.

Il sole piano piano si sta ritirando.
I batuffoli, che prima si stagliavano baldanzosamente dal fondo con sfumature pesca accesa, passano a un grigio/azzurrino cupo e hanno rallentato il passo.
Kennie pensa che hanno lo stesso un grande fascino anche coi riflessi smorzati.
Le torna in mente quando la madre dipingeva cieli. Quando fotografava da piccola. I luoghi del sua infanzia. Suo nonno, caporalmaggiore, la sua moto su cui sfrecciavano veloci, la macchina massiccia e bizzarra che faceva finta di guidare.
Nel mentre è immersa in questi pensieri, una voce la fa tornare al presente.

”oh....Chiara...Tutto bene??”
Sentire il mio nome reale é raro quanto bello, sopratutto se a pronunciarlo è la soave vocina di mia zia.
”E' da un'ora che sei sparita e ti ritrovo qui cosí. Mi hai fatto venire un colpo! Tutto bene?”
Annuisco. Non ho proprio voglia di parlare.
Ho una fitta a sinistra lancinante. Il cuore mi pompa lacrime che si bloccano, si pietrificano, non riescono a uscire. Vorrei, giuro, vorrei, non riesco. I miei luoghi interiori sono massicci, non fanno indugiare oltre né sguardi, né emozioni.

Devo completare questo quadro. Mancano troppi tasselli.


Devo capire che é successo.
Costi quel che costi.

Il vuoto mi guarda
Il vuoto mi chiama nei miei sogni
Mi chiama. Insiste.
Non riesco a resistere.
Ha assorbito l'arcobaleno
Anestetizzato da fiori e spine
Il mio strazio pulsante giace esanime
Forse urla. Forse non più.
Il vuoto mi abbraccia
Mi porta a sé 
Sto annegando nel nulla
sgocciolando sangue incolore

venerdì 12 ottobre 2012

Il Girasole e l'ultimo chicco. Epitaffio.





Prendo delle cose dal garage e do un'occhiata alla facciata della casa.
La vite che ci ha donato gli ultimi grappoli d'uva piano piano si spegne.
Non sa che staccheremo la spina e che quando arriverà l'estate di nuovo, non la troverà più adagiata sulla nostra casa, anzi a dirla tutta non credo troverà più manco la casa.
Sulla porta intravedo l'ordinanza arrivata, manco a farlo apposta, il 14 settembre, il giorno prima del Rock Shock. Si chiude la porta quando si apre la nuova.
Vedo un puntino arancione sotto il foglio.
Mi avvicino.

É un fiore!?!!!

Sorpresa, mi domando cosa ci faccia un proprio li, dopo aver pensato che fosse uno scherzo, concludo che possa essere stata mia madre e lo continuo ad osservare.

"Ho voluto mettere un fiore, una nota di colore e di allegria, per spezzare la tristezza" mi avrebbe detto poi mia madre. "Un po' come fosse un fiore su una tomba, per qualcosa che c'è stato e non sarà  più...” Abbassiamo entrambe la testa e dopo qualche minuto cambio discorso.
Noto il cesto della nostra uva e ne prendo un grappolo. Lo guardo tristemente e lo mangio chicco per chicco. Rimasto l'ultimo lo coccolo un po' tra le mani.

Chiudo gli occhi; il suo sapore e il suo profumo mi traghettano nel mare dei ricordi.

Apro occhi e ancora vivida l'immagine della porta della vecchia dimora mi fa pensare.
Non c'è un fiore qualsiasi. C'è un girasole.
Coincidenza o sensazione, una canzone che scrissi tempo fa "Sunflower" sembra si ricolleghi a questo momento, suonando quasi come un epitaffio....

La mia infanzia se ne è andata definitivamente. Portando con se' anche la mia dolce nonnina dagli occhi del cielo.
Sunflower dolce canto che si rompe dalla pioggia degli occhi. Che aspetta paziente la fine del temporale per guardare fiducioso in un nuovo sole.



Girasole, 
apri il tuo occhio
Sorriso di luce per me
Guidami verso il Sole
Che non riesco a trovare
Sono cieca 

Girasole, 
portami verso la Luce
Attraverso questa infinita notte
Dammi una ragione per piangere
Accarezzata dai petali del cielo 

Girasole, affronti la notte
Col tuo sorridente brillante sguardo
Vedi attraverso il velo del tempo
Attraverso le mie ombre interiori
Guarda il mio sole dentro… 

Girasole, 
portami verso la Luce
In questa guerra che dovrò combattere
Dammi una ragione per sorridere
Dammi i tuoi petali 
Così che possa volare… 

Non c’è nessuno che ascolti… Nessuno che ascolti questo suono
Non c'è nessuno che ascolti....Nessuno che ascolti
Eccolo, colui che ascolta il suono del cuore
Eccolo colui che ascolta il suono del mio blues 

Girasole, 
afferra la mia mano,
Attraverso il mondo che non riesco a comprendere
Dammi una ragione per sorridere
Dammi i tuoi petali 
così che possa volare......Lontano....

(Lontano....Un giorno..
........Lontano.......)







giovedì 30 agosto 2012

Tras-loco / Pa(e)ssaggio (in) mo(vi)mento: Nuova Casa, Nuova vita

29 agosto 2012 ore 1:02
Fra poche ore si comincia il trasloco.
Dovrei dormire ma è inutile, la mia testa è in movimento, pensa e ripensa, flash del passato e riflessioni sul presente.
A volte son talmente demoralizzata che persino le mie parole mi sembrano vuote.
Quando lo penso, le stesse parole, forti e pungenti rivolte ad una cara amica per farla reagire, ritornano a me, con un eco e un volume più forte.
È un buon esercizio far forza agli altri.

Avevo programmato, diverso tempo fa, che avrei dovuto far ordine tra le mie cianfrusaglie in casa e nel garage. Ho sempre rimandato, per pigrizia o forse perchè non ero del tutto pronta, un bel po'sono riuscita a farla in questi anni, sopratutto dento di me.
A volte non riusciamo a staccarci da un oggetto perchè diventa la proiezione di un periodo della vita, di una persona, di un ricordo.
Per staccarcene, o semplicemente per capire se obbiettivamente serve e/o è inutile bisogna avere luciditá e del sano distacco, caratteristiche che si hanno se tutti i garbugli interiori sono risolti, altrimenti bisogna fare ordine dentro prima.

La mia camera interiore era davvero un caos allucinante, non si trovava nulla, manco me stessa ma con fiera soddisfazione, misi in ordine e scoprii di avere qualitá e virtù che non credevo di possedere. È stato un bel percorso.
La mia stanza esteriore seguì, ma col tempo e gli anni, un po' perchè cambiai camera trasferendomi al piano terra più comodo e fresco, un po' per la mia indolenza e nota tendenza al disordine , si cominciarono ad accumularsi le cose.
"Dai st'estate mi ci metto!" ripetevo alla rassegnata madre e a me stessa...ma ne son passate varie e dovevo metter ancora mano al garage...

Da domani mi passeranno davanti pacchi, sacchi, vagonate di cose che devo mettere in ordine, buttare, conservare, regalare. Colgo la palla al balzo, adesso mi libererò delle cose inutili e so giá che al prossimo trasloco mi sentirò più leggera, meno ingombrata dal passato e pronta per ricevere il futuro.

Sono nel mio splendido nuovo giardino. Quando son qui mi sembra che il tempo non esista, mi dimentico pc e cellulare su e scendo a spazzare, a inaffiare le piante, gli alberi e la terra, a far quattro chiacchere con le persone del paese che prima non conoscevo.
L'altro giorno ho imparato un nuovo metodo per innaffiare le piante.
Un dito sul foro di uscita del tubo dell'acqua ed ecco che si ottiene la diffusione del getto d'acqua in una mini pioggerellina. Con un gesto così semplice si otteneva un effetto così utile e scenografico!
È stato divertente, son partiti gli scherzi e i gavettoni.
Facendo molto caldo, ho pensato di sfruttare l'effetto pioggia-doccia su di me, ho rivolto in alto sopra la mia testa e l'acqua gelata mi ha rinfrescato poco dopo.
Mi giro....e vedo.... Un arcobaleno!!!
Il sole che filtrava dall'albero con l'acqua ha creato questa meraviglia.
"L'arcobaleno può spuntare ovunque e quando meno te lo aspetti!" ho pensato. 
"Non solo il cielo ha l'esclusiva dei fenomeni più spettacolari...qualche volta accadono sulla terra!

Come accade che dopo tanti lunghi anni un giardino si rillumini di felicitá e di candele dopo anni di dolore e solitudine.
"Ma quanta bella gioventù!" a voce alta ripete più volte Mordina mentre vede i miei amici passare e io felice con lei la guardo sorridendo teneramente, immaginando che sarebbe talmente affettuosa da abbracciarseli tutti come fossero nipotini.

Ho capito una cosa...
Le serate più belle nascono da cose semplici, da tre tavolini, candele e pizza o da un locale con musica a palla che persino con la pista vuota si carica perché c'è l'ingrediente speciale e indispensabile: una bella compagnia, formata da persone vere, semplici, sorridenti che più volte mi hanno offerto il loro aiuto per il trasloco, amici veri che stanno condividendo con me questo periodo difficile rendendolo persino magico.
Non potevo inaugurare la casa meglio di così!

Pensieri in volo..nel mio cuore



Prima di terminare voglio scrivere due pensieri molto belli di due mie amiche che meritano di essere letti!

Poesia in rima di Jessica, scritta il 22/08/2012 quando è venuta a trovarmi nella nuova casa

Sono qui in confidenza
Con un'Amica che ha molta pazienza
È simpatica, eccezionale
È per me molto speciale

Non fare quella faccia da emù,
Sì sì sei proprio tu!
Sei una persona straordinaria
E non ti sei mai data dell'aria
Sei per me un punto di riferimento
Quando mi disoriento
Come la stella polare per i marinai
Che col suo luccichio ti toglie dai guai

Sai essere una buona amica
Anche quando a volte pungi come un'ortica

Ma lo fai per il mio bene
Perchè vuoi che abbia giornate serene

Ma torniamo al punto della situazione
Sono felice che hai trovato una bella sistemazione

Una cucina, un gabinetto
E una sala che da al famoso giardinetto
Che a te piace assai
Magari un giorno ci pianterai un bonsai

Festaggiamo con un tet a tet
E magari con un ballet
Questo evento improvviso
Che ti ha positivamente arriso!

Per fortuna a questo mondo
Esistono persone con un cuore grande e tondo
Chiamali angeli o come vuoi
Ma ricorda che senza di loro son cazzi tuoi!

Sono felice hai un tetto
E per l'inverno un caldo letto
Ti sono vicina in questa difficoltá
Perchè so come ci si sta

Ricorda che per qualunque necessitá
Io sono sempre qua o meglio la...
Insomma qua o la
Non hai che da chiamá!

E questa volta la fola non è finida
Ma appena cominciata
Con questa magnifica serata
Tutto in salita ora ci aspetta
Ma non avere tanta fretta

Vivi ogni momento della ricostruzione
Con sorriso, rabbia e passione
E quando saremo in cima senza fiato
Ci godremo il panorama mozzafiato

Dai Ely ce la faremo
Perchè forti noi saremo
Basta un po' di buona volontá
E un'amica come te qua.

Ti voglio bene!
Non lo scordare mai!
Jessy



Questa invece l'ha scritta Elisabetta, una ragazza che ho conosciuto da poco ma con cui ho legato molto, è mia allieva ma sopratutto mia amica.

29/08/2012 verso mezzanotte

Ci sono momenti in cui ti senti perso e credi che non verrai mai fuori da una situazione spiacevole.
Ci sono persone che si aiutano pensando che nella vita c’è di peggio…è davvero così! E pezzo dopo pezzo rimettono insieme i cocci e si rialzano. Altre persone invece si lasciano soffocare dal dolore e “non riescono” ad andare avanti. Io appartenevo a quest’ultima categoria…e non ho paura di dirlo pubblicamente. Cazzo me ne frega :) mi sono lasciata soffocare per una vita intera, per cose serie e anche per cazzate. Dico appartenevo, perché mi sono guardata dentro e ho capito dove sta l’interruttore.

Un giorno a lezione Elisa mi ha detto: chiudi quel “Do”, con un gesto della mano, “non tremare, non scivolare giù” Do e chiudi. Do e chiudi. E una volta a casa…dentro di me ho pensato che Quel “Do”, quel sentimento soffocante, quella preoccupazione, quel dolore, quell’angoscia li posso spegnere quando voglio, devo solo trovare l’interruttore e girarlo. “TURN IT OFF”.
Pensalo in testa, non in gola, pensalo là in alto.
Dedico questo pensiero a tutti gli amici vecchi e nuovi che ci sono in mezzo e non sanno come uscire dai propri guai. Girate l’interruttore…chiudete quel “Do”.
Le esperienze di questi ultimi mesi in Emilia ci hanno insegnato che la vita è troppo breve per perdere tempo soffrendo. Che la vita è imprevedibile perché un giorno ti fa sentire in paradiso anzi in KinderParadiso :) …il giorno dopo ti può letteralmente crollare sulla testa, cazzo non vi viene voglia di vivere ogni singolo momento al massimo? Come se fosse l’ultimo! Una canzone che ho sentito da poco ma che “sento” e mi piace già da morire dice: “volere è potere”…cazzo allora “Vola! Dai non aspettare! “ Non c’è niente nella vita, niente che succede per caso, una batosta, una botta di culo, un incontro, un incrocio di sguardi. Niente è casuale e tutto ha un senso e una logica. Tutto può far male, ma tutto insegna e dipende solo da te quello che succederà domani, se vorrai alzarti triste, sconsolato e con gli occhi gonfi, oppure carico per affrontare una giornata nuova, anche se magari è di merda. Chissenefrega, prima o poi torna il sole. Chiudi quel “Do”.




Grazie di cuore amici miei, Jessy, Betta, Ramona, Vik, Laura, Babi, Biccio,Reggio e le acciughe snack :), Anna, Vero, chi mi ha fornito di strumenti forti per andare avanti sempre e nonostante tutto, le altre persone che sto conoscendo e con cui sto collaborando..e quelle che conoscerò!
Grazie ragazzi!

Un abbraccio enorme!!!






















martedì 21 agosto 2012

La finestra del vuoto: la cornice dell'oblio


gentilmente concesso da Michele  Filoscia  



Le strade in cui passo ogni giorno son cambiate. Eppure, dopo mesi che ci passi e ripassi, a piedi, in macchina, un po' ti abitui all' ineluttabile e un po' ti sfugge lo sguardo che inevitabilmente ti intristisce.
Quando passano i miei amici, tutte le volte vengono sorpresi dal paesaggio e commentano "ma guarda quella, e questa! Che tristezza!" e io che oramai non ci faccio più caso, mi stupisco della loro sorpresa ma sono ancora più stupita di non stupirmi più...!

Ci si abitua proprio a tutto.

Ci sono molte demolizioni e il paesaggio si evolve velocemente.
Passando in macchina, mentre facevano i lavori, ho intravisto per pochi secondi tra macerie e resti,
una finestra, vuota, sventrata e le pareti morse dalle ruspe, che avevano lasciato come torsolo la parte centrale del muro con questa apertura in alto, che corrispondeva al primo piano.


"...una finestra sul vuoto, cornice dell'oblio..." ho pensato tristemente.
Ho avuto una stretta al cuore pensando che a casa mia il pavimento del primo piano si sta staccando dal muro e hanno staccato l'acqua, gas e elettricità.
Può essere difficile da comprendere e forse è anche stupido, ma quando sentii che dovevano togliere l'acqua riecheggiava nell mia mente come l'eutanasia alla casa morente.
Una dimora viva a cui piano piano hanno tolto la vita, prima i suoi abitanti, poi l'energia e infine la linfa, l'acqua.
Mi ha evocato brutti ricordi. Pensare a chi addirittura doveva massacrarne il corpo per demolirla, mi ha riempito ancor più di dolore.
Quella finestra, accasciata su se stessa, che ha raccolto sguardi felici, i baci del sole, le coccole della notte, il volo primaverile delle rondini, l'estate leggera sui campi e le soffici onde di neve-panna, ora guarda sé stessa accartocciarsi sulle proprie ginocchia sanguinanti, senza forza per reagire da tanto che è provata....ma è ancora li. Forse saluta, prima di congedarsi per sempre.
"Noi forse riusciremo a farla 'risorgere' un giorno, dai ci è andata anche bene su!" continuo a ripetermi. L'immagine di un incaricato comunale che veniva a chiudere l'acqua e io impotente a non poter far nulla come iniezione letale a un essere che hai tanto amato rimbombava rumorosamente nella testa incupendomi, nonostante fossi cosciente che non si sarebbe svolta così.
"...Ho visto e sentito di peggio, sto tenendo botta bene, cosa sono ste menate!?! Basta! Avanti Elisa, avanti su! Resisti!"


Torno nella mia nuova, bella casa. Ha un giardino, stanze ampie e comode. La signora che ci ha dato la casa - guai a chiamarla 'padrona' di casa, dice che siamo tutti uguali e nessuno è padrone di nulla, solo noi siamo i padroni di noi stessi e manco quando aveva la ditta di maglieria diceva che era solo una datrice di lavoro- è una signora dolcissima, a cui ho voluto istintivamente bene da subito.
Ha una dolcezza e una saggezza squisite, una donna semplice, davvero in gamba e speciale. Ne ha passati tanti di dolori, il più grande la perdita di suo figlio, di cui tiene tante foto e tanti ricordi attorno a sé.
Visto che compie gli anni, ho pensato di cantarle qualche canzone, di chiamare anche mia nonna e mio padre,insieme a mia madre e mia zia che già vivono con me.

Credo di aver festeggiato il più bel e significativo compleanno.
Non il mio, bensì quello della padrona della mia nuova casa, che ha quasi 80 anni, un sorriso e un affetto infinito nonostante il dolore che da anni si porta ogni giorno.
Ho cantato per lei, brani moderni, italiani e anche lirica e ha apprezzato tantissimo come anche il pubblico d'eccezione, la mia famiglia.
Porto questa giornata come altro tassello importante, come altro tesoro prezioso che la vita mi sta facendo apprezzare.

Nonostante le disgrazie, o grazie ad esse, si apprezza di più la felicità.




lunedì 6 agosto 2012

Sempre e comunque. La dignitá e la forza della vita

Ero all'asilo nido di Cavezzo dove stava inizialmente mia nonna per il terremoto.
Non potrò mai scordarmi una vecchietta, con l'asma, il macchinino attaccato che si spostava col girello per gli anziani. Si prese la sua sedia e se la stava spostando in una zona più ventilata.

Una volontaria si stava giá alzando
"Serve una mano signora?"

Lei senza neanche parlare, fece un risoluto segno di negazione con la mano e continuò a spostarla finché pian pianino si fermò nel posto per lei congeniale e si sedette.


La dignitá e la forza di una persona che nonostante tutto va avanti.
Dall'altra vedo tanti invece fare la parte faticata per essere compatiti e lamentarsi per futili motivi, senza ringraziare la fortuna che hanno avuto.

Bisogna rimboccarsi le maniche e andare avanti.

Sempre e nonostante tutto.


mercoledì 1 agosto 2012

Cosa porteresti su un'isola deserta (e la fola l'è finida!)




In una sala d'aspetto, non ricordo quale di preciso, sfogliavo i soliti giornaletti di gossip o di tendenza. Capitai nella solita pagina dei test, affinità di coppia, 'dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei', 'dimmi come vai in bagno e ti dirò il tuo destino' etc etc. Le domande che mi attirarono furono:
"Cosa porteresti su un'isola deserta?" oppure "Cosa salveresti da un incendio?"


Mi hanno sempre destato ilarità queste domande, perché oltre ad essere situazioni limite, nella realtà dipende dal periodo, dalle priorità e così su due piedi dimentichi sempre di mettere l'essenziale.
Sono domande che hanno presupposti diversi ma le metto insieme perché quando ti capita di dover salvare le tue cose da una catastrofe naturale, cerchi di portarti non solo ciò di cui non puoi fare a meno, ma anche ciò che ti serve nella nuova "isola" in cui andrai a finire.

Un giorno improvvisamente ti capita davvero.
Magari non un incendio, ma un'allerta esondazione o un terremoto.
Devi decidere in pochi secondi cosa fare. Se puntare sull'utile o sui beni affettivi.
Pochi secondi, due mani e se ti va bene una sporta, una borsa o una valigia e se ti va male ostacoli vari ed eventuali, come una porta che magari per metà non si apre incrinata dal peso dei piani superiori che cominciano a collassare.

Cosa prendo???

Oggetti accumulati da una vita in una domanda, tanti dubbi e pochi istanti.
Senza neanche aver il tempo di pensarci, o scappi fuori pensando solo a salvarti, o l'adrenalina ti fionda sulle prime cose che di pancia vuoi prendere, e se non stai attendo, rimani troppo tempo a raccogliere che passa in secondo piano uscire.

Cosa prendo???
Questo fu quello che presi io quando ci fu il terremoto.

Il mio Book, hard disk esterno, contenitore di anni e anni di ricordi, foto, musica, video, nonché testi, poesie, canzoni.
I miei orecchini. Non perché siano oggettivamente preziosi, ma perché ognuno ha un motivo ha una storia, un mondo messo insieme con pazienza che parla di me.
Un giochino di quando ero bimba. Per me è il simbolo della purezza e dell'ingenuità che viene sporcata e deturpata dalla vita. Lo tengo in un portagioie robusto, come per proteggerla dal tempo.
Qualche indumento, coperta, qualche trucco e ovviamente qualche strumento (anche se un piano digitale non é proprio portatile purtroppo) e apparecchio elettronico.

Gli scatoloni in questi casi diventano i migliori cassettoni / armadi / comodini che si rimediano e si trasportano facilmente.

Jessy giorni prima, mettendo velocissimamente tutto ciò che poteva nel borsone, prima di uscire d'istinto prese la fotografia della nonna, che viveva con lei, morta davanti ai suoi occhi pochi mesi prima. Del padre, morto anni fa, ha già una foto nel portafoglio e la fede nella collana da cui non si separa mai.
Così, insieme a loro, ai loro ricordi, poche frazioni di secondi dopo, strattonando il braccio della madre, la casa comincia a cedere e lei fuori a poter solo guardare.

Chi si è precipitato a salvare i ricordi, preferendoli alle cose più utili ma che si possono trovare, mentre album di foto e di cd autografati, giocattolini del proprio bimbo, il cuscino e la copertina preferita dal proprio cagnolino morto mesi prima, i peluchetti e altri oggettini regalati da persone care che non ci sono più non si potranno mai più ricomprare.

Capisci che le cose che davi per scontato, ti rappresentano, sono parte di te e ne hai bisogno. Ti guardi attorno e ti ricordi la storia che c'è ogni oggetto, di tutte le paghette che risparmiavi da piccolina per comprarti la play1, del televisore piccolino ma che va ancora alla grande che mi aveva regalato il nonno quasi due decenni fa, dello stage piano della yamaha preso dopo mesi di ricerca a un prezzo covenientissimo vicino Rimini, dei libri di storia dell'arte e di musica che mi piaceva trovare alle bancarelle dei libri antichi perché la carta anche ingiallita ha quel vissuto da raccontare..per non parlare dei miei quadri e il resto...praticamente tutti racconti aperti che nel momento della scelta fugace urlavano, si spintonavano per farsi sentire di più per avere attenzione ed essere presi.

Penso e ripenso ancora e mi viene in mente anche un sms di Jessy ricevuto una mattina di qualche settimana fa...

"Li ho trovati! :')"
Sonnolenta e rintronata, mi svegliai dal torpore del sonno, continuando a non capire cosa intendesse.
Timidamente scrissi "Bene...ma...a cosa ti riferisci?"
"I trucchi :)"

Me ne aveva parlato il giorno prima di mandare questo messaggio, ma non ci avevo dato molta importanza, le dissi che glieli avrei ricomprati io e le altre amiche con cui feci il regalo al suo compleanno.
Mi stupii. Nientemeno con tutte le cose da prendere e da fare, ci aveva pensato! Quel sacchettino col suo contenuto era lo strumento per valorizzarsi che noi amiche le avevamo donato, per ricordarle che ogni giorno bisogna volersi bene, nonostante tutto, e ancor di più in quei momenti.
Così anch'io come lei, ho ripreso tutti i miei trucchi e con maggior vigore osservo lo scrupoloso rituale del make-up. Non come si potrebbe pensare solo per estetica, ma come guerriere che vogliono far paura al nemico, noi indossiamo la maschera della lucidità, della fermezza, del bene, per esorcizzare, per combattere la bruttezza del male, del dolore.

Finisco citando due frasi che mi sono piaciute moltissimo dette o scritte da alcune mie conoscenze

"Giornata piena di soddisfazioni
Liberatevi di chi porta solo nuvole nella vostra vita
imparate a vedere il mondo a colori e fatevi un regalo.
A volte può parere stupido o da superficiali, invece dedicarsi cinque minuti per se stesse
scegliere quello che potremmo sfoggiare per festeggiare un Nuovo Inizio
è un passo importante per Cominciare da Se stesse.
Scegliete il vostro colore, la vostra forma e regalatevela. Ve lo meritate."


E per finire in bellezza, una filastrocca che ripeteva spesso la nonna di una mia amica, la quale in sostanza dovrebbe avere il significato di arrangiarsi con quello che si ha ( credo equivalga ad "attaccati al tram", oppure "arrangiati con quello che hai").
L'ho ritrovata anche in carpigiano su questo sito. Io la riporto così come me l'ha passata lei

E la fola l'è finida
Taiat al nas e fat na piva
Se la piva l'è trop longa
Taiat al nas e fat na tromba!


lunedì 16 luglio 2012

La cicala e la formica - una 'non favola' moderna

Tra un morso e l'altro alla succulenta piadina servitaci in un pub dall'ingresso a tema motociclistico che a molti sembrerebbe rude, per scoprire una cortesia e gentilezza fuori dal comune, io e Jessica riflettiamo e scherziamo un po' sugli strani casi della vita. Le faccio leggere la mia riflessione sul piccolo phone che le prestai, che ridendo e scherzando ha girato mezza bassa e fantastichiamo in modo scherzoso sui suoi prossimi possibili viaggi.
Dopo un altro morso e un sorso di Coca Cola tornando un pò più seria, ma con allegra positività continuò "...Speriamo che, quando tutto sarà finito, questo phone ce lo porteremo in vacanza e si godrà un po' di allegria, caspita! Mica si può sempre star male, no???!!"

Morso dopo morso, voracemente finiamo la nostra piadina farcita. Parliamo del più e del meno, di cosa sta cambiando fuori e dentro di noi.
Racconto un po' di me, della mia voglia di andare avanti e reagire organizzando iniziative a cui vedo sempre più gente partecipare con entusiasmo, la voglia di concretizzare qualcosa e di dare sempre più risalto alla mia musica dentro, che dopo tutti questi anni ora ruggisce più che mai, di come queste novità propulsive mi danno la benzina per muovere la macchina della mia vita attraverso le macerie che vedo tutti i giorni.

Lei mi racconta di come se la sta passando, quando a un certo punto dice:
"Sai la favola della cicala e della formica? Ecco, io sono stata troppo formica, sempre frenata a pensare al domani, a mettere da parte e basta e adesso che è arrivato "l'inverno", è arrivato per tutti.
La cicala almeno si è divertita, si è goduta la vita!
Anche in un momento come questo, la cicala può dire di aver vissuto. Invece la formica?
Ha sempre e solo risparmiato. Per cosa poi?!
Alla fine ci troviamo lo stesso tutti sulla stessa barca...dobbiamo cominciare a pensare giorno per giorno come se non avessimo un domani!Ho capito che devo godermi un po' di più la vita e pensare un po' di più a coccolarmi.

"Sai Jessy hai ragione"- le rispondo io- "..però ti dirò....io invece, prima di questo momento, son stata molto cicala....mi sono goduta la vita è vero, però forse ho anche un pò esagerato...Adesso rifletto sul fatto che avrei dovuto pensare a mettermi qualcosina in più da parte...ma non rinnego nulla. Mi sono divertita, mi sono tolta degli sfizi sopiti da anni.
Ho sempre avuto di mio il "carpe diem", dato il mio passato di sofferenza, ho avuto una vita in cui nulla era scontato e in cui il giorno i miei punti di riferimento potevano crollare da un momento all'altro e ogni cosa per me era preziosa. Pensa, anche se tutti i giorni facevo la stessa strada, a volte mi fermavo per guardare le sfumature del cielo. Un'altra volta ho colto una rugiada scivolare su una bellissima rosa. Le mie orecchie e i miei occhi pronti a catturare un attimo bellissimo e indelebile di piccola e giocosa felicità. Adesso che purtroppo mi manca tutto, posso dire di esser contenta che almeno mi sono goduta quello che avevo prima intensamente e di essermi tolta qualche sfizio. Se anche mi cadeva qualche tegola avrei potuto quasi dire di "morire contenta" ...se non fosse che devo ancora mettere in atto parecchi progetti!" conclusi sorridendo.

Come la livella di Totò, anche il terremoto e le difficoltà ci hanno messo tutti sullo stesso piano.
Poveri, ricchi, anziani, giovani, cicale, formiche, grilli, leoni, pecore....'l'inverno' è arrivato per tutti....
Una cicala musicista e una formica scienziata si ritrovano a mangiar un boccone insieme confrontandosi e confortandosi...

Se si può, godiamoci la vita senza troppi "se" e senza troppi "ma".
Viviamo finché possiamo e non affanniamoci troppo chiedendoci il perché del destino.
Investiamo ciò che ci rimane, il tempo, la forza  e facciamo ció che sappiamo fare, costruire, organizzare, suonare.... Impariamo dagli animali, pensiamo al presente e cerchiamo di non fasciarci la testa pensando troppo, perché a certe domande non c'è risposta imminente. Andiamo avanti un passo per volta.
Agiamo. Reagiamo!





Il vaso rotto due volte

"...Eccolo...!!" esclamò mia madre prendendo un vaso di ceramica con alcuni pezzi attaccati e altri rotti a terra. Guardai sorpresa lei e il soprammobile a pezzi che aveva in mano "ma....è rotta!"
"Lo so, lo era giá. Si prendono i cocci e glieli attacchiamo di nuovo!"
Vedendo che la fissavo non capendo il perchè di tanta attenzione a un'oggetto ridotto così male disse" Vedi Elisa questo è il simbolo del terremoto dell'Irpinia. Si ruppe 32 anni fa e lo riparammo, si è rotto adesso e lo riattacchiamo ancora. Poi basta, eh!!!"

Eh si, quel vaso, insieme al servizio di tazzine da caffè e per gli alcolici che stava in un pesante mobile di mia nonna caduto a faccia in giù per le scosse, ne aveva da raccontare. Nonostante tutto, stanco, ammaccato, se ne sta ancora li, come un vecchio capitano pieno di acciaccature che non lascia mai il suo posto.
Quel servizio di tazzine a mia madre ricorda la sua infanzia ed è forse proprio per questo che è ancora più incarognita a salvarlo, come per strapparlo dal destino che ci vuole togliere tutto.
:" Anche se a pezzi,  lo riattacchiamo e lo teniamo, alla faccia della sfiga!".
Eccolo li, silenzioso e fiero. Seppur malandato, pieno di acciacchi, non bellissimo, non pregiatissimo, raccoglie in sè un'essenza a cui ci abbeveriamo da generazioni, la testardaggine, ma anche la voglia di non farsi sopraffare da ciò che è accaduto...ricostruiremo, ci rimetteremo in piedi...

...e se le cose non potranno tornare come prima, saranno meglio di prima.....

Sarà pure vecchio e in mille pezzi, ma è una questione di principio; il terremoto l'ha rotto di nuovo... e noi lo riattacchiamo!!

venerdì 22 giugno 2012

Pa(e)ssaggi

Come denti di un bambino,
si vedono i buchi di quelli caduti
tra una casa e l'altra.
Non si sa se e quando "ricresceranno" le nuove.

Ogni giorno nuove transenne, nuovi nastri rosso-bianchi che cingono nuove case,
tra quelle ci sarà anche la mia probabilmente.
Ogni giorno cambiano i blocchi stradali e diventa sempre più difficile uscire,
sempre più difficile raggiungere qualsiasi posto.
Giorno dopo giorno ti rendi sempre più conto che ciò che davi per scontato, non lo é più.
Il paesaggio cambia, un  passaggio obbligato a qualcos'altro di  ignoto.
Una vita passata a costruirmi dei punti di riferimento crollata in pochi secondi.
Pochi secondi. Un soffio.
Nulla sarà come prima.
Ma diventerà meglio di prima.


(Riflessioni post-terremoto emiliano del 29 maggio 2012)


La danza dell'arte -  2008  Kirayel

mercoledì 20 giugno 2012

La lista: la collana-plettro


20 maggio 2012, 4 di notte.

Gironzolavo per la casa con un balsamo in testa che, dopo diverse ore, era il momento di togliere. Per andare in bagno, passo per la cucina e mi viene un languorino, apro il frigo e sento distintamente un boato e dopo pochi secondi il terremoto. Va via la luce, mi vado a rintanare sotto un muro maestro, sorrido pensando che quelle circostanze sembravano l'inizio di un film horror. Sto ferma li finché non passa, vado in cerca di una candela o una torcia, trovo quest'ultima e mi rimetto sempre sotto il muro maestro. Arriva un'altra scossa. Controllo che non caschi il televisore, costa parecchio e devo ancora pagare la prima rata. Arriva un'altra scossa. Rimango ferma in osservazione un quarto d'ora dopo di che comincio a muovermi. Spazzo per terra, butto i cocchi, mi tolgo il balsamo con una bella doccia. Sono circa le 5. Sento bussare forte, è mio padre che è corso da me non riuscendo a contattarmi telefonicamente. Accendiamo la tv, accendo anche internet e in pochi minuti ci rendiamo conto del disastro.....

I miei amici e i miei parenti tutto bene. Una mia amica ha la casa che ha delle crepe gravi....ancora non lo sapevamo, ma 9 giorni dopo avrebbe ricevuto il colpo di grazia....e sarei diventata sfollata anch'io...
Ma quel giorno li eravamo solo all'inizio dell'odissea, del calvario che ci aspettava.
I giorni successivi ero abbastanza tranquilla, minimizzavo, ma in realtà dentro di me c'era una gran tensione, quando camminavo ero tutta una vibrazione.

Sarà strano da credere ma già da inizio Maggio, nei weekend mi svegliavo improvvisamente di notte come se avessi sentito una scossa. Sognavo nettamente di mettermi sotto un muro maestro ( ho scoperto di recente di non averlo mai avuto, nonostante i muri sembrassero  grossi erano vuoti! Due muri tramezzi a distanza che lasciavano un vuoto). Non sono paurosa di natura e non avevo paura delle scosse, però mi pareva di avvertirle nettamente. Sentivo che doveva succedere qualcosa e non sapere bene cose mi inquietava.

Difficile da credere ma mi sarei 'calmata' il 29. Il 29 finí 'l'attesa' e cominció la sopravvivenza.

Sentivo che forse sarebbe successo qualcos'altro....sentivo che quello che avevo visto a S.Felice, alla tendopoli a Mirandola era solo l'assaggio di quello che sarebbe toccato a noi...
Intanto la domenica mattina del 20, ancora ignara di tutto ciò, mentre tornavo in soggiorno, il mio sguardo si posò sulla collana col plettro , regalo del giorno prima di una mia carissima allieva e amica, Alidi, che giaceva ignara sul tavolo ...........

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Sabato 19 maggio, mattina.
Mi sveglio pigramente come al solito.
Sapevo di dover andare a Bologna a seguire una lezione, ma mi premeva prendere in mattinata l' iPad. Avevo proprio fretta di comprarlo, come se fosse l'ultimo giorno buono per farlo. Richiedo anche espressamente l'abbonamento internet, così da essere indipendente dalle reti wireless che non sempre si prendono da me.
Dopo l'acquisto mi son goduta una bella colazione in un bar con mia madre che forse non facevamo da anni.
Tutta contenta di provare il mio nuovo gioiello tecnologico sul 'campo', nel pomeriggio sono a Modena per fare lezione di canto. Le prime due allieve della giornata sono due sorelle di Medolla, molto simpatiche, dallo sguardo vivo e intelligente. La più grande, Alidi, mi disse subito che aveva un regalo per me e con impazienza le chiesi di mostrarmelo subito.
Mi diede un portaoggetti ricavato dalla lavorazione di un vinile e una fantastica collana con un plettro triangolare, tutti fatti da lei. Già il mese prima mi aveva accennato al fatto che stesse organizzando un mercatino e con curiosità, le chiesi come era nata quest'idea.
Alidi mi racconta che mesi prima, mentre attendeva che il datore di lavoro la licenziasse o la promuovesse con un contratto a tempo indeterminato, aveva passato un periodo di crisi. Cominciò a fare un bilancio della sua vita. Si chiese se poteva fare qualcos'altro, tentare nuove strade. Vide che c'erano parecchie cose in sospeso, che aveva sempre rimandato ed era il momento di attuarle senza pensarci troppo. 
Così, fece una "Lista delle cose da fare prima di morire". Tra le varie voci, c'era il mercatino.

La sera andai a mangiare con gli amici al giappo. Gli raccontai la storia della mia collana e conclusi la serata chidendo loro:
” Quali sono le cose che vorreste fare prima di morire?”
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Quella domenica, non subii ancora danni rilevanti, anche se un pezzo di casa si stava giá staccando, sapevo che da un momento all'altro poteva toccare a noi. Presi la collana col plettro tra le mani impolverate e sorrisi.
Feci anch'io un bilancio della mia vita e pensai che ero riuscita a coronare il sogno di sostentarmi con la mia passione, che in fondo molti sfizi me li ero tolta, che avevo provato e visto molte cose....che ho sempre avuto uno slancio passionale e tenace che mi ha permesso di raggiungere molti dei traguardi che mi ero prefissata, ma che c'era ancora da fare. Tutto sommato, una buona valutazione, senza rimorsi, potevo morire ' quasi' contenta.

Respirai profondamente. Guardai in alto in senso interrogativo verso il cielo...come per porgli una domanda a cui non avrebbe mai risposto, nessuno avrebbe mai potuto....

Sembra incredibile, è già passato un mese.
Abbiamo ancora l'aria da campeggiatori in vacanza che presto torneranno a casa, ma in realtà le cose andranno per le lunghe.
Ho tanto sconforto, ma cerco di riprendermi subito pensando che devo arrivare a domani, perché devo fare, devo vedere...voglio vivere tante cose ancora.....

Perché da qualche parte c'è una fetta di felicità che mi aspetta...qualcosa di nuovo e incredibile......
....La mia lista, come la mia vita ha alcuni punti che neanche il terremoto può far crollare..

NON MI FERMO