Ritratto di luoghi dell'anima e spazi aperti che abbracciano il cielo.
Di persone, di umanità, di stati d'animo, scatti emozionali di luci e ombre, di paesaggi umani e ruderi, bellezze e decadenze, terre desolate smosse e scosse da pensieri che d'inverno, con la neve, diventano soffici mari bianchi.
Segno la strada coi miei sassi e macigni, per procedere nel mio percorso attraverso questi boschi tortuosi, per rimanere presente a me stessa.
Questo è il mio viaggio. La mia storia.
Alla fine della giornata di lavoro, vado a portare le chiavi della scuola al custode.
Rintoccano le ore in un campanile non troppo distante e una melodia dolce riempie di tepore un tramonto uggioso mentre busso discreta con la mano.
Improvvisamente quelle note col mio ritmo danzano coi miei ricordi infantili, e mi ritrovo bambina nella casa di mia nonna; nessun dettaglio, profumo, colore, suono mi sfugge. Davanti la porta busso con lo stesso rintocco simpatico a cui mi rispondeva completando la sequenza ritmica.
Ora non ci sarà la risposta inconsciamente agognata.
Sono lontana chilometri e anni da quella sensazione che in un lampo mi ha avvolto.
Impertinenti, maleducati, sono entrati così, senza discrezione, senza avvisare facendomi tornare, per un secondo, in quella atmosfera perduta.
Ero seduta su quella panchina da troppe ore. Oramai le sue cellule pietrose conoscevano bene la mia storia, i miei pensieri, quell'aria aveva ascoltato i miei sospiri, i miei affanni. Il primo sole, tenero ma abbagliante mi ricordava che stava passando il tempo e mi spronava ad andare...
Andare...
Andare dove???
Mi stavo rimettendo in marcia, su sentieri sdrucciolevoli annebbiati dalla polvere, con pochi soldi in tasca e ancor meno speranze. Neanche il tempo di far la valigia.
E pensare che l'idea giorni prima mi aveva anche sfiorato...ma era solo una sensazione, un'ansia che sembrava infondata.
Ci avevo messo tanto tempo per rimettermi in piedi e crearmi dei punti stabili,
Ma non c'é nessun principio che ti evita la sofferenza dopo che l'hai conosciuta, combattuta strenuamente. Non ci sono sconti.
Per l'ennesima volta nella mia vita dovevo ricominciare tutto daccapo.
Dovevamo ricominciare tutto daccapo.
Dovevo capire che fare. Come. E sopratutto dove.
Dov'é la mia strada di casa...? Dov'é 'casa' mia?
Non conoscevo nemmeno ciò che mi circondava, un paesino, campagna e niente più, mi sembrava.
Una voce mi chiama.
"Ma tu da dove salti fuori???"
Mi volto. Una donna che non conosco mi guarda con aria sorpresa curiosa.
"Abito...abitavo...stavo.. qui...."
" Anch'io! A pochi passi! Pazzesco non ti ho mai vista da ste parti! Da molto..?"
"Si, da diversi anni....viaggio molto, sempre in giro...difficile vedermi...."
"Beh allora buona occasione per conoscersi....buona, insomma...anche se la situazione non lo é, almeno siamo qui, uniti, non credi?"
Annuì, cambiando lievemente la mia espressione amara in un accenno di sorriso.
Mi disse che era inutile che stare soli e di seguirla al campo.
Stavamo in cerchio davanti al fuoco per scaldarci da quelle sere di inizio giugno che non sapevo potessero essere così fredde e umide all'aperto.
Quella sera i lampioni non funzionavano. Le case vuote, spente, in qualcuna la luce accesa per fretta.
Chi era scappato. Chi era rimasto. Chi cercava riparo. Chi vagava.
La luce del grande fuoco ipnotizzava tutti noi e nel silenzio sembravamo contemplarla nel vuoto delle nostre paure, dei nostri bilanci.
Qualche bisbiglio e di nuovo silenzio compassato. Solo il crepitio del fuoco sembrava voler dire qualcosa.
Tante Persone diverse tra loro, molte delle quali non si erano mai incontrate. Altre che si conoscevano a malapena ora si parlavano, si abbracciavano, piangevano e ridevano insieme.
Forse quello era uno di quei rari momenti in cui l'umanità mi sorprendeva mostrandomi un lato che non conoscevo e che forse non avrei più rivisto.
Ha ragione mia madre, il dolore unisce le persone.
Nelle fiamme mi ritrovo a pensare che non devo pensare.
Non devo pensare che non so cosa mi aspetta. Che sarà tutto difficile, a cominciare dalle piccole cose...che dovrò tenere a galla le persone a cui voglio bene, perché basta poco per affondare tutti insieme...si cammina in equilibrio precario sui nervi sottili...
Prima o poi le cose miglioreranno, prima o poi finirà questa guerra...E se le cose non saranno come prima, saranno meglio di prima.
Non so neanch'io se credere io stessa alle parole che pronuncio...ma devo.Queste parole sono una palestra di energie che mi tiene a galla.
Non devo pensare, solo agire. Poi un giorno, quando tutto sarà finito, mi fermerò chiedendomi "Come sto?" E forse riuscirò anche a piangere e a tornare a sognare.
Mi mancano persino gli incubi che movimentavano di luci e ombre le mie notti...
"..Non è tutto finito....è appena iniziato..."
La nostra vita ha fatto un balzo in avanti e noi ce la siamo ritrovata così, di faccia, senza avviso, senza preparazione, con screzi sopiti, problemi irrisolti che sono esplosi insieme al crollo delle nostre certezze. Forse c'è un senso nascosto da qualche parte, forse semplicemente le cose accadono, la terra si muove e smuove. E noi con lei.
Bisogna camminare, bisogna cercare. A volte, camminando camminando, passo dopo passo, altri passi si uniscono alla tua strada e ci si sente più forti. Tanta energia e tanto entusiasmo che a volte, senza accorgersene, si corre persino.
Alla fine, la mia 'Home' dov'è?
Son convinta sia nel sorriso strappato a un'amica che piange disperata perché come te ha perso tanto. Quel sorriso strappato guardandola negli occhi, sapendo intensamente cosa si prova perché é la stessa barca che affondava su cui c'ero anch'io. Nel convincere e convincersi che domani sarà un giorno migliore lavorando sodo e dando un senso anche quando tutto ne sembra privo, capire le idee, i desideri mettono in moto l'esistenza, nostra e di chi sta attorno.
Nello scoprire che ciò che ti era intorno era già tuo. Era già 'Casa'.
Quel luogo in cui torni dopo aver girato il mondo e che sarà li ad aspettarti, pronto ad ascoltarti affettuoso....
Chissà, forse l'ho trovato quando pensavo di aver perso tutto...
Così come a volte casualmente si ritrovano i propri oggetti di cui non si ricordava nemmeno l'esistenza, capita in qualche recondito angolo virtuale di ritrovare poesie sparse. Per quanto siano crude e dirette, penso valga la pena raccoglierle.
In quella vasca che doveva avvolgere vita
si scioglie un corpo
Non è colpa mia
non l'ho ucciso io
Perchè continuate a perseguitarmi
non ho fatto niente
in questa fredda stanza
in una vasca di acido amniotico
si scioglie una vita
Ingenua ragazza
dagli occhi così chiari e limpidi di gioventù
Perchè stai affondando il dito sul fondo?
Perchè assaggi quella sostanza
che sembra dolce sapone
ma che è velenosa placenta?
Che sapore ha la morte?
Ora lo sai,
e i tuoi occhi diverranno la teca di vetro
dove ghiacceranno le tue emozioni
Il tuo sguardo non avrà espressione
chi ti vedrà poserà lo sguardo
su un volto cui è stata rubata la luce
su uno sguardo vuoto
i tuoi vigorosi e dorati capelli
diverranno stoppa
con la quale gli altri puliranno per terra
o asciugheranno le loro lacrime.
Tu non ne avrai mai, anche se volessi
la tua freddezza dentro
le farebbe gelare
Anche il serpente con cui giocavi
ti ha morso
Quanto veleno
Quanto schifo
hai ingurgitato
Vomita tutto il veleno
e forse vomitando anche il sangue
riscoprirai di averne uno
di avere del calore dentro
Qualcosa che nonostante tutto scorre
e di non essere grembo sterile della dannazione
Nonostante solo pochi mesi fa mi mancasse qualsiasi cosa e riprendersi non è stato e non sarà semplice, non voglio dimenticare nulla, dalle cose spiacevoli che mi hanno fatto capire ancora di più il valore di ogni singolo attimo facendomi uscire una forza incredibile, alle tantissime cose positive, nuove conoscenze, nuovi progetti.
Nonostante tutto..porterò tutto questo bagaglio nella mia nuova vita nel nuovo anno, cercando di ottenere sempre il meglio.
Auguro a tutti di iniziare un nuovo anno pieno di soddisfazioni e a chi sta passando dei momenti difficili, di continuare a combattere, perché prima o poi quel piccolo angolo di felicità offuscato dai guai, arriva..
Buon anno!
”Saranno le mie ultime parole che vedrà. Cosa potrei scrivere di così significativo?”
Si chiedeva pesantemente.
La penna esitava e il foglio rimaneva vuoto. Sempre più solo e pieno di lacrime invisibili.
2 mesi prima
”No dai! Non é possibile! L'ho vista poche settimane fa, in bici che mi salutava mentre correvo alla fermata!”
Nel mentre pronunciava queste parole, Chiara cercava di rivivere attimo per attimo quel flashback per carpire dei particolari che per fretta le erano sfuggiti.
”Mi dispiace, davvero....” -Si scusava il fratello abbracciandola-” Non avrei voluto darti una notizia del genere....”.
La ragazza era persa nell'abbraccio del tempo, fissando mentalmente quel fermo-immagine.
Tutto coincideva. Aveva una parrucca, uno sguardo triste ma dolce. Una camminata un po' affaticata.
Un saluto con un sorriso melanconico e forse un accenno per parlare, forse un passo per avvicinarsi ma Chiara salutò correndo. Il rimpianto di non essersi fermata. Di aver dato per scontato di essere immortali, che ci sarebbe stata una prossima volta.
”Capiterò di nuovo in turno da quelle parti, mi capiterà di vederla ancora"- continuò l'uomo - "se vuoi salutarla, scriverle qualcosa, magari le farà piacere...”
Prese un foglio e provò a scrivere qualcosa. Pensava sarebbe stato facile, ma capì pochi minuti dopo che sbagliava di grosso. Un'altra cosa data per scontato.
Quella piccola grande donna buona e simpatica che non era stata solo la sua maestra della sua travagliata infanzia, ma anche la prima persona a credere in lei, nonostante fosse una bimba un po' originale e molti al paese la prendessero in giro per questo.
Amava il suo talento, nello scrivere e nel disegnare, spronandola sempre, in modo assertivo.
Anche dopo le scuole, rimasero in ottimi rapporti e divenne un suo punto di riferimento anche se si incontravano sempre più sporadicamente.
E ora. Aveva un fiume di pensieri senza parole, silenziosi.
Ci aveva provato per due mesi ma niente. Il fratello la rincuorava dicendo che le avrebbe portato i suoi saluti, ma a lei non le bastava, voleva riuscirci.
Buoni propositi, ma il tempo non aspetta.
Si aggravò. Morí poche settimane più tardi a casa, confortata dai suoi cari.
Tempo dopo, sulla lapide della donna, venne ritrovato un foglietto.
”Non sono riuscita a scriverti prima queste parole, spero mi perdonerai. Mi hai insegnato la cosa più importante,
mi hai insegnato a vivere, a credere in me nonostante tutto e tutti,
a guardare oltre le apparenze cercando l'essenza delle cose. A sorridere sempre, scherzare e vedere la bellezza in tutte le cose, a credere nelle persone. L'altra notte ti ho sognata.
Avevi quel sorriso meraviglioso, dolce e scherzoso, grande, materno, accogliente. Nonostante il tempo che é passato, é così vivido nella mia testa. Quel punto di luce nel quadro del mio passato non proprio luminoso, ma tu splendi sempre. Con quel sorriso, in modo meraviglioso. Nel tuo modo.
Spero, ma alla fine sono sicura, che, ovunque tu sia, sei orgogliosa di me. Ti porto nei miei occhi e nel mio modo di parlare e di insegnare e spero col cuore di dare un po' di quella felicità che tu donasti a me.
Grazie di aver fatto parte delle mia vita e di aver contribuito a ciò che sono ora.
Con affetto”
Le strade in cui passo ogni giorno son cambiate. Eppure, dopo mesi che ci passi e ripassi, a piedi, in macchina, un po' ti abitui all' ineluttabile e un po' ti sfugge lo sguardo che inevitabilmente ti intristisce.
Quando passano i miei amici, tutte le volte vengono sorpresi dal paesaggio e commentano "ma guarda quella, e questa! Che tristezza!" e io che oramai non ci faccio più caso, mi stupisco della loro sorpresa ma sono ancora più stupita di non stupirmi più...!
Ci si abitua proprio a tutto.
Ci sono molte demolizioni e il paesaggio si evolve velocemente.
Passando in macchina, mentre facevano i lavori, ho intravisto per pochi secondi tra macerie e resti,
una finestra, vuota, sventrata e le pareti morse dalle ruspe, che avevano lasciato come torsolo la parte centrale del muro con questa apertura in alto, che corrispondeva al primo piano.
"...una finestra sul vuoto, cornice dell'oblio..." ho pensato tristemente.
Ho avuto una stretta al cuore pensando che a casa mia il pavimento del primo piano si sta staccando dal muro e hanno staccato l'acqua, gas e elettricità.
Può essere difficile da comprendere e forse è anche stupido, ma quando sentii che dovevano togliere l'acqua riecheggiava nell mia mente come l'eutanasia alla casa morente.
Una dimora viva a cui piano piano hanno tolto la vita, prima i suoi abitanti, poi l'energia e infine la linfa, l'acqua.
Mi ha evocato brutti ricordi. Pensare a chi addirittura doveva massacrarne il corpo per demolirla, mi ha riempito ancor più di dolore.
Quella finestra, accasciata su se stessa, che ha raccolto sguardi felici, i baci del sole, le coccole della notte, il volo primaverile delle rondini, l'estate leggera sui campi e le soffici onde di neve-panna, ora guarda sé stessa accartocciarsi sulle proprie ginocchia sanguinanti, senza forza per reagire da tanto che è provata....ma è ancora li. Forse saluta, prima di congedarsi per sempre.
"Noi forse riusciremo a farla 'risorgere' un giorno, dai ci è andata anche bene su!" continuo a ripetermi. L'immagine di un incaricato comunale che veniva a chiudere l'acqua e io impotente a non poter far nulla come iniezione letale a un essere che hai tanto amato rimbombava rumorosamente nella testa incupendomi, nonostante fossi cosciente che non si sarebbe svolta così.
"...Ho visto e sentito di peggio, sto tenendo botta bene, cosa sono ste menate!?! Basta! Avanti Elisa, avanti su! Resisti!"
Torno nella mia nuova, bella casa. Ha un giardino, stanze ampie e comode. La signora che ci ha dato la casa - guai a chiamarla 'padrona' di casa, dice che siamo tutti uguali e nessuno è padrone di nulla, solo noi siamo i padroni di noi stessi e manco quando aveva la ditta di maglieria diceva che era solo una datrice di lavoro- è una signora dolcissima, a cui ho voluto istintivamente bene da subito.
Ha una dolcezza e una saggezza squisite, una donna semplice, davvero in gamba e speciale. Ne ha passati tanti di dolori, il più grande la perdita di suo figlio, di cui tiene tante foto e tanti ricordi attorno a sé.
Visto che compie gli anni, ho pensato di cantarle qualche canzone, di chiamare anche mia nonna e mio padre,insieme a mia madre e mia zia che già vivono con me.
Credo di aver festeggiato il più bel e significativo compleanno.
Non il mio, bensì quello della padrona della mia nuova casa, che ha quasi 80 anni, un sorriso e un affetto infinito nonostante il dolore che da anni si porta ogni giorno.
Ho cantato per lei, brani moderni, italiani e anche lirica e ha apprezzato tantissimo come anche il pubblico d'eccezione, la mia famiglia.
Porto questa giornata come altro tassello importante, come altro tesoro prezioso che la vita mi sta facendo apprezzare.
Nonostante le disgrazie, o grazie ad esse, si apprezza di più la felicità.
La notte è una grande lavagna per scrivere i pensieri. Le parole diventano piccoli punti luminosi e anche quelle più tristi sembrano essere così splendenti da diventare poesie.. Anche il dolore é nobile. È il colore più puro in cui l'estro intinge le sue variegate setole.