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domenica 24 novembre 2013

Dentro i miei vuoti: Nella tua assenza



Sogni in cui domavo le onde del desiderio ,
in attimi e sussurri intensi, segreti.

Di nuovo ti ho sognato,
Di nuovo ti ho potuto parlare.

Sai plasmare con arte l'attesa.
il tuo arrivo improvviso,
portato dai moti perenni delle mie oniriche maree
che lambiscono, strappano il sabbioso pavimento delle certezze
che mi teneva in piedi.

Come goccia tenace che inesorabile ha scavato anche la roccia imperturbabile.

Non c'è materia, non vi è parte che possa resistere.

Più ti nascondo dai miei pensieri, più salti fuori quando meno me l'aspetto,
più non i nostri occhi non si incontrano,
più ci incontriamo in quella terra-nuvola di nessuno e di tutti,
al di là e al di sopra  dell'orizzonte,
dove il respiro è talmente dolce e pulito da corrodere l'anima.

La tua presenza si muove imperturbabile tra le mancanze,
scivola sinuosa persino nelle tue assenze,
il mio desiderio cresce anche in questo Nulla,
senza luce, senza respiro, ma pieno di sospiri germoglia,
riecheggia rompendo il silenzio in me.
Il mio desiderio di incontrarti ancora, cresce.

Buio di una malinconica notte eterna.
Nella tua assenza ricamo stelle.







martedì 21 maggio 2013

Il linguaggio della libertá : JAZZ

”... Non so se basta essere sé stessi...”

Pronunciai sorpresa questa frase in un contesto in cui le domande esitenziali sembravano fuori luogo.
Un giovedì mattina, a Bologna, dirante una lezione di canto Jazz.
Diana riesce sempre ad esprimere le cose con una chiarezza disarmante, che fa riflettere sul perché  e sul come le complichiamo, tanto da non riuscire ad esprimerle (a noi stessi, il più delle volte).

" Ma non senti com'é artificiale la tua voce? Cerca la tua tonalitá, quella in cui puoi esprimerti senza artificiositá.
Basta molto meno, molto meno. Non devi dimostrare niente a nessuno..canta quello che sei, se lo senti viene fuori. Non pensare a come devi impostare la voce, senti le note, le parole...raccontami una storia....”

Pazzesco....quest'ultima frase la rivolgo spesso ai miei allievi e poi mi ritrovo vittima della mia stessa deformazione-impostazione professionale.

”Voglio sentire Elisa (per la cronaca, è il mio nome vero) non una sua brutta imitazione!
Chet Baker non era un cantante, ma a lui non interessava, si metteva li, cantava, faceva il suo assolo e trasmetteva tantissimo. Lui come altri era semplicemente sé stesso. Nient' altro.”

Nella mia testa tornò a risuonare diverse volte una domanda che mi ponevo fino a poco tempo fa:
” Vuoi essere perfetta...o unica? ”

Le risposi come ho scritto all'inizio :
” Non so se basta essere sé stessi.... La competitivitá con sé stessi e con gli altri é alta... É un paradosso ma tornare alla semplicità é piú difficile...“

”  Lo so ma dobbiamo liberarci di questi vecchi pre-concetti. La tua voce é corposa, si sente, non c'é bisogno di calcare cosí tanto, fidati. Basta questo per far uscire la particolaritá della tua voce, non adattarti agli standard, togli la maschera.”

Ci ho riflettuto, ci rifletto e continueró a rifletterci.
A dirla tutta, non sono sicura che voglia togliermi la maschera....

Via via parlandone, ha tirato fuori il discorso del trucco/ maschera è mi mentalmente mi è passato davanti il post di questo blog in cui ne parlavo.

Mi é sembrato di aver parlato con la mia coscienza. 

Il jazz è la vita, un percorso imprevedibile ed emozionante e dopo anni di passetti incerti, comincia fluire qualcosa dentro di me....
È proprio un bisogno che bisogna espletare. Capisco ora quel musicista americano che, dopo un concerto alla domanda di Gino Paoli su come riuscisse a suonare così, rispose: ”just pissed off!” (L'ho solo pisciato fuori!). È un istinto ancestrale che si può reprimere o sfogare.



Settimana scorsa, mi arriva un sms di Diana che mi informa di un'iniziativa chiamata 'Jazz al Borgo' che si sarebbe tenuta il weekend successivo a Borgo Panigale, a pochi passi da Bologna con diversi workshop tra cui il suo e di John Taylor (http://it.wikipedia.org/wiki/John_Taylor_(pianista) )

Un fulmine a ciel sereno che mi ha fatto riorganizzare all'ultimo tutta la settimana, ma ne è valsa la pena. La cornice stupenda della natura dei colli bolognesi e dell'antica Villa Bernaroli che ha ospitato i laboratori. Tutto è stato denso, pieno, anche il pranzo in villa, preparato dai volontari del centro, dalla compagnia, dal concerto di Diana e John...io sono ancora emozionata di aver conosciuto una personalità come lui. Nonostante sia una pagina vivente e ridente del Jazz europeo, è una persona affabile, che con uno sguardo ti legge dentro e con l'ascolto sente anche i respiri che farai.
Ti precede, ti avvolge, ti conduce, ma quando è il momento ti scuote, ti sveglia, ti toglie la terra sotto i piedi per farti volare con la voce. È un'esperienza unica.
Non posso che ringraziare l'organizzatrice che ha messo anima e cuore in questa manifestazione, Veronica Farnararo, sperando e attendendo che si ripeti presto un'occasione così bella e formante.
Quando a volte sono perplessa dal sistema, pensare a persone come lei mi fa ancora credere che da qualche parte c'è ancora chi ha voglia di fare, chi ha voglia di portare bellezza e qualità.
Anche questa è una gran lezione di vita.

...una lezione di jazz diventa una lezione di vita...
 ...che ti insegna il linguaggio della libertà......

mercoledì 31 ottobre 2012

Parole danzanti

Parole formano cespugli danzanti
di spine
cocci di vita persi tra la polvere


Pietre di sacri edifici antichi
rotolano nel fango
il deserto si dilaga
divora edere, boschi, ghirlande di alloro,
colori...


L’orizzonte corre verso l’infinito..


Sempre più spazio
per disperse particelle
di anima.



perché la mente
perde il filo dei pensieri
il manto grigio cala
Di ogni cosa resta la sua ombra

di ogni emozione il suo silenzio



(1999)


martedì 3 luglio 2012

Niente più sogni



Niente più sogni.
Ieri pareva un timido inizio, pochi flash nel dormiveglia.
La macchina non parte,
Morfeo con le sue braccia mi respinge
nel limbo.
Il cinema della mia anima non proietta più film,
Il buio è oscurità senza immagini luminose.
Non si vedono più nè speranze nè paure,
gli incubi che come pellicole apocalittiche animavano il mio interiore,
muovevano spettri, smuovevano demoni.
Cos'è un sognatore senza sogni?
Un artista senza arte.
Un cieco pittore monco.
Un musicista sordo, un cantante muto.
Un artista legato, ferito, soffocato, mutilato, deturpato.

 Un albero senza linfa.

Dove sono i miei sogni?
Dove li ho messi?
Li ho traslocati nella mia incrollabile veglia.
Accendendo la luce li intravedo
tra mobili, pacchi e valigie.
Li vedo, insieme a  cadaveri di persone, idee e progetti.
Non sogno più.
Agisco.
In attesa di ritrovare, un giorno, la mia valigia in un morbido e leggero giaciglio,
addormentandomi con essa, cavalcando le nuvole sorridendo,
sognando dolcemente.
Di nuovo.

mio quadro