martedì 21 agosto 2012

I racconti di Praga : Il libraio




Si narra che all’inizio del secolo scorso, un umile e onesto libraio viveva e lavorava in una bottega vicino ponte Carlo a Praga. La moglie morì di parto lasciandogli una bella bambina che crebbe nella bellezza e nella cultura, imparando dal padre l’arte della stampa e della rilegatura. Purtroppo improvvisamente la colse un brutto male e cominciò a deperire giorno per giorno. Il padre era sempre più affranto, soprattutto perché si sentiva impotente vedendo peggiorare la figlia. Le cure costavano molto e il libraio non sapeva più cosa vendere e che inventarsi per rimediare altro danaro.
“I miei occhi vecchi e stanchi hanno già visto morire mia moglie, non posso permettere che la mia bambina venga portata via nel fiore degli anni” –pensò –“ non posso permetterlo, farei qualsiasi cosa per vederla star bene, anche vendere l’anima al diavolo!”

Detto fatto, il giorno dopo il diavolo mandò un truffatore alla sua porta che gli propose un grosso  e losco affare. Era molto riluttante e si prese il tempo per riflettere rimandando la decisione all’indomani. Sempre più sconsolato andò nella camera della figlioletta, si sedette accanto al letto. Vide il suo pallore e il suo cuore si strinse ancora di più. Si volto versò il ritratto di S. Giovanni Nepomuceno sul comodino. Lo guardò intensamente e crollò in lacrime di fronte al santino.
S.Giovanni non poteva non udire le sue lacrime e decise di accogliere la sua supplica e aiutarlo. La sera stessa gli apparve in sogno e gli disse :” Ho sentito il tuo dolore e ho deciso di aiutarti. Se mi ascolterai bene, guadagnerai soldi a volontà, potrai vedere tua figlia guarire, potrai vedere il suo matrimonio e i figli che ne nasceranno.
Ascolta bene…. Verrò ogni notte per 7 notti di seguito ogni mese, per 7 anni. Ti porterò in giro per il mondo. Se al tuo risveglio saprai utilizzare al meglio ciò che hai visto, esso ti frutterà una fortuna e ti darà vita e prosperità eterna. Ma attento…. Non vendere nulla di ciò che hai già o troverai....”
Il Santo prese la mano del libraio e insieme cominciarono a fluttuare lungo i cieli notturni e nebbiosi, fermandosi qua e la a osservare la vita delle persone, le loro storie, buffe, drammatiche, commoventi, avventurose.
L’indomani mattina si svegliò, aprì gli occhi confuso e cominciò a guardarsi attorno.
Si alzò prontamente dal letto chiedendosi se ciò che aveva sognato avesse un fondamento reale e con questo pensiero si mise a controllare la sua casa.
All’inizio non notò nulla di strano. Quando si trovò in soffitta però qualcosa riluceva nel buio, tra le carcasse di vecchi libri e cianfrusaglie varie. Era un libro d’oro!
Lo aprii ma vide che immacolato, non una parola macchiava le sue pagine. Continuò a sfogliare e ad un tratto sentì cadere qualcosa. Si girò e vide una penna, anch’essa d’oro. Con quella fortuna in mano, il primo pensiero cadde sulla vendita di questi oggetti miracolosi, ma freddò  subito questa idea ricordandosi delle parole di S.Giovanni.

Bussò alla porta un mercante oscuro, che richiedeva una rilegatura in oro, offrendo una cospicua cifra. Il vecchio era sempre più tentato ma si convinse che fosse il diavolo a tentarlo e che preferiva rispettare le indicazioni benedette.
Prese gli oggetti dorati, li mise sul tavolo e li osservò per un’altra oretta finché non gli venne l’idea di scrivere ciò che aveva visto quella notte.
Sembrava che quella penna non aspettasse altro che danzare sul freddo candore dei fogli per riempirle di emozioni e avventure, come un bacio di inchiostro.
La stessa scena si ripeté per 7 giorni.
L’ottavo giorno dalla prima visione del Santo, passò in bottega un mercante di stoffe che richiedeva un libro per suo figlio. Il buon libraio ricordando che non poteva vendere quello che già aveva,chiese cortesemente al ricco borghese di passare l’indomani. Nel frattempo il libraio, che all’occorrenza stampava anche, si mise di buona lena a raccogliere i suoi racconti più avventurosi e stamparli.
Il giorno dopo presentò e vendette il suo prodotto al mercante.
Lo stesso giorno si presentò un giovane studente che cercava un libro romantico da regalare alla promessa sposa, il libraio fece la stessa richiesta allo studente e il giorno dopo gli vendette un bel libro di racconti d’amore, e così via.
In poco tempo i suoi libri divennero così famosi che persino il Re li comprò e non solo, gli commissionò delle opere. In breve tempo, divenne così ricco da poter curare sua figlia che si rimise più sana e più bella di prima e le mise da parte una bella dote.
In breve tempo la figlia si sposò e chiamò i due bambini che le nacquero col nome del padre e del santo che l’aveva aiutata.
Il libraio continuò a scrivere, anche quando dopo 7 anni non gli apparve più in sogno il santo. Tante erano le cose che aveva visto che poteva continuare per altri 100, ma mano mano gli piacque sempre di più anche inventare le storie e dimostrò in questo di avere grande creatività. Passarono gli anni serenamente.
Un giorno era sulla suo poltrona preferita, affacciato alla strada. Col libro e la penna appoggiate sulle gambe si addormentò.
Il giorno dopo lo andò a trovare la figlia. Bussò ripetutamente alla porta, ma non sentendo risposta, chiese aiuto al marito per sfondare la porta. Quando entrarono trovarono un libro d’oro aperto e una penna anch’essa d’oro che emanavano una luce stupenda. Il vecchio non fu più trovato ma si dice che leggendo i suoi libri si possa ancora udire la sua voce e che dopo pochi minuti di lettura, ti prenda per mano e ti mostri i luoghi delle sue storie, qualcuno afferma di averci persino parlato e interloquito per ore.
La promessa fu mantenuta, grazie ai suoi racconti e al suo estro, il libraio era diventato immortale.


I racconti di Praga : La vecchia fanciulla






In una delizioso palazzo a Malastrana, al di là del Ponte Carlo,viveva una bellissima quanto capricciosa nobile.











dipinto di Dante Gabriel Rossetti
Aveva tutto ciò che una ragazza potesse desiderare, ma non le bastava. Nonostante la sua giovinezza, i capelli color rame dorato risplendessero come onde baciate dal sole lunghi e morbidi, pelle chiara e morbida, occhi chiari e lucenti che come gioielli attraevano lo sguardo di molti pretendenti, era ossessionata dalla paura di invecchiare.
Non aveva il coraggio di confidarlo a nessuno. Man mano si chiuse sempre di più in sé stessa e diventò sempre più irrequieta, fece scappare quasi tutta la servitù e le sue amicizie non riuscivano a portarle conforto dall'ossessivo incubo notturno che la logorava; svegliarsi vecchia e decrepita.
Sembrava che qualcuno si fosse beffardamente infilato nelle piaghe delle sue paure.







Una mattina si svegliò,si sentì stranamente pesante e stanca. 

Andò alla toeletta come soleva fare tutti i giorni quando lo specchio le rivelò il suo nuovo aspetto: la pelle del volto grinzosa, collo flaccido, mani rugose,capelli bianchi e pancia goffa.
Sbatté gli occhi più volte come per togliersi quella immagine di sé orrenda, sperando di aver visto male o di essere ancora nel torpore del sonno, ma l’immagine rimase lì a guardarla sempre più impaurita.
Urlò con tutto il fiato che aveva in corpo, tanto da avere quasi un infarto.
ritratto di una donna anziana - Rembrant
La servitù accorse in tutta fretta e si sorpresero di vedere le fattezze della vecchia inserviente che la padrona aveva cacciata via per capriccio una settimana prima.
Proprio per questo, l’acchiapparono di peso e la portarono fuori dal palazzo.
Rimase senza parole e senza muoversi per un’ora. Improvvisamente ora si era avverata la sua paura più grande; era vecchia, decrepita e tra l’altro aveva le sembianze di quella povera serva.
Non riusciva a realizzare la cosa ed era irrigidita dallo spavento e dalla paura.
A un certo punto però la fame prese il sopravvento e le diede il coraggio di camminare verso il mercato.
Non avendo mai avuto a che fare coi soldi, cominciò a prender i frutti da ogni bancarella e a mangiarli.




Un fruttivendolo urlò “Al ladro!!!!!” ma la vecchina continuò a gustarsi i frutti del suo strano raccolto come se nulla fosse finché non la arrestarono.
Venne portata alle prigioni. Faceva molto freddo, c’era poca luce e la vecchina cominciò a tremare, soprattutto di paura. Si prese uno straccio sopra il letto per coprirsi e cominciò a riordinare le idee finché a un certo punto, cadde stanca sul povero e scomodo lettuccio.


Hope in the prison of despair -Evelyn De Morgan

Il giorno dopo il silenzio delle prigioni venne interrotto dall'arrivo di un nuovo ospite. Nella cella di fianco a quella della vecchia fanciulla venne scaraventato un giovane garzone.

La vecchina all’inizio divenne quasi rossa dall'imbarazzo, poi ricordandosi del suo nuovo aspetto maturo, si avvicinò alle sbarre della cella che confinavano con quelle del garzone. 
Lo osservò meglio e riconobbe il messaggero del suo palazzo che aveva trattato male pochi giorni prima ma che in quella situazione divenne una faccia amica rassicurante. 

Mentre si allontanava timidamente, il giovane riconobbe la vecchia serva e le chiese di fermarsi e di parlare con lui “Ma io ti conosco!! Sono Primcek!! Anche lei è qui per colpa di quella stupida della padrona?? Rischio la forca ma sono innocente!!”
Alla definizione “stupida” la nobile contrasse lievemente la fronte, ma la parola forca la distolse dalla sua rabbia.

:-“Come è mai possibile? Cosa è successo?”- Chiese con un filo di voce.
:-“La padrona è scomparsa e non si hanno sue notizie da ieri e pensano sia stato io a rapirla”
La giovane voleva rispondere prontamente,ma poi si morse la lingua prima di spifferare inavvertitamente la verità…ma anche nel caso in cui avesse parlato…Chi mai le avrebbe creduto?
Il silenzio venne interrotto da un’altra domanda di lei :-“ …Cosa centri in questa storia? “
:-“ Nulla, ma mi hanno trovato delle poesie d’amore dedicate dalla dama. E’ burbera e capricciosa, eppure è così bella e non ho mai smesso di amarla”
La vecchina trasalì e dentro di lei si sentiva arrossire come non mai, ma mantenne contegno e si calmò, senza far trasparire nulla. Passó ancora qualche minuto di silenzio finché la curiosità non batté il suo imbarazzo.
:-“ Codeste poesie dove sono?”
:-“Me le hanno prese, ma le so tutte a memoria!! Possono prendermi la carta ma non la mente!!”
E così dicendo prese un sasso e se le mise a scrivere lungo le pareti della prigione.
La giovane vecchia rimase sorpresa e il suo cuore ebbe un sussulto dolce e nuovo. Rimasero altri due giorni chiusi nelle celle contigue e i due si misero a parlare di tutto, soprattutto il giovane raccontò i suoi viaggi, le sue avventure, la sua vita. Dai suoi racconti si poteva dipingere un quadro denso di emozioni e la vecchia fanciulla si rese conto della pochezza della sua vita e dei pochi viaggi di cui ricordava solo i negozi di abiti e di gioielli e solo ora si accorgeva che ogni posto ha un’anima.

All’indomani del terzo giorno, il ragazzo fu prelevato e riportato pieno di lividi e ferite un’ora dopo. La vecchina si protese verso le inferriate per vedere come stava e fece quel che poteva per alleviare il dolore e tamponare il sangue. Il ragazzo dolorante era accasciato sulle sbarre confinanti con quelle della vecchina che stava accanto a lui e continuava a medicarlo al di là dei ferri. Proferì alcune parole “Sono spacciato. Fra tre giorni se la padrona non torna mi giustizieranno”
Alla fanciulla gelò il sangue. Non sapeva cosa fare o cosa pensare. Nascondendo il pianto continuò a medicare e accarezzare il ragazzo finché non vennero a prenderla. Provò a scappare  ma le guardie erano troppo forti e in pochi secondi la buttarono di peso fuori. 

Si guardò spaesata ma non ebbe il tempo di fare un passo che una bambina le si parò innanzi abbracciandola e dicendole :-“ Mamma!! Mi hai fatto prendere un bello spavento!! Dai su torniamo a casa!” Disse emettendo alcuni colpi di tosse.

Un gesto così irruento quanto dolce, le riscaldò il cuore e pensò che solo sua madre quando era piccola la stringeva così forte, finché un brutto giorno morì e il padre si incattivì talmente tanto da andarsene con la sua nuova famiglia fuori le porte di Praga, lasciandola dal freddo e incurante zio.
In ogni modo pensava alla dolcezza di quell’abbraccio che scioglieva anche la neve novembrina praghese ma quando la guardò meglio si accorse che non aveva un cappotto adeguato e le chiese come mai.
“Mamma lo sai che ho molto caldo… non ne ho bisogno!”



La vecchina si tolse un paio di sciarpone e gliele avvolse, poi la bimba la prese per mano e la portò a casa.
Agli occhi di una nobile quella non era certo definibile come “casa”, piuttosto come un cumulo di legno e stracci ma dopo aver passato giorni e giorni nell’umidità,nel freddo, nel buio e nella scomodità, quello le apparve come un’alcova dorata. La bambina la fece accomodare e poi si mise a cucinare qualcosa. La giovane vecchia le si avvicinò curiosa. Finito di preparare, mangiarono, e alla ragazza, nonostante il piatto semplice, le sembrò il cibo più buono che avesse mai mangiato. Finito di cenare, la bimba andò dalla vecchina chiedendole di giocare e, se pur riluttante, accettò e dopo cinque minuti si divertivano così tanto che sembrava fossero coetanee.
Alla fine del gioco, la ragazza portò la piccola a nanna e stremata, finalmente si mise a riposare.





Il giorno dopo si svegliò nel primo pomeriggio e vide la piccoletta intenta nelle faccende di casa e quando la vide sveglia girare per la stanza, le ricordò che dovevano far spesa al mercato.
Si coprì per benino per non farsi riconoscere, vista l’ultima volta in cui fu arrestata, e seguì attenta la piccola. Capì che ogni cosa ha un prezzo e sicuramente anche la sua libertà e che probabilmente la piccola si era venduta il cappottino per liberarla. Voleva ricomprarglielo ma al momento non aveva nulla. Girando per le strade passò vicino le prigioni e si ricordò del garzone e realizzò che stava per scadere il secondo giorno.
Non c’era un minuto da perdere, alla vecchia fanciulla venne in mente il cartaio di fiducia della sua famiglia, siccome era spesso in viaggio ed era un tipo solitario, sicuramente non era a conoscenza dei cambi di servitù e con un po’ di fortuna neanche del suo rapimento, abitando in periferia, lontano dalle voci e dai frastuoni del centro. Camminarono e dopo alcuni minuti erano alla sua bottega. Col cuore che le batteva forte ma con solerte calma entrò e ordinò una piccola fornitura di carta e una penna e di metter tutto in conto. Senza esitazioni, il cartaio le diede ciò che aveva richiesto, lesta lesta tornò a casa. Fece qualche prova per vedere se sapeva ancora scrivere e vedendo che riusciva perfettamente e la sua calligrafia e la sua firma erano immutate scrisse tre lettere.
Appena finito, ne consegnò due alla bambina e le chiese di correre prontamente al  suo palazzo, al di là del ponte mentre lei sarebbe passata per le prigioni. Abbracciò la bambina, come se avesse un brutto presentimento, e si incamminò prontamente.
La vecchina passò per le prigioni e dalla buca corrispondente  alla cella del garzone fece cadere la lettera a lui destinata. Intanto la piccola aveva già consegnato una lettera alla governante che la lesse e prontamente la consegnò allo zio e al padre di lei che per l’occasione era accorso prontamente alla notizia della scomparsa della figlia. Nella lettera c’era scritto che la fanciulla si era allontanata per andare alla terme com’era suo solito, che si era dimenticata di avvertire e di non preoccuparsi. La lettera terminava dicendo che l’indomani sarebbe tornata.
Si udì un urlo di gioia provenire dalle prigioni, non solo per esser stato messo al corrente, ma perché alla fine della sua lettera, la padrona lo ringraziava dell’amore dimostratole. Per un secondo si stupì, ma poi si lasciò andare in un grido liberatorio e felice.
Si era già fatta sera e la vecchina mentre tornava a casa si soffermò a guardare ponte Carlo e il palazzo reale.
Mentre si guardava intorno con gli occhi stupiti di una bambina che vede per la prima volta, soffici fiocchi di neve cominciarono a imbiancare le strade, il palazzo, il ponte, e piano piano, senza neanche accorgersene, anche la vecchina venne accolta in un manto di neve finché, talmente il freddo le aveva intorpidito i sensi, cadde a terra. I fiocchi continuavano a danzare attorno al suo corpo e sembrava volessero coprirla per non farle prendere freddo nel suo sonno eterno.




Il giorno dopo, quando aprì gli occhi e rivide la sua camera da letto. Scattò in piedi, si osservò le mani e vide che erano di nuovo giovani e belle. Pensò che forse era tutto un sogno ma presa dalle frenesia di controllare, non si guardò alla toeletta, si mise in tutta fretta una lunga giacca e corse fuori, a nulla valsero i servi, lo zio e persino il padre che provarono a fermarla, non guardò in faccia a nessuno e in pochi secondi era già sgusciata via dalla porta.



Si diresse al di là del ponte correndo, fino a che arrivò a una piccola folla radunata proprio vicino alla statua di Carlo IV. Riprese un attimo fiato, si aprì un varco tra la gente e osservò un corpo sepolto dalla neve a terra…non era un sogno….giaceva il corpo della vecchia serva!
Rimase senza parole ma quel silenzio lo colmarono le numerose lacrime che inondarono il suo volto. Si inginocchiò sul corpo e accarezzò il volto. Gli astanti rimasero sbigottiti nel vedere una fanciulla giovane, chiara con la pella di porcellana, i capelli dorati e la veste di seta leggera che usciva dal cappottino, accarezzare una vecchia con la carnagione scura olivastra piena di rughe vestita di stracci. Lei non se ne curava e continuava a piangere. La figlioletta della vecchia, le venne incontro con sguardo serio e solenne. La invitò ad alzarsi con un gesto e le consegnò la terza lettera …..

“ Cara Hannah,
so che sarai  molto confusa quando leggerai questa lettera e risponderò subito alla tua prima domanda;
l’ho scritta io grazie a te.
Hai sempre pensato che ero una povera e stupida mentecatta da trattare male per capriccio.
Io sono una principessa zingara, sensitiva,col dono della chiaroveggenza.
Ho visto i tuoi pensieri nascosti, le tue paure e il vuoto della tua vita e ho deciso di mostrarti il senso della vita, facendoti osservare il mondo da un nuovo punto di vista per farti cogliere la vera essenza.

Il mio percorso su questa terra è terminato. Prendi sotto la tua ala mia figlia, anch’ella dotata dei miei stessi doni divini e ti proteggerà assicurandoti un futuro sereno e florido.

Ricorda : puoi possedere tutto l’oro del mondo, ma nulla ti renderà più ricca e felice dell’amore vero “


Finì di leggere le parole e osservò portar via il corpo e guardò il feretro improvvisato allontanarsi sempre di più.
Mesta si incamminò verso il palazzo, quando dopo pochi passi vide il padre che la stava aspettando con una giacca più pesante che prontamente le mise addosso. 
Hannah si sorprese del gesto e guardò il padre quasi commosso ma bloccato dalla fierezza e dall’orgoglio. Si guardarono negli occhi e lui la prese e la strinse a sé, proprio come faceva qualche anno prima che la moglie morisse. Dopo anni di dolore e di gelo si ritrovarono.

Dopo questo avvenimento, l’aria nel palazzo cambiò radicalmente. Era tornata un’aria familiare, il padre tornò a vivere nel palazzo con la nuova famiglia che la giovane non ebbe problemi ad accettare e tornò di nuovo premuroso nei suoi confronti. I servi non vennero più trattati male.
Il garzone in breve tempo imparò il mestiere di carpentiere e costruì una sua piccola attività e nel mentre comincio a frequentare la bella Hannah. Un anno dopo si sposarono con la benedizione di entrambe le famiglie.
Fu una coppia giudiziosa, amministrarono bene le ricchezze e ampliarono l’attività che gli fruttò altri soldi.
Misero da parte una somma per i tempi magri e il resto lo donarono ai poveri.
Acquistarono la prigione e la ristrutturarono facendola diventare una biblioteca e nel punto in cui il giovane aveva scritto le poesie, gli costruirono una stanza enorme che fu e che tuttora è privata, in cui spicca un edera che si aggrappa tra le pietre e che a volte, un po’ maleducatamente , copre alcune parole, così come l’amore, che si aggrappa anche alla speranza più ardua e che non sente ragioni.
Ebbero tanti figli e nipoti. Un giorno Hannah, davvero anziana, vide alla sua porta una oscura signora. Le sorrise e serenamente, si fece trasportare , conscia di aver avuto l’occasione di capire e di aver vissuto la vita pienamente.






La finestra del vuoto: la cornice dell'oblio


gentilmente concesso da Michele  Filoscia  



Le strade in cui passo ogni giorno son cambiate. Eppure, dopo mesi che ci passi e ripassi, a piedi, in macchina, un po' ti abitui all' ineluttabile e un po' ti sfugge lo sguardo che inevitabilmente ti intristisce.
Quando passano i miei amici, tutte le volte vengono sorpresi dal paesaggio e commentano "ma guarda quella, e questa! Che tristezza!" e io che oramai non ci faccio più caso, mi stupisco della loro sorpresa ma sono ancora più stupita di non stupirmi più...!

Ci si abitua proprio a tutto.

Ci sono molte demolizioni e il paesaggio si evolve velocemente.
Passando in macchina, mentre facevano i lavori, ho intravisto per pochi secondi tra macerie e resti,
una finestra, vuota, sventrata e le pareti morse dalle ruspe, che avevano lasciato come torsolo la parte centrale del muro con questa apertura in alto, che corrispondeva al primo piano.


"...una finestra sul vuoto, cornice dell'oblio..." ho pensato tristemente.
Ho avuto una stretta al cuore pensando che a casa mia il pavimento del primo piano si sta staccando dal muro e hanno staccato l'acqua, gas e elettricità.
Può essere difficile da comprendere e forse è anche stupido, ma quando sentii che dovevano togliere l'acqua riecheggiava nell mia mente come l'eutanasia alla casa morente.
Una dimora viva a cui piano piano hanno tolto la vita, prima i suoi abitanti, poi l'energia e infine la linfa, l'acqua.
Mi ha evocato brutti ricordi. Pensare a chi addirittura doveva massacrarne il corpo per demolirla, mi ha riempito ancor più di dolore.
Quella finestra, accasciata su se stessa, che ha raccolto sguardi felici, i baci del sole, le coccole della notte, il volo primaverile delle rondini, l'estate leggera sui campi e le soffici onde di neve-panna, ora guarda sé stessa accartocciarsi sulle proprie ginocchia sanguinanti, senza forza per reagire da tanto che è provata....ma è ancora li. Forse saluta, prima di congedarsi per sempre.
"Noi forse riusciremo a farla 'risorgere' un giorno, dai ci è andata anche bene su!" continuo a ripetermi. L'immagine di un incaricato comunale che veniva a chiudere l'acqua e io impotente a non poter far nulla come iniezione letale a un essere che hai tanto amato rimbombava rumorosamente nella testa incupendomi, nonostante fossi cosciente che non si sarebbe svolta così.
"...Ho visto e sentito di peggio, sto tenendo botta bene, cosa sono ste menate!?! Basta! Avanti Elisa, avanti su! Resisti!"


Torno nella mia nuova, bella casa. Ha un giardino, stanze ampie e comode. La signora che ci ha dato la casa - guai a chiamarla 'padrona' di casa, dice che siamo tutti uguali e nessuno è padrone di nulla, solo noi siamo i padroni di noi stessi e manco quando aveva la ditta di maglieria diceva che era solo una datrice di lavoro- è una signora dolcissima, a cui ho voluto istintivamente bene da subito.
Ha una dolcezza e una saggezza squisite, una donna semplice, davvero in gamba e speciale. Ne ha passati tanti di dolori, il più grande la perdita di suo figlio, di cui tiene tante foto e tanti ricordi attorno a sé.
Visto che compie gli anni, ho pensato di cantarle qualche canzone, di chiamare anche mia nonna e mio padre,insieme a mia madre e mia zia che già vivono con me.

Credo di aver festeggiato il più bel e significativo compleanno.
Non il mio, bensì quello della padrona della mia nuova casa, che ha quasi 80 anni, un sorriso e un affetto infinito nonostante il dolore che da anni si porta ogni giorno.
Ho cantato per lei, brani moderni, italiani e anche lirica e ha apprezzato tantissimo come anche il pubblico d'eccezione, la mia famiglia.
Porto questa giornata come altro tassello importante, come altro tesoro prezioso che la vita mi sta facendo apprezzare.

Nonostante le disgrazie, o grazie ad esse, si apprezza di più la felicità.




venerdì 17 agosto 2012

Giochi di luce, cambio espressioni. Punti di vista in movimento

Nacho Guzman pone l'attenzione su come il gioco di luce e ombra può cambiare espressione ad un volto. Anche nella vita di tutti i giorni ne siamo influenzati. Questa é la mia riflessione sul suo video.





"Mettere in luce" significa valorizzare o far risaltare qualcosa rispetto al resto.
Tutti noi tendiamo a privilegiare determinati aspetti rispetto ad altri sia per esperienza diretta che per abitudine.
Ciò però può farci perdere la visione d'insieme della nostra ricerca se non ampliamo la visuale e non guardiamo da più punti di vista.
Eccone un esempio. 
Nacho Guzman ha realizzato un esperimento molto interessante.
Un volto di donna illuminato da una luce che cambia angolazione e da diversi colori.




L'espressione é la stessa ma a seconda dei giochi di luce e ombra sembra cambiare espressione. 
Il colore enfatizza ulteriormente alcuni stati d'animo.
La stessa cosa avviene tutti i giorni e ne siamo protagonisti e osservatori inconsci.  Quando guardiamo siamo viziati dal nostro modo di pensare e notiamo determinate cose e non altre. Oppure, chi conosce l'uso di queste tecniche come grafici, registi, truccatori o altri artisti, vogliono indurre certe emozioni enfatizzando proprio questo gioco. Se ci abituiamo a guardare a 360 gradi, con occhi diversi, tutto può apparirci diversamente o rivelare nuove sfumature che avevamo perso. Un po' come una sorta di occhiali che ci aiutano a vedere bene quello che sfocavamo. Se ci spostiamo dalla nostra posizione, se scendiamo dal nostro trono di sicurezze, cambiamo prospettiva acquisendo profondità e visione d'insieme. Nel silenzio, si impara a captare piccoli e impercettibili suoni.
Angolazioni, sfumature, luci e ombre, piccoli grandi movimenti, l'insieme e il dettaglio. Grande alla dinamicità mentale si coglie tutto questo mondo di informazioni.
Questo é sempre stato il mio pensiero; la verità é una, come un cristallo dalle mille sfaccettature. Il colore e la luce dipendono dall'angolazione con cui lo osservi. Per coglierne il più possibile bisogna muoversi, guardare e riguardare senza pregiudizio.

lunedì 13 agosto 2012

Riflesso Specchio - Specchio Riflesso



Situazione quotidiana, la spesa al supermercato , gironzolo qua e la tra i banchi cercando di completare la mia lista.
Più o meno come al solito, ma quella volta fu diverso.
Forse un po' distratta o forse calata nei miei pensieri abitudinari, andavo avanti e indietro, a destra e sinistra, finché improvvisamente non capitai faccia a faccia con uno degli specchi, forse del reparto vestiario o forse di quelli messi per far sembrare infiniti i banchi di prodotti ben illuminati e invitanti del frigo.

Stavo parlando pochi attimi prima ed avevo un'espressione semi sorridente che calò subito nel gelo.

"Chi è questa giovane donna poco più che ventenne che mi sta fissando, con sguardo vuoto, pallida, stanca?" pensai fissandola intensamente, ricambiata.
"Che vuoi da me? Chi sei???" Urlai dentro di me, ma non rispondeva e non sembrava minimamente scossa. Mi fissava.
Più la guardavo, più la riconoscevo e più la consapevolezza mi incupiva.
" Che fine ha fatto quella ragazza bella, solare, forte e sorridente, piena di vita? Tu non sei che una pallida ombra, lo sai?
Cosa ha scavato solchi così profondi nella tua anima da renderti così?"

I suoi occhi erano lucidi, ma senza lacrime.

Sfiorai lievemente il vetro riflettente e fece anche lei lo stesso gesto.

Ci toccammo nell'anima.






Capii davvero chi ero diventata, mi ero tralasciata, compressa, oppressa in una non-vita che facevo per inerzia, senza musica, senza emozioni, senza progetti.
Senza futuro.  Non potevo essere io!

Mi vidi, attraverso tutto quel buio.

C'è ancora una piccola fiamma in fondo a quegli occhi che devo riaccendere.

Fini l'incantesimo del riflesso e fui richiamata alla spesa.
Tornai alla dimensione reale, continuando a riflettere, dentro di me.

Basta sognare di essere di essere qualcun altro o di essere diversi.
Bisogna lavorare sodo per partorirsi di nuovo, ci si può riuscire.
Inutile lamentarsi senza alzare un dito, troppo comodo.

Ci ho messo lacrime e sangue per riaccendermi quel fuoco.

Il tempo passa, il percorso continua nella consapevolezza. La meta sarà forse sempre lontana, ma non mi importa, io cammino, corro, salto, procedo, riparto, sempre come spirito libero, errante e da qualche parte andrò.

Mi guardo allo specchio.
Sorrido alla persona di fronte a me, senza giudicare, con affetto.
Sto facendo quello che ho sempre voluto fare. Posso fare di più e lo farò.
Sorridendo ancora saluto questo nuovo riflesso positivo.

Un movimento interiore, di dolore, gioia, sentimenti forti, un disequilibrio equilibrato, una stabile instabilità.
Qualche battaglia si può anche perdere, ma non sé stessi.
Ci si rialza e si vince la Guerra.
La vita.




domenica 12 agosto 2012

Wind of change - vento del cambiamento




Domenica 5 agosto 2012



Una di quelle giornate che sembra organizzarsi da sola, senza complicazioni, semplice, leggera, in divenire, on the road. Insieme a un'amicizia di sempre, a una vecchia e una nuova , che ha giá il sapore di complicitá e affetto come se fosse da tempo.

Una tappa importante, suggerita da quest'ultima, il ReCostruction festival a Tagliata di Guastalla, che non mi suona nuova perchè solito passo di sfuggita.



Mi trovo subito a mio agio sul sottofondo di tanta buona musica rock e con tanti ragazzi e ragazze che gironzolano qua e la tra i vari stand e band.
 
Colgo l'occasione per parlare con uno degli organizzatori e con somma sorpresa sento dire le stesse parole che dissi io tempo prima, stesso approccio, stessi motivi, stessa determinazione.
Guardandomi attorno, penso tra me e me che è incredibile vedere la forza di un'idea, condivisa sia dagli abitanti del tuo paese che di quelli di un altro, come se ci fosse un filo che in questo momento ci lega tutti e che ha svegliato le coscienze.
Ebbi un brivido di gioia. Persone come me, come Max e come tante altre che reagiscono usando quello che sanno fare, la musica, il saper organizzare.
Riassumo con questo post che ho pubblicato sulla bacheca dell'evento:


"Una giornata che mi ha dato tantissimo anche a livello umano. È bello vedere come la musica aggrega e sentire dagli organizzatori le stesse parole che abbiamo pronunciato io e i miei colleghi quando abbiamo cominciato a pensare al nostro evento musicale.
Se da un lato ogni giorno è una dura battaglia su diversi fronti, è una grande vittoria vedere che c'è tanta bella energia, tanta voglia di fare, ed è questo che fa andare avanti il motore della vita...
Complimenti a tutti!
Rock on!"


Domenica 12 agosto 2012



È passata una settimana......sfacchinata assurda tra spostare mobili, reti, letti, cartoni pesanti e leggeri, televisore,play &videogame,buste varie, strumenti musicali, quadri, pianta i chiodi, aggiusta quello e questo (poi dicono che le donne non son capaci di far
 lavori pesanti!), qualche acciacco qui e li...finalmente ho cominciato a togliere la mia roba dalle sporte e cartoni e a collocarla nella nuova casa...è solo l'inizio, ma che soddisfazione! 
Tutta la settimana a sgobbare rimettendoci quasi la mano sinistra, passando attraverso tensioni di vario tipo ma anche a tante soddisfazioni, prima fra tutte di sentire i miei pezzi, le mie creature vivere con un vigore e una forza di fuoco...e vedere tante persone, tanti giovani che si muovono, mi fa pensare che questo Paese non è morto, che forse, c'è un 'terremoto interiore', una 'crisi' che finalmente sta risvegliando tutte le coscienze portandole una nuova consapevolezza..quella dell'agire, della tenacia, dell'andare avanti ...

...ma ora azzero i pensieri, mi rilasso insieme ai miei tre nuovi inquilini (tre bellissimi mici) spalmata sul letto mi godo lo spettacolo della mia nuova stanza giá personalizzata...e questa notturna brezza che dona refrigerio al mio corpo e alla mia anima...questo vento del cambiamento che accolgo e che spero porti nuove occasioni e una nuova vita...
..perchè "non si tornerá mai come prima.
Ma si può ricominciare, meglio di prima."






















lunedì 6 agosto 2012

Sempre e comunque. La dignitá e la forza della vita

Ero all'asilo nido di Cavezzo dove stava inizialmente mia nonna per il terremoto.
Non potrò mai scordarmi una vecchietta, con l'asma, il macchinino attaccato che si spostava col girello per gli anziani. Si prese la sua sedia e se la stava spostando in una zona più ventilata.

Una volontaria si stava giá alzando
"Serve una mano signora?"

Lei senza neanche parlare, fece un risoluto segno di negazione con la mano e continuò a spostarla finché pian pianino si fermò nel posto per lei congeniale e si sedette.


La dignitá e la forza di una persona che nonostante tutto va avanti.
Dall'altra vedo tanti invece fare la parte faticata per essere compatiti e lamentarsi per futili motivi, senza ringraziare la fortuna che hanno avuto.

Bisogna rimboccarsi le maniche e andare avanti.

Sempre e nonostante tutto.


mercoledì 1 agosto 2012

Cosa porteresti su un'isola deserta (e la fola l'è finida!)




In una sala d'aspetto, non ricordo quale di preciso, sfogliavo i soliti giornaletti di gossip o di tendenza. Capitai nella solita pagina dei test, affinità di coppia, 'dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei', 'dimmi come vai in bagno e ti dirò il tuo destino' etc etc. Le domande che mi attirarono furono:
"Cosa porteresti su un'isola deserta?" oppure "Cosa salveresti da un incendio?"


Mi hanno sempre destato ilarità queste domande, perché oltre ad essere situazioni limite, nella realtà dipende dal periodo, dalle priorità e così su due piedi dimentichi sempre di mettere l'essenziale.
Sono domande che hanno presupposti diversi ma le metto insieme perché quando ti capita di dover salvare le tue cose da una catastrofe naturale, cerchi di portarti non solo ciò di cui non puoi fare a meno, ma anche ciò che ti serve nella nuova "isola" in cui andrai a finire.

Un giorno improvvisamente ti capita davvero.
Magari non un incendio, ma un'allerta esondazione o un terremoto.
Devi decidere in pochi secondi cosa fare. Se puntare sull'utile o sui beni affettivi.
Pochi secondi, due mani e se ti va bene una sporta, una borsa o una valigia e se ti va male ostacoli vari ed eventuali, come una porta che magari per metà non si apre incrinata dal peso dei piani superiori che cominciano a collassare.

Cosa prendo???

Oggetti accumulati da una vita in una domanda, tanti dubbi e pochi istanti.
Senza neanche aver il tempo di pensarci, o scappi fuori pensando solo a salvarti, o l'adrenalina ti fionda sulle prime cose che di pancia vuoi prendere, e se non stai attendo, rimani troppo tempo a raccogliere che passa in secondo piano uscire.

Cosa prendo???
Questo fu quello che presi io quando ci fu il terremoto.

Il mio Book, hard disk esterno, contenitore di anni e anni di ricordi, foto, musica, video, nonché testi, poesie, canzoni.
I miei orecchini. Non perché siano oggettivamente preziosi, ma perché ognuno ha un motivo ha una storia, un mondo messo insieme con pazienza che parla di me.
Un giochino di quando ero bimba. Per me è il simbolo della purezza e dell'ingenuità che viene sporcata e deturpata dalla vita. Lo tengo in un portagioie robusto, come per proteggerla dal tempo.
Qualche indumento, coperta, qualche trucco e ovviamente qualche strumento (anche se un piano digitale non é proprio portatile purtroppo) e apparecchio elettronico.

Gli scatoloni in questi casi diventano i migliori cassettoni / armadi / comodini che si rimediano e si trasportano facilmente.

Jessy giorni prima, mettendo velocissimamente tutto ciò che poteva nel borsone, prima di uscire d'istinto prese la fotografia della nonna, che viveva con lei, morta davanti ai suoi occhi pochi mesi prima. Del padre, morto anni fa, ha già una foto nel portafoglio e la fede nella collana da cui non si separa mai.
Così, insieme a loro, ai loro ricordi, poche frazioni di secondi dopo, strattonando il braccio della madre, la casa comincia a cedere e lei fuori a poter solo guardare.

Chi si è precipitato a salvare i ricordi, preferendoli alle cose più utili ma che si possono trovare, mentre album di foto e di cd autografati, giocattolini del proprio bimbo, il cuscino e la copertina preferita dal proprio cagnolino morto mesi prima, i peluchetti e altri oggettini regalati da persone care che non ci sono più non si potranno mai più ricomprare.

Capisci che le cose che davi per scontato, ti rappresentano, sono parte di te e ne hai bisogno. Ti guardi attorno e ti ricordi la storia che c'è ogni oggetto, di tutte le paghette che risparmiavi da piccolina per comprarti la play1, del televisore piccolino ma che va ancora alla grande che mi aveva regalato il nonno quasi due decenni fa, dello stage piano della yamaha preso dopo mesi di ricerca a un prezzo covenientissimo vicino Rimini, dei libri di storia dell'arte e di musica che mi piaceva trovare alle bancarelle dei libri antichi perché la carta anche ingiallita ha quel vissuto da raccontare..per non parlare dei miei quadri e il resto...praticamente tutti racconti aperti che nel momento della scelta fugace urlavano, si spintonavano per farsi sentire di più per avere attenzione ed essere presi.

Penso e ripenso ancora e mi viene in mente anche un sms di Jessy ricevuto una mattina di qualche settimana fa...

"Li ho trovati! :')"
Sonnolenta e rintronata, mi svegliai dal torpore del sonno, continuando a non capire cosa intendesse.
Timidamente scrissi "Bene...ma...a cosa ti riferisci?"
"I trucchi :)"

Me ne aveva parlato il giorno prima di mandare questo messaggio, ma non ci avevo dato molta importanza, le dissi che glieli avrei ricomprati io e le altre amiche con cui feci il regalo al suo compleanno.
Mi stupii. Nientemeno con tutte le cose da prendere e da fare, ci aveva pensato! Quel sacchettino col suo contenuto era lo strumento per valorizzarsi che noi amiche le avevamo donato, per ricordarle che ogni giorno bisogna volersi bene, nonostante tutto, e ancor di più in quei momenti.
Così anch'io come lei, ho ripreso tutti i miei trucchi e con maggior vigore osservo lo scrupoloso rituale del make-up. Non come si potrebbe pensare solo per estetica, ma come guerriere che vogliono far paura al nemico, noi indossiamo la maschera della lucidità, della fermezza, del bene, per esorcizzare, per combattere la bruttezza del male, del dolore.

Finisco citando due frasi che mi sono piaciute moltissimo dette o scritte da alcune mie conoscenze

"Giornata piena di soddisfazioni
Liberatevi di chi porta solo nuvole nella vostra vita
imparate a vedere il mondo a colori e fatevi un regalo.
A volte può parere stupido o da superficiali, invece dedicarsi cinque minuti per se stesse
scegliere quello che potremmo sfoggiare per festeggiare un Nuovo Inizio
è un passo importante per Cominciare da Se stesse.
Scegliete il vostro colore, la vostra forma e regalatevela. Ve lo meritate."


E per finire in bellezza, una filastrocca che ripeteva spesso la nonna di una mia amica, la quale in sostanza dovrebbe avere il significato di arrangiarsi con quello che si ha ( credo equivalga ad "attaccati al tram", oppure "arrangiati con quello che hai").
L'ho ritrovata anche in carpigiano su questo sito. Io la riporto così come me l'ha passata lei

E la fola l'è finida
Taiat al nas e fat na piva
Se la piva l'è trop longa
Taiat al nas e fat na tromba!